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Rododendri, trionfo del colore
Inviato da Silviab il 19-04-2017 15:54
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Sono fiori da colpo di fulmine. Un po' come le rose. Il loro nome in greco infatti significa proprio "albero delle rose" ('rodon', rosa e 'dendron', albero). Da quando i Greci antichi li chiamarono così, più di 900 specie sono state scoperte e coltivate. Con la loro fioritura sontuosa e opulenta, la loro bellezza esuberante e sfacciata, i loro colori vitali e luminosi, non sono certo presenze sobrie e discrete in giardino: si fanno notare, esigono posizioni di rilievo e le occupano vistosamente. Grandi protagonisti dei giardini ottocenteschi, sono ancora oggi molto amati, anche in virtù del gran numero di specie, varietà e ibridi disponibili, che li rende utilizzabili e apprezzabili in molte situazioni assai diverse tra loro, dal giardino roccioso alle bordure, dai grandi cespugli isolati fino ai compatti esemplari nei vasi del balcone. 

UNA PIANTA MOLTO ANTICA

Originari della regione sino-himalayana e delle grandi catene montuose dell’altopiano tibetano, i rododendri fioriscono da tempi remoti e sono diffusi in tutto l'emisfero settentrionale, dall'America all'Europa al Giappone e, con una sola specie, anche in Australia. Il primo botanico a classificare il rododendro fu il francese Clusius, che nel sedicesimo secolo lo nominò Rhododendron hirsutum: questa, anche nota come 'rosa alpina' e diffusa sui monti dell'arco alpino, fu la prima specie coltivata. Le notizie più antiche sull'esistenza del rododendro ci portano indietro al 400 a.C., tra i soldati di Senofonte che, di ritorno dalla Babilonia, accampati tra le colline dell'Armenia, finirono quasi avvelenati dal miele fatto con il nettare della specie selvatica. Furono invece gli inglesi, tra il 1600 e il 1700, i primi a importare i rododendri. Tra il 1600 e il 1800, molti collezionisti europei viaggiarono verso l'Asia per scoprire specie nuove di questo fiore, che in Oriente trova le sue espressioni più spettacolari. Ancora oggi, si scoprono nuove specie di inaspettata bellezza, soprattutto in Cina e in Nepal ma non solo: nel 2006 in Nuova Guinea è stata trovata una specie che cresce sulla cima degli alberi, con radici aeree come le orchidee, e produce grandi fiori bianchi, stupendi, profumati.

NEL CLIMA FRESCO DEI LAGHI

In Italia, il rododendro giunse solo nell’Ottocento e ben presto trovò un habitat ideale intorno ai laghi prealpini, in particolare sul Lago Maggiore e quello di Como, dove si sviluppò rapidamente una fiorente produzione. Nel 1852, per esempio, i Rovelli, che furono pionieri del vivaismo verbanese con un celebre vivaio a Pallanza, esibivano su catalogo ben 84 varietà di rododendri. A fine Ottocento, questi fiori adornavano in abbondanza i giardini delle nobili dimore che costellavano le sponde dei laghi, complice la moda paesaggistica dell'epoca che richiedeva la creazione di macchie di colore altamente scenografiche, cui i rododendri si prestavano alla perfezione.

DUE GRUPPI E TANTE FORME

Appartenenti alla famiglia delle Ericacee, i rododendri si dividono in due gruppi principali: i rododendri veri e propri e le azalee, sempreverdi o caduche.

I rododendri veri sono arbusti o alberi, con foglie persistenti, utilizzati per decorare i giardini, oppure in vasi di dimensioni adeguate.

Le azalee possono presentare fogliame persistente, semipersistente o deciduo, hanno foglie e fiori di solito più piccoli dei rododendri e si coltivano in giardino (azalee a foglia caduca o semipersistente) o in vaso, in balcone ma anche in appartamento (a foglia persistente).

Nel tempo, inoltre, sono stati creati migliaia di ibridi, che garantiscono un perfetto ambientamento come piante da giardino e anche da terrazzo. Hanno fioriture spettacolari e talvolta profumate, in rosso o molte altre tinte: bianco, rosa, lilla, viola, porpora, arancio, giallo. Gli ibridi a fiore grande possono assumere un aspetto compatto (tipico degli ibridi yakushimanum) o un portamento nano o ancora forme ad alberello decisamente adatte per un pronto effetto. Alcune varietà possono crescere sino a 8-10 m, ma normalmente non superano i 3 m.

Nonostante l’enorme numero di specie, varietà, ibridi e cultivar, i rododendri sono di immediata riconoscibilità, grazie alle foglie, ellittiche o arrotondate, scure e coriacee, ma soprattutto ai magnifici fiori semplici o doppi, singoli ma più spesso riuniti in infiorescenze globose e in vari casi profumati. Il periodo di fioritura individuale varia da specie a specie (in natura comprende quasi tutti i mesi dell’anno da gennaio a settembre) anche se la maggior parte è in fiore tra la primavera e l'inizio dell'estate. Data l'abbondanza di varietà, c'è davvero l’imbarazzo della scelta e, probabilmente, la cosa migliore è visitare un vivaio ben rifornito per scegliere la cultivar con epoca di fioritura, forma e colore del fiore più consono ai propri gusti ed esigenze.

RODODENDRI, QUALCHE CURIOSITA'

• Frammenti di rododendro di epoca molto antica sono stati recuperati in Cina e in Caucaso; tuttavia le prime specie descritte nei testi botanici risalgono al 1500 e sono R. ferrugineum e R. hirsutum, le ‘rose alpine’: piccoli arbusti sempreverdi con fiori rosa o porpora, spontanei in Italia ad altitudini elevate.

• Nel linguaggio dei fiori l'azalea significa passione effimera, bellezza fragile, incanto fugace. Regalare un rododendro è un omaggio alla bellezza, all'amore e all'eleganza, ma è anche un invito alla cautela, al mettersi in guardia da illusioni e insidie.

• Le api vanno matte del nettare dei rododendri, alimentando la produzione di miele. Si tratta di un miele chiaro e delicato, buonissimo, pregiato, dalle spiccate qualità organolettiche (ricostituente, calmante del sistema nervoso e utile contro l'artrite), ma difficile da produrre per le mutevoli condizioni meteorologiche dell'alta quota: è infatti prodotto da Rhododendron ferrugineum e R. hirsutum, i rododendri dell’arco alpino. Ben diverso è il miele prodotto da specie asiatiche, alcune delle quali sono velenose. Lo stesso Plinio, riferisce di un'intossicazione dei soldati romani durante la campagna asiatica.

 

(A cura di Simona Pareschi - Pubblicato su Giardinaggio 4/2012)

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