Video in primo piano
PONI UNA DOMANDA
ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
il fiore
People
I fiori ispirati alla mitologia
Inviato da axtras il 24-04-2017 17:44
1-2_web_8d2fb4ab

Molte delle piante già note ai tempi dei Greci e dei Romani sono nobilitate da leggende legate agli Dei o agli eroi dell'epoca, che possiamo far rivivere ospitando quegli alberi e fiori nel nostro spazio verde.

FIORI SACRI

Acanto. Della ninfa Acanto s’incapricciò Apollo, ma poiché ella non lo ricambiava, il dio tentò di rapirla. La ninfa reagì graffiando il volto del dio del sole, il quale la trasformò in una pianta spinosa e amante del sole, l’Acanthus.

Achillea. A ricordo dell’eroe greco Achille, discepolo del centauro Chirone, esperto nella cura delle malattie mediante le erbe e considerato il padre dell’erboristeria, che imparò tanto bene l’arte terapeutica da riuscire a curare, con questa pianta, le ferite di Telefo, re di Misia. Le proprietà dell'achillea come vulnerario, cioè come curativo e cicatrizzante delle ferite, sono state sfruttate nei secoli, tanto che nell’Ottocento in Francia e Germania i carpentieri, facili a ferirsi, la tenevano sempre a portata di mano. La medicina moderna ne ha confermato la validità.

Adonis. Secondo i Greci, ciò che rimane di Adone, figlio di Teia (o Cinira), re di Cipro, e di Mhyrra (o Smyrne), sua figlia: il giovane con la sua straordinaria bellezza fece invaghire Afrodite che, per sottrarlo alla sguardo degli dei, lo nascose in un cofano. Ma Persefone, a cui Afrodite aveva confidato l’accaduto, s’impossessò del cofano, rifiutando di restituirlo. Per risolvere la contesa si rivolsero a Zeus, il quale decretò che il giovane trascorresse quattro mesi con la prima, quattro con la seconda e i restanti mesi come più gli aggradasse. Ma Afrodite barò, indossando ogni giorno la cintura che la rendeva irresistibile, così da indurre il bell’Adone a scegliere di trascorrere con lei anche i quattro mesi che avrebbe potuto restare da solo. L’arrabbiatissima Persefone riferì la cosa al compagno della dea dell’Amore, Ares che, gelosissimo, si trasformò in un cinghiale che lo ferì a morte. Afrodite tramutò allora ogni goccia del sangue dell'amato in un fiore dalla corolla rossa, chiamato Adonium. Vedi anche Fragole e Rosa.

Anemone. Anemos era una ninfa che faceva parte della corte di Chloris, la dea dei fiori (Flora). Di lei s’innamorarono due venti, Zefiro e Borea (tramontana) che, litigando fra loro, scatenavano terribili bufere. Allora Chloris, seccata per l’effetto negativo sui suoi fiori, trasformò anche Anemos in un fiore, l’anemone, condannandolo a schiudersi precocemente e a subire le violente carezze di Borea che disperde nell’aria ancora fredda i suoi fragili petali. Quando Zefiro, il delicato venticello primaverile, giunge sulla terra, l’anemone è ormai avvizzito, ridotto allo stelo, sul quale non resta che il ricordo dell’originaria bellezza.

Centaurea. Dal centauro Chirone (figlio di Cronos e di Filira, figlia di Oceano), primo “vero erborista” della storia, il quale scelse una centaurea per curarsi una ferita a un piede causatagli da una freccia avvelenata con il sangue del serpente Idra, scagliata da Eracle. Le odierne centauree risultano però prive di poteri cicatrizzanti.

Fiordaliso (Centaurea cyanus). Dedicato a Cyanus, il ragazzo di cui si era innamorata la dea Flora, la quale un giorno trovò l’amato morto in un campo pieno di fiordalisi, ai quali diede il nome dell’amore perduto.

Girasole. Clizia, figlia di Oceano è una delle ninfe amate da Apollo il quale, a un certo momento, si innamora di Leucotoe, figlia del re Orcamo. Il dio del Sole si trasforma nella madre della ragazza per introdursi nella sua stanza e sedurla. Clizia, gelosa, riferisce l'accaduto a Orcamo che, in preda all'ira, fa seppellire viva la figlia in una buca profonda. Disperato, Apollo cosparge il punto di sepoltura con un nettare profumato: in quel punto nasce la pianta dell’incenso (Plectranthus). Clizia, ripudiata da Apollo, passa i giorni a seguire con lo sguardo il percorso del carro del Sole, finché, consumata dal dolore, si trasforma in girasole, il fiore sempre rivolto verso il Sole. Secondo altre versioni, si sarebbe invece trasformata in eliotropio, altro fiore che si volge verso il sole.

Loto. Per i Greci (ma anche per tutte le civiltà afro-orientali: Egitto, Cina, Giappone e India) era il simbolo del Sole perché apre i suoi petali di giorno, dopo un caldo abbraccio con i raggi solari. Poiché cresce nell'acqua, gli si riflette accanto la pallida immagine lunare, ed era quindi identificato anche con la Luna. E dato che l'acqua è quanto di più puro esiste, il fiore nato nell’acqua incarnava fisicamente la purezza, sia materiale, sia spirituale.

Ninfea. Nymphaea era la ninfa delle fonti che, innamorata di Eracle e non corrisposta, morì di dolore. Gli dei, mossi a pietà, la tramutarono nello splendido fiore.

Papavero. L’avvelenamento causato dall’oppio, estratto dal Papaver somniferum, viene definito “meconismo”, da Mecone, giovane amato dalla dea greca Demetra che, non potendo vivere con lui, lo trasformò in papavero da oppio per alleviargli la pena d'amore.

Tagete. Secondo la leggenda, un contadino etrusco vide un giorno una zolla di terra sollevarsi in alto e trasformarsi in un fanciullo, a cui diede il nome di Tagetes. Il fanciullo ebbe una vita brevissima: morì subito dopo aver insegnato agli Etruschi la scienza della divinazione.

Violetta tricolore (Viola tricolor). È stata creata allo scopo di fungere da foraggio gentile per una mucca. Narra infatti la leggenda che Zeus si fosse innamorato della ninfa Io, figlia del fiume Inaco e, per proteggerla dalle ire di Era, sua legittima consorte, la trasformò in una mucca bianca. L'operazione però non sfuggì a Era, che pretese per sé la mucca, affidandola ad Argo, mostro dai 100 occhi. Zeus allora incaricò Ermes di recuperarla e di condurla in un pascolo nascosto dove, per allietare la prigionia di Io, creò per lei un'erba profumata e tenera: la violetta tricolore.

 

(A cura di Elena Tibiletti - Pubblicato su Giardinaggio 4/2013)