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Autunno sul Monte Terminio
Inviato da Silviab il 03-10-2016 16:33
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Un itinerario autunnale nella verde irpinia, tra le faggete e i castagneti del Monte Terminio; alla scoperta di borghi rurali e sapori tradizionali. 

Un’aria frizzante ci accompagna salendo per i ripidi tornanti del Monte Terminio; tutt’attorno il paesaggio sfoggia uno splendido mantello autunnale, dorato per le ampie chiome dei faggi, rosso acceso per gli aceri, bruno giallo per i robusti castagni. Esili banchi di nebbia si muovono a mezz’altezza tra i fianchi della montagna, avvolgono e poi scoprono il cielo e gli alberi, infine si dissolvono. L’aria è permeata di un profumo dolce, di terra umida e di funghi.

È magico l’autunno sui monti della “Verde Irpinia”, in provincia di Avellino, un territorio rigoglioso tra boschi, vallate e alti pascoli. Castagni e faggi conducono lo spettacolo in questo periodo dell’anno; diffusi in media quota i primi, più in alto i secondi, formano un manto uniforme su ogni versante. Il Monte Terminio è ricco di sorprese tutto l’anno ma nel tardo autunno i colori degli alberi donano al paesaggio un fascino irresistibile.

Le faggete sono una caratteristica degli ambienti naturali montuosi nostrani tra gli ottocento e i millesettecento metri di altitudine, soprattutto sull’Appennino dove diventano significative. Amante di condizioni climatiche umide e miti, il faggio (Fagus sylvatica) ha portamento piuttosto variabile a seconda dell’ambiente in cui vive: da albero slanciato ed elegante nei boschi fitti, a massiccio e addirittura contorto se isolato o in zone battute dal vento. Può raggiungere i 35-40 metri di altezza e vive normalmente circa 150 anni ma in circostanze favorevoli può superare i 300. Le faggiole, i suoi frutti, di cui sono ghiotti i cinghiali, maturano proprio nel periodo autunnale, mentre la fioritura avviene nel periodo aprile-maggio.

Le faggete dei Monti Picentini crescono rigogliose sia per la fertilità del suolo che per le abbondanti piogge; sono per lo più pure, talvolta miste con limitata presenza di altre specie come l’acero montano (Acer pseudoplatanus), l’acero napoletano o di Lobel (Acer lobelii), l’olmo montano (Ulmus glabra), il sorbo degli uccellatori (Sorbus aucuparia) e, in qualche raro caso, la betulla (Betula pendula).

Il sottobosco è ricco di felci, soprattutto felce maschio (Dryopteris filix-mas) e felce setifera (Polystichum setiferum), mentre la felce aculeata (Polystichum aculeatum) s’incontra solo in faggete di quote più elevate.

Altrettanto amato è il castagno (Castanea sativa), una latifoglia dal tronco robusto, alta fino a 25-30 metri, con chioma espansa e foglie grandi, lanceolate a margini seghettati. Ama terreni acidi senza spingersi in quote elevate, generalmente tra 500 e 1.000 metri, un po’ più in alto nelle regioni meridionali della penisola. Specie molto longeva, era e rimane strettamente legata all’economia rurale di molte regioni del nostro paese, soprattutto Campania, Toscana, Sicilia, Lazio, Calabria e Piemonte.

NATURA, COLORI E PROFUMI

Il massiccio carbonatico del Monte Terminio fa parte del Parco Regionale dei Monti Picentini, un’area protetta di 62.200 ettari tra le province di Salerno e Avellino. Con i suoi 1.785 metri, questa montagna è tra le vette più alte della regione, dopo il Cervialto (1809 metri) e, insieme ad altre cime, forma il gruppo dei Monti Picentini.

All’interno del Parco vi sono diversi siti appartenenti a Natura 2000: oltre al Terminio stesso, il Monte Accellica, nel territorio di Montella, e il Piano di Laceno, un altopiano carsico a 1000 metri di quota, con belle faggete e pascoli che si allagano durante la stagione delle piogge. Dai punti più alti del territorio, solcato da innumerevoli corsi d’acqua e sorgenti, si godono spettacolari, sconfinati panorami sia verso Sud che verso l’entroterra.

