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Corbezzolo, stop alla cistite
Inviato da Silviab il 02-11-2016 08:32
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Ecco una pianta bella da vedere e utile per alleviare i piccoli disturbi delle vie urinarie: il corbezzolo ha una composizione simile a quella dell'uva ursina (Arctostaphylos uva-ursi), ma con una quantità minore di arbutina e maggiore di tannino, per cui disinfetta efficacemente e cura blandamente le cistiti, l'ipertrofia prostatica, le nefriti, l'albuminuria e ogni altro disturbo dell'apparato urinario. L'alto contenuto in tannino, però, nei soggetti predisposti può irritare il tratto gastrointestinale.

SCHEDA BOTANICA

Il corbezzolo (Arbutus unedo) è un cespuglio di un paio di metri d'altezza (ma può arrivare in casi eccezionali a 12 m), che si offre piacevolmente in tutte le stagioni. È coperto da foglie persistenti e coriacee di 7-12 cm, simili a quelle dell'alloro ma con margine dentellato. Da settembre in poi, la pianta regala fiori e frutti: i primi sono riuniti in pannocchie pendule di campanelline (al massimo lunghe 1 cm) biancogiallastre, in mostra sino a febbraio; i secondi sono rotondi, granulosi e coloratissimi (da verdi a gialli-arancio-rossi) con 20-25 semi, hanno polpa gialla e sapore dolce con retrogusto acidulo.

LA COLTIVAZIONE

Va piantato in posizioni riparate dai venti e, nel Nord Italia, in punti esposti a sud. Rende bene sia come arbusto isolato, sia in una macchia con altri cespugli. La crescita è piuttosto lenta (quindi non è l’ideale per una siepe), ma non necessita di cure successive a quelle d’impianto. Preferisce un terreno acido, povero di sostanza organica e ricco di scheletro, anche asciutto e sassoso.

COME SI RACCOGLIE

In natura si trova sui terreni aridi lungo le coste ricoperte da macchia mediterranea e da leccete, nel Centro e nel Sud Italia, fino ai 600 m d'altitudine. Del corbezzolo si utilizzano i frutti, le foglie e la radice (quest’ultima va acquistata in erboristeria, per evitare di danneggiare la pianta).

La parte più ricca di principi attivi è data dalle foglie dell’anno in corso, riconoscibili dal colore verde chiaro: si raccolgono in giugno-luglio e si lasciano essiccare all’ombra, per poi conservarle in sacchetti di carta. I frutti invece si raccolgono a metà autunno, scegliendo solo quelli ben rosseggianti, e quindi sicuramente maturi; si conservano in frigorifero in un sacchetto di carta per un mese circa.

IN ERBORISTERIA

In caso di cistite: infondete per 15 minuti 15 g di frutti schiacciati in un litro d'acqua bollente, filtrate e bevete 3-4 tazze al giorno, dolcificando con miele di timo o di castagno. Oppure ponete 10 g di foglie in infusione per 15 minuti in una tazza d’acqua, filtrate, addolcite con miele di erica o di corbezzolo, assumete 3 tazze al giorno. In entrambi i casi, prolungare l’assunzione fino a 3 giorni dopo la completa scomparsa dei sintomi.

Contro le infiammazioni dei reni e delle vie urinarie e l’ipertrofia prostatica: ponete in una tazza di acqua bollente 5 g di foglie e lasciate in infusione per 15 minuti, filtrate, dolcificate con miele di castagno e consumate due tazze al giorno di tisana ancora calda per almeno 20 giorni.

TRA REALTA', STORIA E LEGGENDA

Il nome scientifico unedo (citato dal naturalista Plinio il Vecchio) viene dal latino unum edo che significa “ne mangio uno solo”, forse in riferimento al fatto che le creste piuttosto dure presenti sulla superficie del frutto possono dar fastidio al palato; il problema si risolve facilmente pelando i frutti. Le caratteristiche bacche hanno ispirato varie denominazioni: il nome comune italiano, “fragole marine”, prende spunto dall’aspetto corrugato della buccia unito alla localizzazione presso le coste del mare ma anche dei laghi. Anche in altre lingue europee ritorna la somiglianza con le fragole: per gli inglesi (strawberry tree), per i tedeschi (Erdbeerbaum) e per i francesi (arbre à fraises), il corbezzolo è l’“albero delle fragole”. In Italia è noto anche come “albero tricolore” perché durante l’inverno sul fogliame verde sbocciano i fiori bianchi, mentre sono presenti i frutti della stagione precedente che iniziano a maturare e assumono un colore arancio-rosso.

È consigliabile agli appassionati di birdwatching perché i frutti attirano numerosi uccelli, tra cui merli, tordi, gazze, ghiandaie, colombi e tortore. Dai fiori le api ricavano un raro quanto prelibato miele dal gusto amarognolo (ottimo con le seadas, tipici dolci sardi). Le foglie, ricche di tannini, venivano impiegate per la concia delle pelli. Il legno rosso-brunastro serviva per lavori di ebanisteria e forniva un eccellente carbone vegetale. In coltivazione, resiste fino a Bolzano, lungo la suggestiva passeggiata Guncina, voluta dalla principessa Sissi, perché è in posizione ampiamente soleggiata anche d’inverno.

 

(A cura di Elena Tibiletti - Pubblicato su Giardinaggio 11/2011)