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Tra le pieghe del Carso
Inviato da Silviab il 17-10-2016 11:09
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Circondati da doline, grotte, vitigni, boschi e mare all’orizzonte, alla scoperta di una terra ricca di storia tradizione leggenda e natura.

Il Carso, vuole la leggenda, era stato destinato al momento della creazione a essere il Giardino del mondo, ma il diavolo invidioso della sua bellezza, servendosi dell’inganno, l’aveva trasformato in una landa desolata di sassi. L’acqua, fonte di fertilità, era sparita, sprofondando nelle sue viscere. E così il suo sottosuolo è traforato da caverne, foibe, inghiottitoi e percorso da fiumi sotterranei in un insieme unico al mondo, che hanno fatto di questa terra un fenomeno geologico unico nel pianeta, tanto che il termine “carsismo” è stato adottato a livello internazionale per indicare analoghe situazioni di erosione dovute alle acque.

L’autunno è un momento magico per visitare il Carso, infuocato dalle foglie del sommacco che si tingono di rosso, in uno straordinario contrasto col bianco della pietra e l’azzurro intenso del cielo, spazzato dai venti che spirano costanti.

PERCORSI DA SCOPRIRE

Un itinerario alla scoperta del Carso può prendere il via proprio dalle foci del mitico Timavo (deificato dai Veneti e cantato da Virgilio), che dopo essersi inabissato sull’altopiano per oltre 40 chilometri riappare a San Giovanni di Duino, ai piedi del monte Ermada, poco distante dal mare. Fin dall’antichità questa area era considerata sacra: un sacello romano, prima, e una chiesa dedicata a San Giovanni in Tuba, poi, ne sancirono la sacralità, avvalorata da una serie di leggende, sia pagane che cristiane. Qui, vuole la tradizione, sbarcarono e trovarono rifugio gli Argonauti e approdò anche Diomede, di ritorno da Troia, che insegnò agli uomini del Carso l’arte di allevare i cavalli. Qui apparirà, alla fine di tutti i tempi, l’angelo dell’Apocalisse per convocare vivi e morti per il Giudizio Universale.

Da Duino, puntate decisi verso l’altopiano, seguendo la “Strada del Terrano” tracciata lungo le vigne da cui si ricava il vigoroso vino, rosso come il sommacco, simbolo del Carso. Un itinerario di una quindicina di chilometri, che prende il via da Sistiana e che si snoda lungo il confine con la Slovenia, al di fuori delle strade di maggior scorrimento, attraverso i piccoli villaggi del Carso.

Malchiana, Precenico, San Pelagio, Sales, Sgonico, Rupinpicccolo, Rupingrande, Monrupino: di pietra sono le case, i muretti che dividono le proprietà, le fontane. Un’architettura semplice e lineare, ingentilita da fregi scolpiti sulle architravi, sugli stipiti, sugli archi, sulle vere da pozzo, testimonianza di un’arte, quello degli scalpellini, da sempre coltivata dalla gente del Carso. Qui infatti fin dall’antichità si cavava la pietra: da quella che ancor oggi si chiama “Cava Romana” di Aurisina (la più grande, ancor oggi visitabile) provennero, ad esempio, i candidi blocchi calcarei con cui furono costruiti gli edifici di Aquileia.

A Monrupino merita una sosta il Santuario, da cui si gode una delle più suggestive viste del Carso e del Golfo di Trieste, e nelle frazione di Rupingrande il Museo della Casa carsica. All’interno di questa struttura tipica, simile in apparenza alle tante altre che la circondano, il tempo pare si sia fermato. Al piano terra la cucina e la cantina, al primo piano la camera da letto e il granaio. La cucina, lastricata in pietra, ospita il focolare e il grande forno a legna accanto alla tipica nicchia nella parete dove venivano riposti i recipienti dell’acqua. Sopra, in camera, si trovano accanto al letto la culla e la cassapanca nuziale con ricchi intarsi. Le lenzuola di tela grezza e la coperta di lana sono state realizzate con antiche tecniche, da abili mani artigiane. Nel granaio, in cantina, nella stalla, utensili e attrezzi, testimonianza di abitudini di vita e di lavori che stanno ormai scomparendo.

Ancora qualche chilometro e si arriva a Borgo Grotta Gigante, dove non si puo’ perdere la visita alla Grotta Gigante, scoperta nel 1840 e aperta al pubblico e attrezzata fin dal 1908. Alta oltre 100 metri, lunga 280 e larga 65, la grotta potrebbe contenere al suo interno addirittura la basilica romana di San Pietro. Le sue imponenti stalagmiti (la più alta raggiunge i 12 metri) e le concrezioni calcitiche dalle forme bizzarre che la ricoprono sono una sintesi mirabile della ricchezza e varietà del mondo carsico sotterraneo. Per visitarla si segue un agevole percorso attrezzato e illuminato.

IL SENTIERO RILKE

Il Carso muta volto dove digrada nel mare: per coglierne appieno il fascino, percorrete il Sentiero Rilke, che inizia nei pressi del Castello di Duino e si conclude a Sistiana. A picco su bianche falesie, si snoda in un ambiente che, per la sua eccezionalità dal punto di vista botanico e faunistico, è protetto da una riserva integrale: qui infatti – dove hanno trovato rifugio uccelli ormai rari, come il falco pellegrino- la macchia mediterranea si fonde con pini, alberi e arbusti tipici della vegetazione centroeuropea.

