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Il parco La Marrana: dove arte e natura si incontrano
Inviato da Silviab il 22-11-2016 08:53
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Nel Parco Naturale di Montemarcello e della Magra, in provincia di La Spezia, si trova un parco di arte ambientale, La Marrana. Qui l’arte contemporanea, che dialoga felicemente con la natura, agisce sul paesaggio in modo armonico.

Il parco di arte ambientale La Marrana si trova nel cuore di un territorio straordinario, all’interno del Parco Naturale di Montemarcello e della Magra. Nel 1996 qui, dove la natura offre paesaggi sorprendenti in una perfetta unione di terra, cielo e acqua, Grazia e Gianni Bolongaro hanno realizzato la prima mostra dedicata a Fausto Melotti, in occasione del decimo anniversario della scomparsa. Da allora ogni anno vengono invitati artisti di fama nazionale e internazionale che vengono sollecitati a una riflessione sul luogo e alla realizzazione di opere permanenti, studiate appositamente per le collocazioni da loro scelte. Opere che non vanno a disturbare il luogo, anzi si integrano con il paesaggio e il verde che vengono pienamente rispettati: ogni attività è infatti vincolata dal regolamento del Parco, a dimostrazione dell’assoluto rispetto per la natura.

Dice Gianni Bolongaro: “Il nostro obiettivo era definito fin dall’inizio: dimostrare che si può dare più valore al Parco Naturale Regionale di Montemarcello, creando un percorso di opere di arte ambientale. In questo caso, l’intervento non sarebbe stato né lesivo dell’assetto naturale del territorio né di modificazione, se non nella misura in cui può essere un gesto artistico, guidato dalla sensibilità dell’artista e regolato dai vincoli che il Parco già aveva nella sua normativa.”

UN'OASI INCONTAMINATA

Il Parco, che si estende su una superficie di circa 4.320 ettari e si trova in Liguria, in provincia di La Spezia, proprio al confine con la Toscana, è ricco di valenze naturali e storiche e presenta due volti piuttosto diversi.

Dall’area fluviale con le sue zone umide, che comprende i tratti finali dei fiumi Magra e Vara, si sale verso la verde area collinare che contiene il promontorio del Caprione con il borgo marinaro di Tellaro e il paese di Montemarcello, che dà su un versante verso il mare aperto, e sull’altro verso la piana di Luni con il profilo maestoso delle Alpi Apuane. Il Parco però non è solamente un luogo dove godere delle bellezze della natura, ma un laboratorio attivo di progetti di conservazione e riqualificazione ambientale che ruotano intorno al Centro regionale fauna minore, all’Orto botanico di Montemarcello e al Centro studi sulle aree protette e gli ambienti fluviali.

LA FLORA DEL PARCO

Il territorio è caratterizzato dalla macchia mediterranea e dalla presenza importante di maestosi oliveti, ma la varietà delle specie presenti, dovuta alla presenza dell’acqua di fiume e di mare, alle altezze e al clima, è notevole, considerando la modesta estensione del parco.

Il promontorio del Caprione, che dà su due versanti, uno verso il mare e uno verso la collina, è contraddistinto non solo dalla presenza di pinete di pino d’Aleppo (Pinus halepensis), di pini marittimi (Pinus pinaster) e di boschi di leccio (Quercus ilex), ma anche del corbezzolo (Arbutus unedo), dell’alaterno (Rhamnus alaternus), del lentisco (Pistacia lentiscus), del mirto (Myrtus communis) e delle agavi (Agave variegata). Qui si può ammirare anche uno dei simboli del Parco, il cisto bianco (Cistus albidus), che insieme al cisto rosso (Cistus incanus), invade con la sua presenza il limite orientale della zona.ù

Il greto e le sponde del fiume Magra vedono la presenza di ontani (Alnus glutinosa), del salice ripaiolo e rosso (Salix elaeagnos, Salix purpurea), insieme all’euforbia dolce (Euphorbia dulcis), il lamiastro (Lamiastrum), il geranio nodoso (Geranium nodosum), il biancospino (Crataegus monogyna) e altre specie tipiche di un clima più fresco. Qui si possono ammirare piante palustri in Liguria poco diffuse, tra cui il millefoglio d’acqua (Myriophyllum spicatum), il coltellaccio (Sparganium erectum), la lisca maggiore (Typha latifolia) e la lisca a foglie strette (Typha angustifolia).

La zona, con una particolare insistenza sul Caprione, lungo il versante a mare e nelle colline intorno ad Ameglia, è comunque caratterizzata dagli antichi oliveti terrazzati in cui in primavera fioriscono diverse specie di orchidee, come Serapias cordigera e Orchis provincialis, e di anemoni, sostituiti in estate da gladioli, papaveri e numerose erbe aromatiche.

LA MARRANA

Immersa nel Parco Naturale, La Marrana Arte Ambientale si trova nel comune di Montemarcello, uno splendido paese che domina, dall’alto del promontorio del Caprione, il Golfo della Spezia, il mare aperto, il litorale della Versilia e la foce del fiume Magra.

