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Monti Sibillini, tra fioriture e misteri
Inviato da Silviab il 06-02-2017 09:07
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Confine tra Umbria e Marche: una serie di tornanti costeggia le ripide pareti del Monte Vettore, accompagnandoci nella salita verso Forca della Presta. I densi boschi di latifoglie che hanno segnato finora il percorso, mutano in paesaggi decisamente alpestri. Superato il passo, la strada discende dolcemente e, poco dopo, ecco la Piana di Castelluccio di Norcia, col borgo arroccato su una bassa collina triangolare. L’abitato, uno dei più alti dell’Appennino, domina i vasti pascoli punteggiati da greggi e, soprattutto, i meravigliosi mosaici di campi coltivati che hanno reso famosa l’intera zona.

LEGGENDE E COLORI

Queste contrade fanno parte del Parco Nazionale dei Monti Sibillini che abbraccia circa 70.000 ettari e parte del territorio Umbro e Marchigiano. Il suo cuore consiste di una catena montuosa prevalentemente calcarea con numerose cime oltre i duemila metri. La vetta più elevata è il maestoso Monte Vettore (2.449 metri), a est di Castelluccio; a qualche centinaio di metri sotto la cima si può ammirare il Lago di Pilato nelle cui acque cristalline vive il gamberetto endemico Chirocephalus marchesonii, di un bel colore rosso corallo, che ha la peculiarità di nuotare col ventre rivolto in alto.

Nei pressi di Castelluccio si trovano tre grandi depressioni d’alta quota: il Pian Grande, il Pian Piccolo, a sud del borgo, e il Pian Perduto a settentrione di questo.

La vegetazione boschiva della catena dei Sibillini varia a seconda dell’altitudine: fino ai mille metri di quota predominano i boschi di roverella (Quercus pubescens), di carpino nero (Ostrya carpinifolia), di castagno (Castanea sativa) e di orniello (Fraxinus ornus), mentre più in alto regna il faggio (Fagus sylvatica). Oltre il limite della vegetazione arborea si estendono arbusteti di ginepro nano (Juniperus communis subsp. nana) e, a partire da quota duemila, vasti pascoli che ospitano piante di pregio, come la stella alpina appenninica (Leontopodium alpinum subsp. nivale), il genepì dell’Appennino (Artemisia petrosa subsp. eriantha), Gentiana dinarica, Ephedra nebrodensis, Dryas octopetala e diverse altre.

Sono paesaggi creati dall’uomo - colture, prati falciabili, pascoli - quelli che riempiono la Piana di Castelluccio, a quota 1.450. La coltura-principe di queste parti riguarda una delle più antiche piante alimentari, la lenticchia comune (Lens culinaris Medicus), “lenta” per i locali. Il pregiato ecotipo qui coltivato, noto come “lenticchia di Castelluccio di Norcia”, con riconoscimento IGP, ha un ciclo biologico breve, alta resistenza al freddo e alla siccità, tipico aspetto policromo, piccole dimensioni e sapore squisito.

Ma le piante che compongono le meravigliose pennellate di colore nelle piane e hanno reso famosi i paesaggi della zona, sono le cosiddette “infestanti”, soprattutto papaveri (Papaver sp.), fiordalisi (Centaurea cyanus) e senape selvatica (Sinapis arvensis).

Tra Giugno e Luglio, rossi, viola e gialli si succedono in meravigliose dissolvenze, arriva la “fiorita” come dicono i locali. In questo periodo la zona pullula di visitatori che giungono per ammirare e immortalare questo spettacolo unico, originato dalla mano dell’uomo. Ma sarebbe errato immaginare un “appuntamento” ben stabilito. Già, perché queste fioriture sono capricciose e imprevedibili d’anno in anno; non è possibile fissare date certe né la loro sequenza, e il paesaggio muta in continuazione giorno dopo giorno, settimana dopo settimana. Tutto dipende dalle nevicate invernali, dalle piogge primaverili, dall’abbraccio del sole, dal periodo delle semine. Le fioriture si succedono negli anni, sempre diverse, con maggiore o minore intensità.

SENTIERI NEL VERDE

Il Pian Grande con le sue strabilianti fioriture può essere esplorato con facilità percorrendo i piccoli sentieri che si snodano tra le coltivazioni, ai lati della strada asfaltata che, dall’abitato di Castelluccio, scorre in direzione Sud-Ovest. Per visioni d’insieme occorre salire un po’ in alto, sui fianchi delle colline o montagne circostanti.

Per chi desidera addentrarsi nel cuore della natura del Parco dei Monti Sibillini, esiste un completo percorso escursionistico ben segnalato noto come Grande Anello dei Sibillini, di circa 120 chilometri, realizzato recuperando tracce già esistenti. I sentieri abbracciano l’intera catena montuosa e consentono di esplorare a fondo sia gli ambienti naturali del comprensorio sia il prezioso patrimonio storico-culturale. La lunghezza delle nove tappe varia da 9 a 19 chilometri (tempi di percorrenza da 3 a 7 ore circa) per cui è richiesta una buona esperienza nel trekking.

Oltre a questo complesso di percorsi, esistono 18 “Sentieri Natura” adatti anche a escursionisti poco esperti che partono dai centri storici dei paesi o dalle loro vicinanze. Hanno lunghezze moderate e, due di questi, il lago di Fiastra e la Forca di Presta, sono percorribili anche da sedie a ruote per i portatori di handicap.

Il Parco (www.sibillini.net) mette a disposizione diverse pubblicazioni (Grande Via del Parco, Grande Anello dei Sibillini…) e ottimo materiale informativo da cui attingere le indicazioni necessarie. 

 

(Testo e foto di Ioannis Schinezos e Roberta Pagano - Pubblicato su Giardinaggio 1-2/2014)

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