Video in primo piano
PONI UNA DOMANDA
ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
il frutto
People
Le proprietà terapeutiche del rovo
Inviato da Silviab il 14-09-2016 12:52
Rovo_ad22a094_web_b12e4217

La selvatica e pungente pianta del rovo, oltre che regalandoci le dolcissime more che deliziano il palato, si fa perdonare le spine grazie alle proprietà terapeutiche dell'intera pianta.

Le foglie sono potentissime astringenti e antidiarroiche, ma anche diuretiche, antinfiammatorie delle vie digerenti e urinarie, ipoglicemizzanti (abbassano cioè la glicemia) e antireumatiche; le radici fungono da espettoranti; i germogli risultano depurativi, tonici e diuretici.

Infine i frutti contengono vitamine A e C, mucillagini e pectine (disinfiammanti e lassative, ma anche ottime per addensare la marmellata), e sono consigliati a gottosi e artritici perché favoriscono l'eliminazione dell'acido urico (azione diuretica) e mantengono sane le ossa; in più i semi non provocano allergie, a differenza della fragola, e gli zuccheri (levulosio e fruttosio) che contengono sono adatti anche ai diabetici.

LA SCHEDA BOTANICA

Il rovo si fa riconoscere da sé, impigliandosi con le robuste spine nei vestiti o nella pelle... I suoi lunghi (fino a 4 m) tralci, incurvati e più o meno striscianti e pungenti, sono generalmente annuali, ma scaturiscono "a getto continuo", specie se vengono tagliati, dal ceppo perenne. Se toccano terra, l'apice emette radici, creando così una nuova pianta, identica alla madre. I tralci portano foglie, caduche e coriacee, composte da 3-5 singole foglioline, di colore verde scuro sulla pagina superiore e con piccole spine lungo le nervature maggiori e una peluria argentea nella pagina inferiore. Da maggio ad agosto, senza soste, si aggiungono i fiori, a cinque petali, come in tutte le Rosacee, biancastri o rosati, del diametro di 2,5-4 cm, sui rametti dell’anno precedente. Dai fiori deriva un’aggregazione di drupe carnose (“multidrupa” o “drupa composta” o “sorosio”) dapprima verdi, poi sempre più turgide e rossastre, e infine nere, con un profumo molto particolare.

LA COLTIVAZIONE

Arbusto sarmentoso rustico, robusto e poco esigente, il rovo non bada alla latitudine (dalla Sicilia alla Val d’Aosta), al clima (da secco a gelido), all'esposizione (ombra, mezz'ombra o pieno sole), o al substrato, pur prediligendo terreni freschi, profondi e ricchi di sostanza organica. Se c'è una discreta umidità nel suolo, le more saranno più grosse e abbondanti, ma produce anche in condizioni siccitose o su terreni molto umidi. Una volta messo a dimora, va annaffiato solo nel primo anno, mentre è gradita una concimazione con letame o altro prodotto organico in autunno.

Va potato tagliando i tralci seccati (ciascuno dura circa due anni), i rametti che hanno fruttificato l’anno precedente, e ciò che si è stroncato o spezzato. Inoltre, se i rami diventano troppo lunghi e sottili, vanno tagliati a 2,5-3 m o meno, in base alla robustezza. I tralci vanno arcuati su sostegni (reti o palificazioni collegate da fili di ferro) e guidati legandoli con legacci in vari punti.

Si moltiplica per margotta da ceppaia, o per propaggine dai tralci che provengono sempre dalla ceppaia, cioè interrando una parte di essi tenendola ferma con una forcella, e lasciando fuoriuscire solo la cima del tralcio. Le varietà coltivate senza spine hanno proprietà molto più ridotte rispetto alle varietà spinose o a quelle selvatiche

Tra i frutti di bosco, è il più facile da reperire in natura. Anche perché non si trova solo nei boschi. I rovi infatti, spontaneamente presenti in tutta Italia da 0 a 2.000 m d'altitudine, formano macchie e siepi, spesso inestricabili, ai margini di cespuglieti, prati, campi coltivati, luoghi incolti e, naturalmente, nel sottobosco. Per la raccolta, è importante scegliere piante cresciute in luoghi lontani da macerie, rifiuti, strade e ferrovie. I germogli si staccano in aprile-maggio; le foglie si tagliano alla base tra giugno e agosto; entrambe le parti si pongono a seccare su graticci in luogo ombroso e aerato, e si conservano in sacchetti di carta o barattoli di vetro. I frutti si staccano a maturazione, in genere fra luglio e settembre, via via che maturano, e si utilizzano subito per il consumo o la trasformazione in confetture, gelatine ecc.

IN ERBORISTERIA

Per fermare la diarrea: bollite per 10 minuti 25 g di foglie secche in mezzo litro d'acqua. Dopo altri 10 minuti a fuoco spento, filtrate e bevete immediatamente fino a un massimo di 3 bicchieri al giorno.

In caso di infezione gastrointestinale con crampi: alla tisana precedente aggiungete anche 25 g di foglie secche di salvia.

Contro le emorroidi: preparate un decotto bollendo per 10 minuti in un litro d'acqua 100 g di germogli. Lasciate raffreddare, filtrate e imbevete del liquido le compresse da applicare sulla parte 3 volte al giorno.

Contro afte o infiammazioni della bocca: bollite 20 g di foglie in mezzo litro d’acqua per 10 minuti, filtrate, fate raffreddare e utilizzate a bicchieri per sciacqui fino a 3 volte al giorno.

Se il mal di gola non dà tregua: infondete 15 g di foglie per 10 minuti in una tazza d’acqua bollente, lasciate intiepidire, filtrate e, quando il liquido è freddo, fate gargarismi. Ripetete a volontà.

Contro le irritazioni cutanee: bollite per 10 minuti 20 g di foglie secche in mezzo litro d'acqua, lasciate raffreddare e filtrate. Immergete un batuffolo di cotone nel liquido, strizzatelo leggermente e ponetelo sulle parti interessate per 15 minuti, ripetendo fino a 5 volte al giorno.

Maschera levigante: schiacciate in una ciotola 6 more grosse e ben mature, amalgamatele a mezzo yogurt bianco intero e applicate la poltiglia sul viso per 20 minuti.

 

 

(A cura di Elena Tibiletti - Pubblicato su Giardinaggio 9/2014)

CRESCIAMO INSIEME
CERCA NEL PORTALE