Il parco di arte ambientale, circondato da uliveti, guarda il fiume Magra nella valle e l’imponente profilo delle Alpi Apuane con le sue cave di marmo; La Marrana occupa una superficie di quattro ettari circa e presenta, come del resto il territorio a cui appartiene, diverse specie vegetali e paesaggi incantevoli.

La forza di questa area risiede nella sua doppia valenza di natura ordinata dall’uomo, con prati ben curati, bordure ed erbe aromatiche, e di natura selvaggia, con i suoi incontaminati boschi di pini. Percorrendo il parco si incontrano infatti non solo zone curate con attenzione con percorsi in pietra, muretti a secco, che riprendono l’antico uso di queste zone, prati ben tagliati e cespugli di lavanda, mirto, salvia e rosmarino, ma anche zone boscose in cui la natura non ancora “dominata” dall’uomo esprime la propria potenza.

È proprio da questa potenza e da questa forza che traggono ispirazione gli artisti che ogni anno vengono invitati dai coniugi Bolongaro, alla realizzazione di un’opera d’arte creata specificamente per quel luogo. Gli artisti soggiornano qui e qui instaurano un dialogo e un rapporto con la natura circostante; da questo colloquio nascono opere d’arte uniche per la suggestione, creata dall’unione tra la natura e l’opera dell’uomo. Non bisogna sottovalutare la difficoltà della creazione di un’opera progettata appositamente per essere fruita all’esterno: essa infatti nasce per continuare a vivere all’aperto, a respirare della stessa nostra aria e a confrontarsi con la flora e la fauna del territorio, nella ricerca di armonia e comunione con la natura. Una sfida difficile per gli artisti.

LE OPERE

Secondo i coniugi Bolongaro, “oltre che con gli occhi le opere d’arte possono essere guardate e viste con il cuore e la ragione: traslando dalla poesia di Goethe, l’arte ambientale agisce sul paesaggio, trasformandolo con un nuovo valore emozionale ma lasciandolo sempre integro”. Lo scambio uomo-natura è dunque duplice: entrambi si arricchiscono di emozioni e suggestioni.

A oggi più di venti artisti di fama internazionale hanno risposto all’invito, tra questi Mario Airò: la sua opera “…Plink!” (prima immagine in basso da sinistra), si colloca all’interno di una zona circondata da muri di pietra e siepi. Un tavolo con piano in cristallo, in cui è inglobata una sedia, mostra onde circolari, che richiamano l’acqua, e che sono create da una penna fissata al centro del tavolo stesso. È la metafora dell’arte che genera intorno a sé un vortice di onde positive.

La “Casa dei rovi” di Luigi Mainolfi (immagine in alto), una sorta di casa crollata e invasa dai rovi, si fonde con il verde circostante che riprende possesso del terreno che gli appartiene da secoli.

Poetica l’opera di Claudia Losi, “Sentiero sfera” , un gomitolo ricamato e fatto rotolare sul terreno così da consumarsi e allo stesso tempo raccogliere polvere e aghi di pino e collocato in specie di piccola serra di fronte al profilo delle Alpi. Ecco dunque che lo scambio reciproco tra uomo e natura è avvenuto.

Di grande impatto l’opera “Il sogno” di Kengiro Azuma: di fronte a un prato verde e molto ben curato si innalza un piccolo muro in ferro arrugginito che riprende il profilo delle Alpi Apuane che si stagliano proprio di fronte. L’opera chiude la visuale sulla valle sottostante ma apre lo sguardo sugli ampi spazi aperti del cielo e delle Alpi, verso l’infinito.

Accanto a questi artisti, vanno ricordati Ettore Spalletti (seconda immagine in basso da sinistra), Hamish Fulton, Gabriella Benedini, Hossein Golba, Jan Fabre, Joseph Kosuth, Philip Rantzer (terza immagine in basso da sinistra), vedovamazzei, Ottonella Mocellin, Nicola Pellegrini, Maria Magdalena Campos-Pons, Pietro Roccasalva, Alfredo Jaar, Tiziana Priori, Masbedo.

L'ARTE AMBIENTALE

L’espressione “arte ambientale” non ha una definizione univoca, ma generalmente intende quel processo che porta l’artista a un confronto diretto con l’ambiente circostante da cui nasce l’opera d’arte. Qui risiede la forza e la peculiarità di questo genere artistico: l’opera viene pensata e realizzata come facente parte di un contesto ambientale ben preciso. Lo scambio è vicendevole, come sostiene il critico d’arte Germano Celant, “l’arte crea uno spazio ambientale, nella stessa misura in cui l’ambiente crea l’arte.

” Il progenitore dell’arte ambientale è ritenuta la Land Art: tra gli artisti più conosciuti di questa corrente, il britannico Richard Long, famose le sue sculture esterne temporanee, realizzate con materiali reperiti sul posto, come rocce, fango e rami, e l’americano Robert Smithson, con i suoi interventi forti sul paesaggio, tanto da erodere e spostare grandi quantità di terra.

 

(A cura di Arianna Beretta, foto di Francesco Tomasinelli - Pubblicato su Giardinaggio 11/2010)