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Graminacee per un eco-giardino
Inviato da Silviab il 27-04-2016 09:17
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Il nuovo giardinaggio ecofriendly punta su specie a basso consumo idrico ed energetico per ottenere uno spettacolo naturale e coltivare senza uso di prodotti tossici per l'ambiente.

 

Aprile è una gioia di colori ma è anche un momento di grande attività in giardino e in terrazzo, pensando all'estate e all'autunno: è adesso che si mettono a dimora le perenni e le graminacee ornamentali. È a queste che vale la pena di pensare non solo per l'apprezzabile effetto estetico ma anche per le loro valenze sul piano ambientale. Un giardino o terrazzo eco-friendly, a basso consumo idrico e praticamente esente da trattamenti contro malattie e parassiti, avrà una buona percentuale di erbe ornamentali, belle e utili e molto resistenti alle avversità e al gelo. E, non ultimo, di lunga durata: molte graminacee riescono a vivere in giardino per anni e anni, persino per decenni.

UNO SPAZIO VERDE CHE CONSUMA POCA ACQUA

Molte graminacee presentano il pregio di richiedere poche irrigazioni in estate, una volta che si sono ben ambientate. La minore richiesta idrica è espressa da quelle che hanno fogliame grigio o argentato.

Le graminacee si mantengono comunque belle e nei climi mediterranei, all’arrivo delle prime piogge tardo-estive o autunnali, riprendono vigore e ricominciano a vegetare, aiutate al Sud dalla stagione ancora mite. Comunque, rinnovano la vegetazione riacquistando splendore e valore decorativo.

Briza media si copre di piccoli pendagli cuoriformi che si agitano al minimo alito di vento, fra giugno e luglio, creando un primo piano delicato e leggero. Festuca glauca, dall’inconfondibile fogliame verde-azzurro, decora da sola il giardino o il terrazzo, in grandi cassette o vasi alti, aggiungendo in estate le lievi infiorescenze, ornamentali anche essiccate. Stipa gigantea riesce a crescere dove nessun’altra specie resiste: produce vigorose spighe che raggiungono i due metri d’altezza. Pennisetum villosum, dal portamento ricadente, è ottimo in prima fila nelle bordure.

Alcune specie entrano in riposo dall'autunno in poi: fra queste ci sono Pennisetum, Briza o Melica ciliata (fiorita in bianco-crema, illumina la primavera).

Mentre altre forniscono, anche in questo periodo, ulteriori motivi d’interesse. Per esempio Panicum virgatum mantiene un fogliame bruno nastriforme assai decorativo, mentre Miscanthus sinensis “Silberspinne” proprio in ottobre-novembre produce vistose spighe color bronzo. In genere i Miscanthus raggiungono l'apice del momento di bellezza nella tarda estate e in autunno, quando la loro dimensione imponente li rende protagonisti e li associa alle altre piante alte di fine estate, come le dalie dalle grosse teste fiorite che aspettano agosto e settembre per dare il meglio.

POCA MANUTENZIONE, ANCHE IN VASO

Le graminacee appena piantate richiedono qualche attenzione, soprattutto irrigazioni regolari per tutta la primavera: le innaffiature vanno fatte non spesso ma con abbondanza, in modo da favorire la radicazione in profondità dove troveranno un poco di umidità anche nei periodi più siccitosi. In seguito, quando le piante sono ben assestate, le cure sono davvero minime.

Conviene effettare uno sfoltimento verso la fine dell’inverno oppure a inizio della primavera per eliminare le parti ormai invecchiate e stimolare la pianta a emettere nuova vegetazione, sia in termini di steli e foglie che di infiorescenze, che spesso sono molto ornamentali. Può rendersi necessaria una potatura di contenimento per ridurre esemplari un po’ troppo vigorosi o mantenere la forma ordinata e compatta.

GRAMINACEE IN VASI

Al Nord alcune graminacee in vaso possono risentire dei geli intensi e conviene quindi ritirare i contenitori in serra fredda, mentre lungo le coste e al Sud i vasi possono restare all'aperto senza problemi particolari. Le piante allevate in vaso richiedono una irrigazione regolare e abbondante, perché le pareti del vaso causano un rapido riscaldamento dell’apparato radicale e le piante possono soffrirne. Conviene quindi, se possibile, cercare di ombreggiare il vaso disponendo altri contenitori intorno, o rivestendolo con cannicciato, che lascia passare l'aria ma riduce il caldo alle radici.

