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Il Real Orto Botanico, tesoro verde di Napoli
Inviato da Silviab il 07-11-2016 15:23
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Grande, rigoglioso e curato come un gioiello prezioso, l’Orto Botanico partenopeo è una meta emozionante, un’esperienza entusiasmante, per tutti gli amanti del verde.

Anche in autunno inoltrato, una gita a Napoli può rivelarsi un meraviglioso sistema per combattere l’uggia della brutta stagione. Il clima sempre mite, la linea intensa del mare d’inverno interrotta all’apice del golfo dall’impeto protettivo del Vesuvio, l’atmosfera che già prelude alla grande festa del Natale partenopeo, fanno di questa città una meta da veri intenditori delle bellezze italiche più vere e veraci, a caccia di natura e belle sorprese. Così, percorrendo la centrale e movimentata via Foria con i suoi numerosi antiquari, lo sguardo viene attirato da una densa macchia verde, orlata da un doppio filare di robusti platani e palme.

Non si può sbagliare: siamo nei pressi del Real Orto Botanico di Napoli, uno dei più prestigiosi in Italia. Museo vivente, che accoglie con la stessa amorevole cura, ricerca scientifica e divulgazione, l’Orto vanta numeri davvero notevoli: diecimila specie presenti per un totale di circa venticinquemila esemplari.

Superato lo scalone monumentale d’ingresso, si giunge alla lunga passeggiata terrazzata, oltre la quale ogni rumore svanisce e ci si immerge in questa verde oasi partenopea. Esteso su una superficie di 12 ettari, l’Orto fu fondato nel 1807 dall’allora Re di Napoli Giuseppe Bonaparte ma è con la nomina a direttore di Michele Tenore, un brillante botanico di giovane età, che la struttura si arricchisce di importanti collezioni. Il nostro itinerario inizia proprio dall’ampio viale centrale dedicato a Domenico Cirillo; fiancheggiamo da una parte l’edificio neoclassico del dipartimento di Biologia Vegetale dell’Università di Napoli, con l’erbario storico e un’antica biblioteca e, dall’altra, un vasto Arboreto.

L'IMPONENTE ARBORETO

Vale la pena di perdersi tra i suoi sentieri, passeggiare sotto le imponenti volte arboree, sostare sulle belle panchine di ceramica decorate; proprio ora, nei mesi autunnali, tra lo scuro fogliame degli alberi sempreverdi s’intravvedono intense, splendide macchie rosse e gialle delle specie caducifoglie. Il leggero muoversi delle fronde, i colori e il silenzio ci accompagnano.

Tra gli alberi spiccano una zelkova del Caucaso (Zelkova carpinifolia) la cui circonferenza basale tocca i cinque metri, un albero del tè (Melaleuca styphelioides) col singolare tronco dalla consistenza cartacea e un bellissimo esemplare di Parrotia persica che, per la sua chioma a forma di cupola, è noto come “albero pagoda”. Questa specie, diffusa in Iran e nella regione Caucasica, con i primi freddi autunnali vira il proprio fogliame in uno stupendo colore rosso-arancio.

I grandi alberi dell’Orto non si limitano tuttavia nella zona dell’Arboreto: lungo i viali o tra le diverse collezioni sistematiche s’innalzano magnifici esemplari, come un imponente gruppo di lecci (Quercus ilex) la cui età supera i duecento anni - antecedente quindi alla fondazione dell’Orto stesso; e ancora, diversi esemplari di Pinus canariensis, P. nigra, P. halepensis e Ficus magnolioides, quest’ultimo noto come “fico della baia di Moreton”, con caratteristiche radici aeree colonnari.

SCOPRENDO IL DESERTO IN CITTA'

Tornati sul viale principale, intravediamo l’area probabilmente più nota e visitata dell’Orto: il Deserto. Il pendio, sviluppato ad anfiteatro, ospita specie che vivono in ambienti aridi, appartenenti a numerose famiglie tra cui Cactaceae, Euphorbiaceae, Aloaceae e Agavaceae.

Se è vero che, dal punto di vista estetico, la zona raggiunge l’apice di fioritura in estate, in realtà anche il tiepido autunno partenopeo ci consente di ammirare piante vigorose apprezzandone le forme e i cromatismi più diversi.

Lungo i vialetti del Deserto si possono osservare piante decisamente particolari, come Machaerocereus eruca, o “diavolo strisciante della California”, un cactus dall’andamento prostrato, dotato di straordinarie spine a forma di spada, oppure Cephalocereus senilis, ricoperto interamente da una folta peluria bianco-argentea, interessante adattamento per la sopravvivenza negli ambienti estremi; i suoi peli infatti servono a ridurre la traspirazione e contribuiscono a riflettere la radiazione solare abbassando la temperatura del fusto.

