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Rimedi per la tosse e non solo: l'abete bianco
Inviato da Redazione GI il 28-11-2016 17:59
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L’abete bianco (Abies alba) non va confuso con quello rosso, o peccio (Picea excelsa), il classico albero di Natale, dal quale si differenzia,  per la presenza di una riga bianca sulla pagina inferiore degli aghi.

Coltivazione

I giovani esemplari di questo albero di montagna possono essere piantati con successo in terreni freschi, fertili, mai argillosi né con ristagni idrici. La crescita è più lenta di quella dell’abete rosso, ma l’albero è più longevo (anche 800 anni).

Raccolta

Cresce nelle zone fresche di montagna, ad altitudini variabili tra gli 800 e i 1.800 m, dove forma foreste pure o miste, in genere, al faggio e all’abete rosso. Anticamente presente in vastissime aree, oggi, allo stato naturale, lo si trova solo in zone limitate, ma viene spesso reintrodotto, specialmente nelle faggete appenniniche.

Si raccolgono nei mesi primaverili le foglie e le gemme ancora tenere e la resina che trasuda dal tronco spontaneamente o in seguito a incisioni. Si essiccano tutte le parti in luogo aerato e ombroso e si conservano in barattoli di vetro al buio. I diversi preparati, compresa l’essenza di trementina, sono comunemente in vendita nelle erboristerie. L’abete bianco è l’unica specie del genere Abies che cresce spontanea in Italia. All’inizio ha una crescita lenta, ma poi nel tempo si sviluppa fino a 60 m d’altezza, con un tronco dritto, una grande chioma conica dai rami disposti orizzontalmente, ricoperti di foglie aghiformi che durano dagli otto agli undici anni prima di cadere. La fioritura, poco appariscente, compare verso aprile-maggio. I fiori di una stessa pianta sono a sessi separati: quelli maschili raggruppati nella parte inferiore dei rametti e i femminili in quella superiore, verso la cima dell’albero. Dai fiori femminili fecondati si sviluppano i frutti, pigne erette lunghe anche 16 cm, con squame legnose che a maturazione si staccano, liberando i semi che il vento disperderà.

In erboristeria

Foglie, resina e gemme dell’abete bianco contengono la provitamina A, un olio essenziale e la trementina che conferiscono alla pianta proprietà espettoranti, antisettiche, antispasmodiche, revulsive (che provocano una dilatazione vascolare). Numerosi sono i preparati farmaceutici industriali a base di resina, utilizzati per la cura di bronchiti, polmoniti, pleuriti, dei vermi parassiti, dei calcoli, delle cistiti (infiammazioni vescicali), della leucorrea (perdite bianche vaginali) e, in generale, nelle disfunzioni genito-urinarie.

  • Per combattere la bronchite: preparate un infuso con 500 g di gemme in 3l di acqua bollente per 15 minuti, filtrate e versate nell’acqua calda della vasca; rimanete immersi per una ventina di minuti nell’acqua a 30 °C, non oltre altrimenti si ha un effetto debilitante; asciugatevi con cura evitando il rapido raffreddamento del corpo.
  • Contro le perdite bianche: infondete 100 g di gemme in 1 l di acqua bollente per 10 minuti, filtrate e versate nell’acqua del bagno seguendo le indicazioni precedenti.
  • In caso di dolorosi geloni: bollite 50 g di gemme in 1 l d’acqua per 10 minuti, filtrate, lasciate intiepidire, immergete le parti doloranti per 10 minuti quattro volte al giorno.
  • Antisudorifero per i piedi: bollite 1 kg di aghi per 15 minuti in 2l d’acqua, filtrate, lasciate intiepidire e fate un pediluvio di 15 minuti ogni sera.
  • Contro reumatismi, lombaggine, sciatica: mescolate in parti uguali essenza di trementina e olio canforato; conservate in bottiglia di vetro scuro; all’occorrenza massaggiate alcune gocce sulla parte dolente più volte al giorno.

Tratto da GD12/2010 di Elena Tibiletti disegni Remo Rizzi

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