Video in primo piano
PONI UNA DOMANDA
ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
il fiore
People
Brugmansie, trionfo di fine estate
Inviato da Silviab il 05-09-2016 14:42
Brugmansia_aurea_2bc29b52

Perenni, erette e imponenti le prime, all’incirca annuali e tendenzialmente striscianti le seconde, hanno in comune straordinarie corolle colorate e profumatissime, che non passano mai inosservate. 

A vederle per la prima volta, si rimane strabiliati: vistose e affascinanti per i grandi (lunghi fino a 50 cm) fiori campanulati, spesso intensamente odorose, le brugmansie e le dature in settembre sono ancora in piena fioritura, accompagnandoci sino al prossimo mese, in giardino come in terrazzo.

Nonostante la bellezza strepitosa, non sono piante particolarmente diffuse in Italia, a differenza del Nord Europa, dove già nel XVII secolo si facevano follie per loro, ricoverandole durante la stagione avversa nelle Orangerie a causa del clima sfavorevole per questi vegetali (le brugmansie sono originarie del Sud America tropicale). Noi Italiani non le amiamo, un po’ perché si dice (ma non è vero) che siano difficili da mantenere, e un po’ – forse – perché sono molto velenose (ed è vero!). Siete giustificati a non allevare queste meraviglie solo se avete bambini in età prescolare o quattrozampe divoratori, nel qual caso godetevi la lettura di questo articolo, riempitevi gli occhi, sognate pure, ma rimandate la coltivazione a tempi futuri…

LA DIVISIONE DEI GENERI

Poi i botanici, nel 1973, hanno creato il genere Brugmansia, a indicare solo le sei (o sette) piante legnose, con portamento arbustivo o arboreo, caratterizzate dalle lunghe trombe portate rivolte verso il basso: alle nostre latitudini sono solo esemplari coltivati. Nel genere Datura sono rimaste invece le due specie erbacee o suffruticose (con la sola base lignificata) dalle campane erette, con la bocca rivolta verso l’alto: lo stramonio in particolare è divenuto spontaneo della flora italiana, si è cioè “naturalizzato”.

LA SPETTACOLARE BRUGMANSIA

Si chiama anche “trombone degli angeli”, per il gigantismo delle sue corolle: la brugmansia è un arbusto caducifoglio, in Italia alto fino a 2 m (10 m nelle terre d’origine) e largo fino a 1,5 m, con corteccia chiara, fusti ramificati e robusti, e una crescita rapida e vigorosa.

Le foglie, ricreate ogni primavera, sono grandi, ovato-lanceolate lisce o appena dentate, di colore verde più o meno carico: si tratta di una pianta ingombrante che, per giunta, è meglio non dover sfiorare ogni volta che si passa in vicinanza, per evitare di lacerare le lamine (e contaminarsi con gocce di linfa tossica…).

Ma la vera meraviglia sono appunto i fiori, semplici o semidoppi, grandi (in media 30 cm di lunghezza), numerosi, a forma di tromba, profumati in alcune specie, di colore bianco, giallo, albicocca, rosa, rosso, viola, prodotti in abbondanza per lo più tra agosto e ottobre, proprio quando si riduce la disponibilità di corolle.

Ne scaturisce un alberello adornato da una ventina o più di tromboni colorati che, per giunta, emanano un sentore fiorito: il massimo lo producono B. suaveolens e i suoi ibridi, ma anche le altre specie e varietà, soprattutto nel tardo pomeriggio di una giornata calda, diffondono un caratteristico e intenso profumo. Tenetene conto se nei pressi di un esemplare consumate cene all’aperto…

Le corolle, a seconda della specie, incominciano ad aprirsi verso la fine di luglio in Val Padana, per continuare ininterrotte per oltre un paio di mesi, a patto di recidere lo stelo dei fiori appassiti (non basta sfilare i petali: il frutto si sviluppa ugualmente attaccato al picciolo) senza ledere l’ascella dove si stanno formando altre gemme fiorali. Ed è anche una pianta “di design”, perché con le forme imponenti arreda piacevolmente lo spazio verde, che sia un terrazzo, un giardino o un cortile; di contro, non è adatta a piccoli spazi, tipo balconcini, a meno di non coltivare solo lei o quasi.

