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Il verde verticale
Inviato da Silviab il 18-11-2016 18:08
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Come trasformare un'anonima parete, esterna o interna, di un edificio in un tappeto vegetale oppure risparmiare spazio e moltiplicare il verde in terrazzo.

In principio c’era il cemento (o l’intonaco verniciato, o le piastrelle): i muri ciechi di edifici urbani ancora oggi appaiono per la massima parte con questa triste veste, decine o centinaia di metri quadri verticali completamente spogli, offerti così squallidamente alla vista del passante o del residente, ma anche del proprietario, con evidente rammarico se ha buon gusto estetico. Poi arrivò Patrick Blanc, eclettico botanico prima e geniale paesaggista poi, ricercatore del Cnrs (Centre national de la recherche scientifique), che nel 1988 ha brevettato il Mur végétal. È un giardino in verticale in cui si mescolano alocasie, ficus, felci, dieffenbachie, filodendri e fatsie (aralie), imitando la vegetazione che cresce sulle pareti di roccia retrostanti le cascate tropicali, dove, anche senza terra, piante diverse s'intrecciano fitte come nella giungla, in un biotopo che Blanc ha osservato per anni, carpendone i segreti di vita e addirittura scoprendo nelle Filippine, nel 2011, una nuova specie, denominata Begonia blancii in suo onore. 

IL MUR VÉGÉTAL

Il Mur végétal (www.verticalgardenpatrickblanc.com) è costituito da un'ossatura metallica eretta contro il muro esterno di una casa (ma con altre specie vegetali si realizza anche all'interno) che sostiene un foglio di PVC espanso dello spessore di 1 cm, agganciato al muro di casa (ma separato da un'intercapedine, per evitare infiltrazioni d'acqua), su cui viene fissato un feltro con tasche di poliammide che contengono le radici delle piante.

Un banale feltro sintetico, normalmente usato dai vivaisti come base di appoggio per le piante in vaso; un tessuto-non tessuto spesso pochi millimetri, compatto, inalterabile, capace di assorbire una discreta quantità d'acqua e di trattenerla, in modo da evitare alle piante pericolosi stress idrici fra un'innaffiatura e l'altra. Lo spessore complessivo della struttura non supera i 6 cm e non è presente terra: Blanc asserisce che per la vita delle piante la terra non è indispensabile, quanto invece lo è l’acqua con i relativi sali minerali (del resto, le piante epifite lo dimostrano).

Il sistema di irrigazione a circuito chiuso prevede una pompa, regolata da un timer, che spinge l'acqua arricchita di sali minerali in un tubo forato fissato in cima alla parete, e mantiene così il feltro sempre umido (solo un'innaffiatura al giorno in inverno e una ogni 3-4 ore in estate); e il resto è affidato alla forza di gravità e alla natura: l'acqua scende pian piano verso la base della struttura dove viene raccolta in una vasca e rimandata in alto dalla pompa.

Il concime deriva anche dalle deiezioni degli uccelli che nidificano volentieri tra le piante. La manutenzione è minima, ridotta a una potatura leggera due o tre volte l'anno. Il costo? Poco abbordabile: circa 900 euro al metro quadro, ma per 30 anni di durata garantita.

Fra le realizzazioni nel portfolio di Blanc – a luglio 2013 erano oltre 200 fra pubbliche e private – si annoverano l’Ambasciata francese a New Delhi (India), il Musée de Quai de Branly a Parigi, lo showroom iGuzzini Illuminazione a Parigi, il Parlamento a Bruxelles, il Museo Caixa Forum a Madrid, il Pont-Route Max Juvenal a Aix en Provence, il centro commerciale E. Leclerc a Gdansk in Polonia, il centro commerciale e hotel Praterstrasse 1 a Vienna, lo Juvia restaurant a Miami ecc.; in Italia, l’Aquarium Nave Italia a Genova (1998), il Rolex Showroom a Milano (2008), il Caffè Trussardi alla Scala di Milano (2008), l’Hotel Cavalieri a Pinerolo (TO, 2008).

CON I RAMPICANTI…

Ciò accade in Francia da oltre 20 anni. E in Italia? L’idea è stata colta all’inizio del Millennio, attraverso tecnologie e prodotti diversificati: le realizzazioni più semplici prevedono supporti di varia natura, come Wall-Y di Geoplast (www.geoplast.it), una griglia per la realizzazione del verde verticale, in polietilene vergine ad alta densità, alla cui base vengono collocate le piante e la cui geometria delle celle è studiata per favorire l’ancoraggio dei tralci.

Sulla stessa linea, ma dalla spagnola Ceracasa (www.ceracasa.com), viene Lifewall®, una piastrella di 1 mq dentro la quale disporre le piante, che vengono irrigate per gocciolamento. Questi dispositivi, però, rappresentano solo, rispettivamente, un sistema sicuro di ancoraggio per vegetali rampicanti che mantengono le proprie radici ben infisse alla base del muro, e una sorta di tasca per piante, le quali necessitano di una costante manutenzione (sostituzione fallanze, reintegro terra ecc.).