Leymus arenarius e Pennisetum villosum sono molto belle in vaso, così come le Stipa. Il Miscanthus richiede un grande vaso profondo nel quale coltivare un solo esemplare. Può creare problemi la mancanza di drenaggio nel terreno: causa marciumi di solito irreparabili. Raramente le graminacee danno segni di malattie o parassiti: un altro valore in più per un giardino o terrazzo eco-friendly.

UNA GRAMINACEA SPECIALE: IL BAMBU'

• Così come la comune erba del prato, anche il gigantesco bambù appartiene al grande gruppo delle Graminacee. I bambù comprendono diverse decine di generi e moltissime specie, alcune delle quali si sono ben ambientate in Italia in quanto sanno resistere al gelo e alla neve, grazie alla robustezza delle radici al gelo e alla capacità dei fusti di esprimere una grande elasticità.

• In giardino e in terrazzo i bambù trovano impiego per l'aspetto gradevole e per le doti utili: formano infatti schermi antivento, boschetti affascinanti per i bambini (vere e proprie "capanne" naturali) e rivestono le pareti di cortili, terrazzi e piccoli giardini se vengono coltivati in vasi molto profondi. In piena terra si diffondono rapidamente fino a diventare seriamente invadenti: esistono però appositi feltri o tessuti antiradice che sono d'aiuto per contenerne l'espansione.

• Tra le specie da prendere in considerazione nei piccoli spazi ci sono quelle dei bambù nani che non superano il metro e mezzo (Pleioblastus pumilus, P. fortunei, Shibatea) che fungono da tappezzanti del terreno e quelli piccoli e medi; la coltivazione in vaso richiede contenitori profondi almeno mezzo metro. 

UN PROBLEMA DA CONOSCERE: LE ALLERGIE ALLE GRAMINACEE

• Con l'arrivo della primavera, soprattutto tra aprile e maggio ma in alcuni casi fino all'autunno, sono molte migliaia le persone (soprattutto bambini) che cominciano a manifestare la loro allergia al polline delle graminacee. I sintomi principali sono rinite e asma bronchiale, mal di testa, disturbi all'apparato respiratorio.

• Le piante 'colpevoli' non sono quelle qui presentate bensì certe specie selvatiche e comuni in campagna, come avena, agrostide, phleum, orzo, sorgo, segale e parecchie altre. Il problema è acuito dall'inquinamento atmosferico: le particelle inquinanti trattengono nell'aria il minuscolo polline.

• Perciò, se non esiste un'accertata allergia alle specie di graminacee qui riportate, non nascono problemi. Per maggiore sicurezza consultate il vostro centro di allergologia e il medico curante.

COME COLTIVARE LE GRAMINACEE IN VASO

• L'utilizzo delle graminacee ornamentali in balcone e in terrazzo, ma anche in cortili e piccoli giardini, ha conosciuto un forte incremento negli ultimi anni, anche perché si tratta di piante che una volta ben installate, richiedono poche cure.

• Occorrono contenitori capienti e profondi o cassette di buona dimensione; vanno bene anche i grandi vasi in terracotta o plastica, preferibilmente alti e stretti, per meglio mettere in evidenza la bellezza e l'unicità della vegetazione.

• Le graminacee da coltivare in vaso si acquistano in primavera e si piantano in terriccio fertile (va bene quello universale) con un fondo di palline d'argilla espansa. Nel primo periodo è consigliabile fornire concime organico liquido ogni 10-15 giorni.

• Con l'avanzare della primavera si vedrà un rapido sviluppo; in estate l'acqua dovrà essere fornita in modo regolare e continuo (la resistenza alla siccità è minore in vaso), il concime si sospende nel periodo più caldo e non sarà più necessario.

• Per un buon risultato occorrono alcune ore di sole, meglio se di mattina; in genere non temono il vento.

• In autunno si può lasciare il fogliame, se ornamentale e piacevole, oppure tagliarlo alla base, operazione suggerita comunque nel tardo autunno o a fine inverno.

• Le specie più imponenti richiedono un cambio del vaso o una divisione del cespo ogni due anni, quelle di minore vigore ogni 3-4 anni.

 

(A cura di Lorena Lombroso - Pubblicato su Giardinaggio 4/2012)

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