Appariscenti e degni di nota sono sicuramente i densi cuscini verde brillante di Abromeitiella brevifolia e Abromeitiella chlorantha, formati da numerose rosette di foglie succulente che tappezzano vaste superfici e movimentano piacevolmente il pendio. Curiosando tra le specie meno vistose, si possono scoprire sorprendenti particolarità, come le piante sasso, del genere Lithops, mirabile espressione di mimetismo vegetale, oppure le stapelie, un gruppo di piante con fusti succulenti e fiori stellati con magnifiche texture che emanano un odore simile a quello della carne in putrefazione per attirare le mosche cadaveriche loro impollinatrici.

DAL BOSCO DI FELCI ALL'AGRUMETO

Dall’alto del pendio, con lo sguardo si possono scorgere il palmeto, la vasca dedicata alle idrofite, l’area delle piante epifite e alcune zone espositive che ricreano l’ambiente naturale della roccaglia, della spiaggia e della torbiera.

Uno degli angoli più suggestivi dell’Orto è l’umida e ombrosa valletta che ospita l’importante collezione di felci. Qui, a un livello inferiore rispetto alle aree circostanti, è stato ricreato un ambiente ricco di specchi d’acqua e rivoli, idoneo alla sopravvivenza di queste piante. Accanto a specie erbacee sono presenti bellissime felci arboree con ampie fronde, e una collezione di equiseti (Equisetum sp.), piante antichissime, note comunemente come code cavalline, dalle proprietà medicinali.

Poco più avanti si raggiunge un altro gioiello dell’Orto, l’Agrumeto: importante raccolta di piante del genere Citrus e generi affini, introdotte durante il regno borbonico. Oltre a specie molto conosciute e diffuse, come numerose cultivar di limone (Citrus limon), il pompelmo (Citrus paradisi), il mandarino (Citrus reticolata) e il bergamotto (Citrus bergamia), vi sono begli esemplari di cedro (Citrus medica), specie introdotta in Europa nel IV secolo a.C. da Alessandro Magno, e alcune particolari varietà di arancio amaro (Citrus aurantium) dalle stravaganti caratteristiche morfologiche, come foglie crespe o bucce dalle colorazioni insolite.

PALEOBOTANICA, ETNOBOTANICA E SERRE MONUMENTALI

Tra gli ultimi alberi di agrumi s’intravede il Castello, edificio del XVI – XVII secolo dalle torri merlate che ospita un museo di paleobotanica e di etnobotanica, con collezioni di fossili e manufatti provenienti da varie parti del mondo, a testimonianza dei rapporti tra l’universo vegetale e le diverse etnie. Nelle sale si possono ammirare strumenti musicali, maschere, statuine rituali e attrezzi di caccia e pesca, tutti costruiti con materiali naturali.

La struttura più elegante dell’Orto è indubbiamente l’ottocentesca serra Monumentale o serra Merola, dedicata a uno dei suoi più importanti direttori. L’edificio, in stile neoclassico, è decorato con colonne doriche, fregi dai motivi vegetali e possiede ampie porte vetrate con un particolare sistema d’apertura che consente l’ingresso di piante di notevoli dimensioni; attualmente ospita numerosi esemplari di specie provenienti da regioni tropicali e subtropicali.

La vicina serra Califano, estesa su 5.000 metri quadrati, è dotata di un avanzato sistema di condizionamento termico, di umidificazione e luminosità per un’accurata regolazione dei diversi settori. La più importante delle collezioni presenti è quella delle Cycadales, con un migliaio di piante appartenenti a 100 specie, soprattutto dei generi Dioon, Zamia ed Encephalartos. Curiosando tra i locali ammiriamo raccolte di succulente tropicali, piante insettivore, felci e bromeliacee con numerosi esemplari di Tillandsia. Queste ultime sono piante epifite dall’aspetto piuttosto particolare, che usano le proprie radici esclusivamente per ancorarsi ai tronchi degli alberi.

Molto diversa strutturalmente è l’adiacente futuristica serra tropicale che ricorda nello stile la “Stufa calda”, fatta realizzare nell’Ottocento per la coltivazione di specie esotiche. Quasi interamente dedicata all’ambiente della foresta pluviale messicana, ospita nelle ampie vasche la ricostruzione di un boschetto di mangrovie e numerose altre piante acquatiche tra cui Victoria regia dalle appariscenti foglie galleggianti.

