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Marrakech e i suoi giardini
Inviato da Silviab il 20-12-2016 08:11
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Marrakech, la città segreta per eccellenza, antica capitale delle grandi dinastie berbere, affascina ancora, soprattutto per i suoi contrasti. Il consiglio è di lasciarsi andare alla bellezza e all’edonismo e con l’incedere dei migliori flaneur, in stile Baudelaire, si consiglia di iniziare un viaggio alla scoperta del paese della magia.

Molti nei secoli sono stati sedotti dai colori della terra delle case di Marrakech, il rosso delle terrecotte, il fango dell’argilla, le tonalità della sabbia delle dune del deserto mischiate alla luce dorata dei tramonti. Marrakech la rossa, con la Medina che con un labirinto di viottoli si avvolge intorno al minareto della Koutoubia e alla piazza principale, Djemaa el Fna, che cambia assetto durante il giorno. Deserta e assolata la mattina, con la luce del tramonto si trasforma. Con decine di bancarelle dove mangiare, uno dei più gustosi esempi di street food del mondo. Circondati da incantatori di serpenti e giocolieri con le scimmie, da donne berbere, che con un rituale ancestrale, disegnano sul corpo arabeschi floreali con l’henné e da antichi cantastorie che incantano in una lingua a noi ignota.

È sufficiente inoltrarsi in una delle piccole strade che il clamore della folla si disperde. Nell’aria rimane solo il profumo intenso dei fiori dei giardini nascosti. Muri spogli e senza aperture fiancheggiano gli intricati vicoli della Medina, senza finestre né aperture. Solo un portone decorato per entrare nel Riad, la casa tradizionale marocchina. Da secoli questa abitazione è costruita intorno a un patio centrale ombreggiato da alberi di arance e di limoni, spesso con lo zampillio fresco e rinfrescante di una fontana al centro. Tutt’intorno al piano terra si aprono di solito i locali di servizio, la cucina, l’hammam, la sala dove pranzare. Al primo piano le camere da letto che si affacciano solo all’interno, collegate da una balconata. Le balconate più belle sono in legno di cedro cesellato, che riprende i disegni dei mashrabiya, i tralicci a grata per proteggersi dagli sguardi esterni. Ma sono i profumati piccoli giardini ad attirare l’attenzione.

Fuori dalla Medina, lungo le nuove strade, i viali sono fiancheggiati dagli alberi di jacaranda, dai grandi fiori blu intenso. Dappertutto il viola della buganvillea si intreccia con il rosso dei fiori di ibisco.

ALLA SCOPERTA DEL GIARDINO DELLA MENARA, IL PREFERITO DAL SULTANO, E IL PICCOLO PARADISO VERDE AMATO DA YVES SAINT LAURENT

C’è un luogo dove rifugiarsi, dopo il rumoroso caos dei suk, è il Giardino della Menara. Risale al XII secolo all’epoca degli Almohadi, un’antica tribù berbera che regnava a Marrakech. Solo nella seconda metà dell’800 il Sultano Mohammed V disegnò un grande piano di recupero, e lungo la sponda della grande vasca, fece costruire un Padiglione di Delizie, con il tetto in piastrelle verdi a piramide, dove trascorrere il tempo al fresco e godere dal primo piano del panorama sui Monti dell’Atlante. La leggenda vuole che in questo luogo il Sultano amasse avere incontri galanti, ma nella più cupa tradizione favolistica orientale, la fanciulla con cui passava la notte, all’alba veniva annegata nel bacino d’acqua.

Oggi i giardini, vera oasi dove rinfrescarsi nelle giornate calde, sono meta di picnic di famiglie e amici. Le alte palme ondeggiano vicino alla riva, nel bacino nuotano carpe giganti e si passeggia nei 90 ettari di verde fra i viali ombreggiati da piante di ulivo e alberi da frutta. Il vero coup de coeur si ha inoltrandosi nel nuovo quartiere Gueliz, cresciuto in modo disordinato, soprattutto negli ultimi anni. Protetto dalle mura esterne niente fa supporre che passato il portone ci sia il giardino dell’eden. Si scopre poco alla volta il Giardino Majorelle, con un po’ di mistero orientale, ci si inoltra fra altissime palme ‘Washingtonia’ e Phoenix dactylifera.

La storia della sua creazione è bizzarra. Agli inizi del’900 un artista francese originario del nord della Francia, esponente della Scuola di Nancy, Jacques Majorelle, venne in Marocco per beneficiare del clima caldo e secco, ideale per curarsi dalla tubercolosi, e si innamorò della luce del cielo, dei colori della terra, della natura lussureggiante. Acquistò all’esterno della Medina un appezzamento di terra, allora in una zona praticamente deserta, dove si costruì una casa in stile moresco e intorno creò un lussureggiante giardino. Quello che colpisce sono i colori, il famoso blu majorelle, elettrico, intenso e caldo che accostato al verde acqua del padiglione nel giardino, all’arancio e al giallo limone dei vasi disseminati ovunque, crea una tavolozza di tinte forti, una totale full immersion in un’atmosfera unica.

A rimanerne affascinato fu, negli anni ottanta, lo stilista Yves Saint Laurent, che alla morte di Majorelle divenne il nuovo proprietario di casa. E grazie all'opera dell'etnobotanico Abderrazak Benchaâbane, la collezione si arricchì di numerose specie rare. La flora passò da 135 a 300 specie, tra cui una superba collezione di cactus e di piante rare importate dall'America Latina e dall'Oceania. Oggi si passeggia nei vialetti all’ombra dei boschetti di bambu, o fra le palme, presenti con più di 400 specie.

Il vero fiore all’occhiello è la raccolta di cactus, nel giardino roccioso che circonda la dimora: più di 30 famiglie, che trovano qui l’habitat ideale. Come del resto i numerosi uccelli che si riparano fra le fronde di esemplari di Euphorbia tirucalii ad albero e Euphorbie colonnari altissime. Proprio il canto degli uccelli, la mattina presto, riempie l’aria in un luogo al di fuori del tempo e delle mode. Tornando nella Medina, non si può lasciare la città imperiale senza andare, naso all’aria, al tramonto, a passeggiare lungo le mura del Palazzo el-Badi, e nei colori infuocati del cielo si potrà assistere al volo di decine di cicogne che sulle alte mura hanno costruito i loro grandi nidi. Uno spettacolo unico, ideale prima di riperdersi nelle luci tremolanti delle lanterne che alla sera illuminano le strade e nelle musiche tradizionali degli Gnawa che, quando il sole cala, iniziano le loro danze ipnotiche nella piazza.

 

(A cura di Lauretta Coz - Pubblicato su Giardinaggio 12/2011)

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