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Dal pioppo nero: il carbone vegetale
Inviato da Silviab il 27-06-2016 09:27
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Un albero comunissimo regala una preziosa polvere che risana l’apparato digerente. Ma le proprietà del pioppo nero sono davvero innumerevoli: antisettico, tonico, diuretico, espettorante, febbrifugo… Un vero toccasana per il nostro benessere.

Nella Pianura Padana il pioppo nero (Populus nigra) costituisce oggi un caratteristico elemento paesaggistico. Già Galeno (II sec. d.C.), un’autorità nel campo della ricerca medica, prescriveva decotti di gemme per curare il catarro. Le doti della pianta si scoprirono poi più ampie, tanto da farne nel tempo uno dei cardini della fitoterapia. Le sue parti legnose possono essere utilizzate come antisettico, tonico, digestivo, diuretico, espettorante, febbrifugo e sudorifero. Dalle gemme dei rami giovani si ricava una polvere nera, detta “carbone vegetale”, che viene prescritta nei casi di gonfiore all’addome per accumulo di gas intestinali.

SCHEDA BOTANICA

Alto dai 20 ai 30 m, con un tronco del diametro anche di 1 m, ha ramificazioni irregolari, foglie appuntite all’apice, dentate al margine, di un bel verde lucente, più chiaro nella pagina inferiore, con un lungo picciolo che le fa vibrare al minimo soffio di vento. È una pianta dioica, presenta cioè individui di sesso maschile e altri di natura femminile; le differenze sono evidenti al momento della fioritura: gli amenti, caratteristiche infiorescenze ad asse allungato, sono cremisi nelle piante maschili, verdi nelle femminili. L’impollinazione è anemofila e dai fiori femminili si sviluppano frutti a capsula che maturano poche settimane dopo la fioritura e liberano dei piccoli semi dotati di un ciuffo di peli bianchi, detto pappo, utile alla dispersione a grandi distanze.

LA COLTIVAZIONE

Dato che non teme l’inquinamento atmosferico, può essere piantato anche in zone fortemente inquinate e per formare barriere protettive rispetto a strade e fabbriche. Particolarmente efficace anche l’azione di frangivento. Ama le posizioni assolate ed esige un terreno fresco, fertile, ben aerato e assolutamente privo di ristagni idrici, ma mai arido.

COME SI RACCOGLIE

È frequente in tutta Italia, dalla pianura fino a un’altitudine di 1.500-1.800 m, soprattutto lungo i corsi d’acqua Si utilizzano le gemme e la corteccia: si consiglia di raccogliere solo le prime, affidandosi all’erborista di fiducia per la seconda. Si prelevano tra dicembre e febbraio dai rami giovani e si essiccano in un locale ben aerato, conservandole in barattoli di vetro ben chiusi.

IN ERBORISTERIA

Per favorire la digestione e il transito intestinale senza flatulenze: assumete un cucchiaino di “carbone vegetale” dopo ogni pasto.

Per pulire e sbiancare i denti: mescolate 50 g di polvere di gemme a 50 g di polvere di timo, al momento dell’uso aggiungere una piccola quantità d’acqua per ottenere una pasta da usare come dentifricio.

Per eliminare la forfora: bollite per 20 minuti 15 g di polvere di corteccia di rami giovani in mezzo litro d’acqua, filtrate, frizionate i capelli dopo lo shampoo senza risciacquare.

Per ammorbidire le mani screpolate: macerate 200 g di gemme fresche schiacciate in 500 g d’olio d’oliva per 15 giorni, filtrate, spalmate qualche goccia sulle mani prima di coricarvi, indossando guanti di cotone.

Per risolvere la dermatite: infondete 50 g di gemme secche in un litro d’acqua bollente per 15 minuti, filtrate, addolcite con miele di rododendro, bevete tre tazze al giorno.

Per incrementare la diuresi: infondete 40 g di gemme essiccate in un litro d’acqua bollente per 20 minuti, filtrate, dolcificate con miele di corbezzolo, consumate una tazza al giorno.

TRA STORIA, REALTA' E LEGGENDA

Caro a Virgilio, fu cantato dai poeti latini come sposo della vite, in riferimento a una tecnica colturale secondo la quale la vite veniva fatta arrampicare sugli alti pioppi. Il sistema è continuato nei secoli; fino a non tantissimi anni fa era ancora in uso in Veneto, in Toscana e nel Ferrarese. Ha dato il nome a uno dei centri di aggregazione dei romani, piazza del Popolo, così chiamata proprio per i grandi pioppi neri che un tempo l’abbellivano. La leggerezza delle foglie che si muovono al minimo soffio di vento ha sollecitato la fantasia dell’uomo e ha creato il famoso detto “tremare come una foglia”. Un’antica leggenda contadina racconta che le foglie “tremano” per il rimorso della pianta di aver dato il legno per costruire la croce di Gesù.

 

(A cura di Elena Tbiletti, disegni di Luisa Bregolin - Pubblicato su Giardinaggio 6/2010)

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