 

SE LA BRUGMANSIA NON FIORISCE

• Con la brugmansia bisogna avere pazienza: non fioriscono per i primi anni le piante da seme, né le piante da talea nel primo anno di vita, e neppure gli esemplari stentati o con poche foglie o colpiti dal ragnetto rosso.

• Nessuna fioritura poi finché il fusto principale non comincia a ramificarsi: fino a questo momento la pianta ha pensato ad accrescersi e a produrre foglie, solo i rami dicotomici (divisi in due) creano le gemme da fiore, all’ascella delle foglie.

• La ramificazione si ottiene solo irrigando e concimando con regolarità, e con il prodotto adatto, e ponendo la pianta nella giusta posizione soleggiata ma non troppo né troppo poco.

UN INVERNO AL RIPARO

• Quando di notte il termometro scende stabilmente sotto gli 8 °C è tempo di spostare i vasi delle brugmansie e delle dature al riparo. Dopo la potatura, poneteli in veranda, sul pianerottolo o in una stanza fresca: la temperatura ideale per svernare è compresa fra 7 e 12 °C.

• Può andar bene anche una cantina o un solaio, purché possiedano una finestra anche piccola (le piante sono comunque a riposo) e non vadano sotto i 4-5 °C: dovesse accadere, tenete a portata di mano uno o più teli di non tessuto con cui avvolgere i rami e il vaso con le radici; questa soluzione è però sconsigliabile per piante piccole, di un anno, che vanno spostate in una stanza non riscaldata. Stessa prassi in caso di esemplari in piena terra.

• Le piante che stanno al freddo non vanno bagnate per tutto l’inverno; quelle che svernano sopra i 10 °C (ma non più di 15 °C) desiderano un bicchiere d’acqua al mese.

 

COLTIVARE LA BRUGMANSIA

Si alleva in piena terra solo nelle zone più miti; altrove solo in vaso, da ricoverare in luogo fresco quando la temperatura scende sotto gli 8-10 °C. Teme anche il vento che lacera le foglie, e la grandine che lede le gemme fiorali e i rami.

Ponetela in posizione riparata dal vento e in mezz’ombra in piena estate (altrimenti si bruciano le corolle), ma molto soleggiata nelle altre stagioni. Non ama i terreni sciolti e sabbiosi; tollera anche suoli leggermente umidi, ma non asfittici. Il vaso, in plastica, deve essere di diametro minimo di 24 cm per pianta alta 40 cm, e via a salire con la crescita dell’esemplare. Il drenaggio non è indispensabile. Il substrato ottimale è quello per piante da fiore.

L’irrigazione non deve mai mancare: le grandi lamine fogliari perdono enormi quantità d’acqua che dev’essere reintegrata continuamente; il terriccio infatti deve rimanere sempre inumidito (ma non inzuppato). Non deve mancare il sottovaso, di almeno una misura in più del vaso.

Altrettanto importante la concimazione: è una pianta energivora e richiede un prodotto azotato quando deve produrre il nuovo fogliame, e potassico quando deve iniziare a produrre i bocci. Utilizzate tra aprile e giugno un prodotto granulare per tappeti erbosi secondo le indicazioni in etichetta, e un concime liquido per piante da fiore da luglio a ottobre distribuito ogni 7-10 giorni nell’acqua d’irrigazione.

Va soggetta a fisiopatie che si manifestano attraverso il fogliame: se avvizzisce rimanendo verde, è una carenza d’acqua; se appassisce dopo esser diventato giallognolo, è un eccesso idrico; se scolorisce uniformemente si tratta di una carenza di ferro: somministrate il sequestrene ma, se il problema non si risolve nell’arco di una decina di giorni, forse è colpa di un terriccio troppo torboso e povero. Se il fogliame cade, tastate il substrato: è una carenza o un eccesso d’acqua.

È preda anche di parassiti: temibilissimo il ragnetto rosso, che attacca piante troppo esposte al sole e con scarsa umidità. Ugualmente nocive le rosure da parte delle lumache e chiocciole, soprattutto perché in genere attaccano piante Brugmansia ‘Grand Marnier’ piccole, già con poco fogliame.  

 

 

(A cura di Elena Tibiletti - Pubblicato su Giardinaggio 9/2014)