E POI ESSENZE OFFICINALI, MEDITERRANEE E UN GIARDINO BIBLICO

Nella vicina Sezione sperimentale dedicata alle piante officinali sono esposte svariate specie utili per l’uomo sia sul piano farmacologico che quotidiano: possiamo quindi conoscere la pianta del cotone (Gossypium sp.), oppure il papavero da oppio (Papaver somniferum), il caffè (Coffea arabica) o la vaniglia (Vanilla planifolia) nonché alcune piante tossiche/velenose come la cicuta (Conium maculatum) e la datura (Datura arborea).

Di recente, in quest’area è stato inaugurato il cosiddetto “Museo tattile-olfattivo” che consente a persone con handicap visivi di avvicinarsi alla botanica. Attraverso un’attenta selezione di specie particolarmente interessanti dal punto di vista tattile/ olfattivo e una moderna segnaletica in Braille, il visitatore viene accompagnato in un percorso di conoscenza dell’universo delle piante.ù

L’appassionato della flora mediterranea, troverà nell’omonima area una raccolta di specie arboree, arbustive ed erbacee. Qui prevalgono i verdi cupi delle foreste e della macchia tipica delle zone costiere del Mare Nostrum, ma non mancano vistose fioriture di ginestra (Spartium junceum), di lavanda vera (Lavandula angustifolia), di erica arborea (Erica arborea) e di euforbia arborescente (Euphorbia dendroides) dai numerosi piccoli fiori giallo-verdi in ombrelle terminali. In autunno fanno bella mostra di sé le drupe mature color marrone della palma nana (Chamaerops humilis) e le carnose bacche rosse del corbezzolo (Arbutus unedo); queste ultime compaiono contemporaneamente ai fiori, rendendo l’arbusto molto gradevole dal punto di vista estetico.

In questo periodo dell’anno non passa sicuramente inosservata, nell’adiacente area dedicata alle Gimnosperme, l’incantevole chioma giallooro di un ginkgo (Ginkgo biloba); le sue caratteristiche foglie a ventaglio cadono nel periodo invernale, fatto molto raro tra le Gimnosperme. È interessante sapere che questa specie, vero e proprio fossile vivente, ritenuta estinta allo stato naturale, è sopravvissuta poiché coltivata per millenni nei monasteri buddisti in Cina. Tutt’attorno nella zona, altri maestosi alberi come l’abete d’acqua (Metasequoia glyptostroboides) e il cipresso di Montezuma (Taxodium mucronatum) creano suggestive atmosfere autunnali.

Un itinerario decisamente insolito è quello del Giardino Biblico, dedicato alle piante citate nelle sacre scritture; la collezione si rende ancor più interessante per la citazione sul cartellino d’identificazione del versetto biblico che riguarda la pianta in questione. Si incontrano qui specie come la mirra (Commiphora sp.), il cedro del Libano (Cedrus libani), il papiro (Cyperus papyrus), l’incenso (Boswellia carteri), il lino (Linum usitatissimum) e la spina di Cristo (Paliurus spina-christi).

Meraviglie… Tante piccole e grandi meraviglie ci riserva questo antico e prezioso spazio verde; ambiente di studio e di svago genuino, che merita la considerazione dell’attento viaggiatore, accanto agli innumerevoli tesori d’arte che la città partenopea esibisce.

L'ERBARIO STORICO

Nell’Herbarium Neapolitanum dell’Orto sono raccolti circa 170.000 esemplari che risalgono in gran parte al diciannovesimo secolo, provenienti da varie aree del Regno di Napoli. Di grande interesse storico i campioni più antichi che sono conservati in “camicie” di carta bambagina, filigranata. Questi preziosi reperti racchiudono e raccontano indirettamente l’intera ricerca botanica scientifica napoletana a cui l’Orto Botanico ha contribuito in modo definitivo; la prima raccolta che ha fatto storicamente parte dell’Erbario è quella di Michele Tenore, primo direttore dell’Orto stesso.

Tra i campioni presenti alcune specie ormai rarissime o addirittura scomparse dagli ambienti naturali campani, come la campanella marina (Ipomoea imperati), pianta tipica delle dune litoranee.

Un ringraziamento particolare al Direttore dell’Orto Botanico Prof. Paolo De Luca per la gentile disponibilità.

 

(Testo e foto di Ioannis Schinezos e Roberta Pagano - Pubblicato su Giardinaggio 11/2010)

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