Una passeggiata che sa di storia e che porta il nome del noto poeta praghese, autore dei “Sonetti ad Orfeo”. In un mattino di tempesta del gelido inverno del 1912, Rainer Maria Rilke, ospite al Castello di Duino, percorreva il sentiero. Era in periodo di grande irrequietezza, in grave crisi creativa. Davanti ai suoi occhi, un paesaggio di rara bellezza: il mare tempestoso, le scogliere candide su cui degradava un fitto bosco; gli scogli frastagliati contro cui si infrangevano le onde. Sullo sfondo la bianca silhouette del Castello di Miramare e Trieste, adagiata nel suo ampio golfo. La sua ansia si placò e trovò naturale sfogo nella poesia. Nacque così la prima delle dieci composizioni che, nel 1923, pubblicherà col nome di “Elegie Duinesi”. In omaggio al poeta, la passeggiata che lo ispirò è ora denominata Sentiero Rilke.

IL GIARDINO BOTANICO CARSIANA

Vegetazione particolarissima è quella del Carso, come viene chiaramente raccontato nel Giardino botanico Carsiana. Fondato nel 1964 su iniziativa di alcuni studiosi e appassionati di botanica, gestito dalla società cooperativa “Curiosi di natura”, si trova a 18 km da Trieste, lungo la strada tra Gabrovizza e Sgonico. È un affascinante parco in cui è svelata a visitatori e amanti della natura l’ampia varietà di specie vegetali tipiche del Carso.

L’area di provenienza delle specie raccolte nel giardino corrisponde infatti al territorio compreso tra le foci del Timavo, la valle del Vipacco, i Monti Auremiano e Taiano, e la foce della Dragogna. In questo territorio di 1.100 chilometri quadrati i sono presenti circa 1.600 specie botaniche: da parte sua il Giardino botanico Carsiana, che si estende su una superficie di 5000 metri quadri, ospita al suo interno più di 600 specie vegetali, inserite nei rispettivi ambienti originali e che mutano col passare delle stagioni. La località in cui si trova il Giardino infatti, è stata selezionata ad hoc per le sue caratteristiche fisiche e naturali, dove si alternano un’ampia dolina, pozzi naturali e fenomeni di carsismo superficiale quali le grize e i campi solcati. Grazie a questa sua particolarissima conformazione, è stato possibile ricostruirvi, in una superficie limitata, gli ambienti più tipici dell’ecosistema carsico, come la landa, la boscaglia e il sottobosco, la vegetazione rupestre e dei ghiaioni.

Il percorso naturalistico in cui si dipana il Giardino è corredato di pannelli esplicativi, che descrivono le peculiarità di ogni ambiente e di tabelle che segnalano le principali caratteristiche delle piante e il loro periodo di fioritura. Un itinerario didattico piacevole ed estremamente vario, lungo il quale vengono organizzate periodicamente visite speciali a tema e laboratori di educazione ambientale.

In autunno a dominare il paesaggio è l’appariscente rosso carminio del sommacco selvatico (Cotinus coggygria), tipico degli ambienti ricchi di calcare quale è il Carso. Il sottobosco è rallegrato dalle infiorescenze roseo violacee dei ciclamini (Cyclamen purpurascens) che sprigionano nell’aria un intenso profumo, mentre sulle rupi il blu-azzurro della campanula piramidale (Campanula pyramidalis) si mescola alle verdeggianti specie mediterranee – illiriche quali la Caracia campanella (Euphorbia wulfenii), la salvia (Salvia officinalis L.), il mirto (Myrtus communis) e il leccio (Quercus ilex).

Le piante più caratteristiche del Carso e gli endemismi sono presenti però principalmente nella landa carsica dove si possono ammirare le fioriture azzurro – violetto di calcatreppola ametistina (Eryngium amethystinum) alternate al bianco – rosaceo della santoreggia (Satureja montana). Endemismi carsici splendenti di fiori in primavera e di cui ora si vedono solo il folto cespuglio e le foglie sono anche la rara ginestra stellata (Genista holopetala), il velenosissimo elleboro (Helleborus multifidus subspecie istriacus) e la caratteristica fragola vellutina (Potentilla tommasiniana).

L’ambiente della dolina arricchisce la molteplicità di specie presenti nel Giardino, dato che è un ambiente peculiare in cui avviene il fenomeno dell’inversione termica, con un abbassamento di temperatura che favorisce la crescita della vegetazione. Sui versanti più freschi della dolina è possibile scorgere un particolare bosco di carpino bianco (Carpinus betulus), completamente differente rispetto alla circostante boscaglia carsica, tra cui saltano all’occhio in questa stagione la viola magica (Viola mirabilis) e l’asaro (Asarum europaeum).

Nell’area dell’alto Carso si trovano alcune specie rappresentative del Carso montano più interno quali il rododendro (Rhododendrom hirsutum) e la primula della carniola (Primula carniolica). Il bosco e il sottobosco sono dominati dal Carpino nero (Ostrya carpinofolia), dalla roverella (Quercus pubescens) e dal diffusissimo frassino (Fraxinus ornus) e il manto erboso è cosparso di asparagi (Asparagus acutifolius), vincetossico (Vincetoxicum hirundinaria) e sesleria (Sesleria autumnalis).

 

(A cura di Marina Tagliaferri - Pubblicato su Giardinaggio 10/2010)

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