Con queste metodologie, tra i fattori da prendere in considerazione in fase progettuale, si raccomandano un'adeguata preparazione delle strutture portanti, l'esame di orientamento della facciata ed esposizione alla radiazione solare, della natura del terreno e delle condizioni di drenaggio. Le piante utilizzate sono i rampicanti tradizionali, diversificati per zona geografica: tra quelli da fiore bignonia, buganvillea, gelsomino vero e falso, glicine, caprifoglio e passiflora; da foglia, vite americana e canadese e edera. E bisogna anche tener conto del fatto che alcune specie sono decidue e, quindi, in inverno lasciano la facciata spoglia, se non sono sapientemente miscelate a esemplari di sempreverdi.

QUALI PIANTE?

Ecco le piante, naturalmente adatte al clima italiano e, in particolare, del Nord Italia, dove questi sistemi si dimostrano più adattabili.

In esterni si possono utilizzare felci (dall’Adiantum alla Dryopteris), Stipa tenuissima, Festuca glauca e Miscanthus, Santolina, Sedum e piccoli esemplari di Cotoneaster come sempreverdi piuttosto resistenti agli inverni padani, mentre fra le decidue perenni sono indicate Hosta, Heuchera, Potentilla, Teucrium, Agastache, Euphorbia characias, Phyla nodiflora, Mentha spicata, Salvia officinalis, Geranium, Penstemon, Campanula portenschlagiana, Verbena ecc.; per il Centro-Sud ideali cappero, passiflora e buganvillea.

In interni ci si può avvalere di Tillandsia, orchidee, plectranthus, dieffenbachia, Bromelia, aralia, anturio, spatifillo, edera, Schlumbergera, Clorophytum e altre piante tropicali d’appartamento.

I VANTAGGI DELLA PARETE VERDE

Una parete verde è un fronte edilizio ricoperto da specie vegetali aggrappate, anche tramite supporti artificiali, alla muratura. Tra i vantaggi offerti da un muro verde ci sono:

- l'eliminazione dell'influsso della radiazione solare sul comfort termico degli spazi interni e la protezione della facciata dagli sbalzi termici;

- l'isolamento termico e acustico (può essere impiegato per creare barriere fonoassorbenti, ad esempio lungo le strade ad alto scorrimento);

- il filtro per le polveri sottili;

- l’incremento della produzione di ossigeno;

- la cattura dell’anidride carbonica con depurazione dell’aria;

- la protezione delle murature dagli agenti atmosferici;

- l’influenza positiva sul benessere psicologico di chi vi abita o lo guarda;

- l’ottimo effetto estetico.

IL QUADRO VEGETALE DA INTERNI

Ortisgreen (www.ortisgreen.it) ha creato una vera e propria parete vegetale per interni (utilizzabile anche in esterni). Si tratta di una struttura in acciaio con box di alluminio riciclato al 70%, nella quale viene realizzata la composizione floreale, completamente personalizzabile in base ai gusti, facile da mantenere e adatta a ogni tipo di ambiente, domestico o commerciale.  Le piante vengono nutrite da un semplice impianto autonomo d’irrigazione, installato su un substrato di sfagno, per umidificare in maniera ottimale le piante limitando il consumo d’acqua e senza sprechi. Il risultato è paragonabile a un quadro, con la particolarità di essere tridimensionale e di cambiare ogni giorno. Può essere realizzata anche in versione parete applicata e quadro vegetale.

ORTO A PARETE IN TERRAZZO 

Per soddisfare la voglia di pomodori sul terrazzo oggi ci sono gli orti a parete. «Su un pannello assorbente, spesso alcuni centimetri – spiega Fabiano Oldani, di Floralia in provincia di Lodi – si creano sacche in cui si inseriscono le orticole, insieme a terriccio di buona qualità». La disposizione non può essere casuale: le piante che si sviluppano verso l'alto dovranno stare nella parte superiore del pannello, viceversa quelle che tendono verso il basso saranno sistemate negli spazi inferiori. «Una volta completato – spiega Oldani – l'orto si appende al muro come un vero e proprio quadro, bello da vedere e facile da raggiungere».

E se gli orti a parete sono la novità del momento, quella dei giardini verticali sui muri è una tendenza consolidata. Per una parete interna a giardino vanno bene tutte le piante che necessitano di annaffiatura regolare e di temperatura tra 15 e 20 °C, mentre per l'esterno sono ottime le rampicanti e le erbacee perenni.Sia i giardini verticali che gli orti a parete richiedono cure e attenzioni quotidiane: meglio quindici minu