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Il cardo dei lanaioli: coltivazione e proprietà
Inviato da Redazione GI il 05-09-2017 16:16
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Il cardo dei lanaioli, curiosa coltura dalle insolite carattestiche e dalle preziose virtù importanti per la nostra salute.

Nome

Cardo dei lanaioli (Dipsacus fullonum), "dipsacus" significa “togliere la sete”,per la forma a copa assunta dalle foglie le quali accolgono gocce d'acqua utile per dissetare piccoli animali, mentre il termine fullonum è di origine latina e deriva da fullones, cioè i ricettacoli dei capolini servivano per cardare la lana.

Note botaniche

Si tratta di un’erbacea biennale, che nel primo anno produce solo una rosetta di foglie basali e solo nel secondo diventa alta da 80 cm a 2 m, con foglie lanceolate prive di picciolo e dotate di nervatura spinosa nella pagina inferiore. Il fusto, che compare nel secondo anno, è eretto, ramificato, anch’esso spinoso, e termina con infiorescenze a capolino ovoidali, lunghe 4-8 cm, che hanno alla base foglie modificate appuntite. In luglio e agosto, nel secondo anno di vita, compaiono piccoli fiori color rosa-lilla che si dispongono in cerchio a metà del capolino e poi si aprono man mano verso l’alto e verso il basso, mai contemporaneamente. Il frutto è un achenio angoloso, lungo 5 mm, racchiuso nel tubo persistente dell’involucro.

Tecniche di coltivazione

Poco diffusa, merita un posto nelle aiuole in giardino per il suo particolare carattere ornamentale, dato dalle dimensioni che permettono di apprezzare bene la fioritura estiva. Non ha particolari esigenze riguardo alla tipologia di suolo; è importante che ci sia sufficiente umidità. La presenza del sole è importantissima per assicurare una buona crescita, nel primo anno e favorire la fioritura nel secondo. Non teme il freddo della Pianura padana, ma quello alpino. Cresce spontaneo un po’ ovunque nei luoghi assolati, lungo i fossi, nei terreni incolti e argillosi, accanto ai ruderi delle vecchie case, spingendosi dalle zone pianeggianti dell’area mediterranea fino a un’altitudine di 800 metri sull’Appennino. Per la raccolta si consiglia di evitare le piante che crescono in contesti inquinati (vicino a strade, autostrade, ferrovie, cantieri edili) e ricordarsi di usare un paio di robusti guanti per evitare il contatto con le spine. Le foglie devono essere utilizzate fresche e quindi hanno un periodo di raccolta limitato alla primavera mentre le radici, si estirpano in autunno, da piante al primo anno di vegetazione. Le radici vanno essiccate in luogo fresco, aerato e ombroso, e si conservano per circa un anno in barattoli di vetro scuro.

Rimedi naturali

Le foglie e le radici della pianta contengono numerosi principi attivi che le conferiscono preziose proprietà diuretiche, sudorifere, depurative e aperitive.

Per facilitare la digestione: infondete 30g di radici in 1 litro di acqua bollente per 10 minuti, filtrate, lasciate intiepidire e bevete un bicchiere dopo i pasti senza dolcificare. 

Il digestivo alcolico: infondete 40g di radici in 1 litro di alcol alimentare o di grappa per 15 giorni in un barattolo di vetro scuro esposto al sole e scosso ogni giorno; aggiungete 70g di zucchero, ponete al sole per altri 15 giorni scuotendo giornalmente il barattolo; poi filtrate e imbottigliate conservando la bottiglia in luogo fresco e buio; non consumate prima di un mese dall’imbottigliamento. All’occorrenza, un bicchierino dopo i pasti.

Per depurare l’organismo: infondete 20g di radici in 1l di acqua bollente per 10 minuti, filtrate, lasciate intiepidire e bevete un bicchiere ogni mattina a digiuno senza olcificare, il tutto per tre settimane. Sospendete per due settimane e ripetete il ciclo di tre settimane. L’assunzione è consigliata due volte l’anno, in prile e in ottobre.

Per combattere l’acne giovanile: preparate un decotto facendo bollire per 10 minuti 50 g di radici in 1 litro di acqua, fate raffreddare, filtrate, bevete due tazze al giorno addolcendo con miele di acacia o di tarassaco.

Contro gli eczemi: bollite per 10 minuti 40 g di radici secche in 1 litro di acqua, filtrate, lasciate intiepidire, bevete due tazze al giorno addolcendo con miele di acacia o di tarassaco.

 

Di Elena Tibiletti, pubblicato su Giardinaggio 9/2012

Illustrazione di Sara Manon