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Monte Cofano: mare, cielo e storia antica
Inviato da Silviab il 21-03-2017 12:02
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Mare cristallino, torri medioevali, grotte carsiche, tradizioni ancestrali. Questo e molto altro aspetta i curiosi alla Riserva Naturale Orientata del Monte Cofano, una piccola perla siciliana ancora poco battuta nonostante il fascino millenario. 

Sicilia. Ognuno la scopre come vuole: chi si spiaggia sui suoi larghi litorali sabbiosi, chi si arrampica tra le rovine greche, chi preferisce aspettare pigramente la prossima granita al caffé. L'itinerario di questo mese ci porta in un angolo poco esplorato eppure ricco di sorprese.

Siamo sulla punta nord orientale dell'isola, nel territorio fra Trapani e San Vito lo Capo, celebre per il suo mare e lo squisito cous cous. Qui si trova un parco famoso, e spesso affollato di turisti, la Riserva Naturale dello Zingaro, vera meraviglia della natura. Ma poco lontano un'altra riserva potrebbe invitarvi a fare due passi, nel più assoluto silenzio. È la Riserva Naturale Orientata del Monte Cofano, che copre un'area di 537 ettari nel territorio di Custonaci, tra il Golfo di Bonagia e il Golfo di Cofano.

BOSCHI, SPIAGGE E DUNE DOLOMITI MARINE

Monte Cofano è un vero e proprio simbolo della zona. Il promontorio, che tocca i 659 metri d'altezza, si butta in mare legato all'isola solo da una stretta lingua di terra. La sua vista, dal monte Erice, è un vero spettacolo: tra la piana siciliana, abitata e riarsa dal sole, spicca questo gigante roccioso. La vista è comune agli uomini da migliaia di secoli: si tratta infatti di un promontorio dolomitico del giurassico.

Le pareti rocciose sono più aspre e ripide sul versante nord-occidentale, dove scendono a picco sul mare, creando piccole calette. Tutto intorno al monte si alternano calette rocciose, piccole spiagge di ciottoli e "trottoir a vermeti", tipico fenomeno della costa siciliana settentrionale. Si tratta di una piattaforma protesa verso il mare nata in seguito a un processo di cementificazione di gusci e molluschi vermetidi e di rivestimenti calcarei di altri organismi: un "marciapiede" (trottoir) organico dalla storia millenaria.

Sotto ai trottoir si scorge la base sommersa del monte, che si estende fino a 500 metri al largo, costituendo gli "orli del Cofano", profondi 35 metri e detti anche "Secche del Saraceno", dove un tempo si pescava il corallo rosso lavorato dagli artigiani trapanesi. Oggi il Monte Cofano si può esplorare con due sentieri, uno che porta sulla cima del promontorio, da dove si gode di una vista meravigliosa sui due golfi, ma che richiede un po' di allenamento, e uno molto tranquillo che in due ore porta a circumnavigare il monte, tornando da dove si è venuti, scoprendo tutta la ricchezza, naturale e non solo, della costa.

UN TUFFO NELLA STORIA

Il nostro itinerario inizia in un luogo unico al mondo. Lasciando la macchina a Scurati, frazione di Custonaci, capitale del marmo siciliano, si cammina su un sentiero battuto in un terreno piuttosto brullo. Attraversando un nucleo di case nascoste sotto la roccia, dove i fichi d'India si mangiano la strada e riempiono i muri, si intravede una gigantesca grotta naturale: è la grotta di Scurati, o grotta Mangiapane, dal nome della famiglia che vi ha abitato fin dal 1800.

Già, abitato: la grotta Mangiapane non è solo uno dei più antichi insediamenti abitativi dell’isola (gli archeologi vi hanno trovato i resti di un villaggio preistorico), ma dall’800 è stata abitata da un nucleo di famiglie, che ha ricreato nell’insenatura della grotta, lunga sessanta metri, un vero e proprio piccolo villaggio. Tutt’intorno al villaggio si estende la cava di marmo, da dove si estrae il pregiato “Perlato di Sicilia” che si trova anche nella basilica di San Pietro a Roma. Qui, il marmo non ha portato ricchezza, ma tutto è rimasto com’era, avvolto in una tela di antica nostalgia.

LA FLORA DI MONTE COFANO

Oltre agli ecosistemi mediterranei tipici della zona, la riserva presenta qualche propria peculiarità, come il cavolo di roccia (Brassica drepanensis) e lo sparviere del Monte Cofano (Hieracium cophanense), endemismi puntiformi che si possono trovare solo nel parco del Monte Cofano e nella vicina riserva dello Zingaro.

Troviamo poi il cavolo di Bivona (Brassica bivoniana), il fiordaliso delle scogliere (Centaurea ucriae), l'euforbia di Bivona (Euphorbia bivonae), lo zafferanetto di Linares (Romulea linaresii) e la speronella smarginata (Delphinium smarginatum).

La Riserva ospita anche diverse specie di orchidee selvatiche tra cui l'orchidea di Robert (Barlia robertiana), l'ofride a specchio (Ophrys ciliata), l'ofride gialla (Ophrys lutea), l'ofride fior di vespa (Ophrys tenthredinifera), l'orchide italica (Orchis italica) e l'orchide farfalla (Anacamptis papilionacea).

(A cura di Francesca Sironi - Pubblicato su Giardinaggio 3/2013)

 

 

 

 

 

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