Tra le diverse peculiarità floristiche del Monte Terminio va ricordata la rarissima aquilegia di Champagnat (Aquilegia champagnatii), dai fiori celesti, scoperta per la prima volta nel luglio del 1976; inoltre, sui pascoli più alti si osserva la cresta di gallo di Wettstein (Rhinanthus wettsteinii), in fiore tra luglio e agosto, endemica dell’Appennino Centro-meridionale e l’altrettanto significativa, vedovella napoletana (Globularia neapolitana), dai fiori azzurri, anche essa endemica.

Numerosi uccelli, rapaci e passeriformi, animano i boschi del Terminio mentre, tra la fauna “minore”, l’inconfondibile coleottero esclusivo delle faggete, Rosalia alpina, dalle elitre azzurro-cenere a macchie nere con lunghissime antenne, è indubbiamente uno dei più appariscenti.

Oltre ad alcuni mammiferi piuttosto comuni nei nostri boschi (tassi, volpi, faine, martore, cinghiali, gatti selvatici…) da segnalare la presenza del lupo (Canis lupus), con pochissimi esemplari.

LE CASTAGNE DI MONTELLA

La storia e la vita nel territorio del Monte Terminio, e principalmente di Montella, sono legate in modo indissolubile al castagno (Castanea sativa), specie che rappresenta la più importante risorsa agricola. Secondo alcune fonti la coltivazione del castagno risale tra il 6° e 5° secolo a.C.

Dalla pezzatura media o medio-piccola, rotondeggianti, con la faccia inferiore piatta e la sommità mediamente pelosa, hanno una polpa bianca, croccante e dolce. Il grande pregio, la tipicità e la genuinità, la pongono tra le migliori castagne prodotte in Italia, riconosciuta sia come prodotto D.O.C. che I.G.P. (Indicazione Geografica Protetta). Ogni pratica che riguarda coltivazione e raccolta è tradizionale, senza nessun tipo di forzatura. Oltre a Montella, il territorio tipico comprende i comuni di Bagnoli Irpino, Cassano Irpino, Nusco, Volturara Irpina e Montemarano (in parte). La produzione annuale è di 50-60.000 quintali, circa un terzo di quella nazionale.

I BOVINI DI RAZZA PODOLICA

Un tempo presente in tutte le regioni adriatiche, dal Veneto alla Puglia, Basilicata e Calabria, la podolica oggi è concentrata all’interno di alcune aree appenniniche meridionali. In Campania si alleva soprattutto nella zona dei Picentini, tra Montella, Bagnoli Irpino e la fascia pedemontana fino al Vulture.

In origine razza dalla triplice attitudine (lavoro e, secondariamente, carne e latte), dal mantello grigio uniforme, si adatta con facilità in ambienti naturali difficili e marginali. La carne è di sapore peculiare e di buona qualità, mentre dal latte si ricavano diversi tipi di caciocavallo (di Montella, degli Alburni, di Ariano Irpino e di Calitri), la scamorza e la manteca.

SAPORI D’IRPINIA

Molte sono le eccellenze della tavola irpina; oltre alla castagna, i vini Fiano, Greco di Tufo e Taurasi, conosciuti e apprezzati, gli unici D.O.C.G campani, il caciocavallo Irpino, caratterizzato da una particolare stagionatura in grotta, il caciocavallo podolico, dall’omonima razza bovina, tipico dell’altopiano di Verteglia e del Laceno. Infine, le gustose nocciole irpine e lo scuro e profumato tartufo di Bagnoli che cresce d’inverno tra i faggi, le betulle e i noccioli della zona.

 

 

 

(Testo e foto di Ioannis Schinezos e Roberta Pagano - Pubblicato su Giardinaggio 10/2013)

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