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L’agrifoglio a Natale è di buon auspicio
Inviato da Redazione GI il 16-12-2010 12:03
Agrifoglio

Sono stati i popoli germanici a trasmettere ai Romani l’uso di appendere rami di agrifoglio alla porta per tenere lontani gli spiriti malvagi. Oggi l’agrifoglio, che proprio a dicembre si riempie di graziosissime bacche rosse, gialle o arancio, è un elemento indispensabile nelle ghirlande e decorazioni natalizie, simbolo di vita nel cuore dell’inverno. Tra le piante ornamentali è una delle più apprezzate dai giardinieri di tutto il mondo, tanto che nemmeno il celebre paesaggista di giardini Ippolito Pizzetti riusciva a farne a meno nelle sue realizzazioni.

La specie più diffusa è di origini italiane e mediterranee, l’Ilex aquifolium, che cresce spontaneo nella macchia boschiva italiana e presenta foglie verde scure spinose, con ramatura un po’ disordinata. Ci sono poi agrifogli diversi, come il gruppo di Ilex x altaclarensis, di origine orticola, che sono ibridi spesso quasi o del tutto privi di spine e in qualche caso con una produzione di frutti molto generosa e decorativa. I giapponesi amano molto l’Ilex crenata, immancabile nei giardini zen e apprezzato pr le foglie molto piccole e fitte, mentre dagli Stati Uniti arriva un agrifoglio deciduo, i cui rami nudi in inverno sono arricchiti da bellissime bacche rosse, l’Ilex verticillata: originario delle zone montuose settentrionali, un tempo veniva usato come medicinale contro le febbri, mentre oggi è molto apprezzato per la sua bellezza rustica, che lo rende adatto per le composizioni invernali.

Oltre che per la sua bellezza, un valido motivo per scegliere la pianta di agrifoglio è la sua capacità di resistere alle avversità: tollera bene la siccità estiva, resiste al vento salmastro, accetta di vivere anche nelle zone inquinate e offre cibo e riparo alla fauna selvatica. Per questi motivi è molto utilizzata per siepi frangivento e anche a prova di ladro.

La pianta di agrifoglio può vivere più di 70 anni e le cure che richiede sono davvero poche: va concimata in autunno con compost o letame maturo e annaffiata solo nel primo anno, dopo l’impianto. La potatura dell’agrifoglio mantenuto in forma topiaria o di siepe geometrica va fatta preferibilmente in primavera, ripetendo l’intervento, se necessario, a metà estate.

È da ricordare che la pianta di agrifoglio è dioica, con esemplari maschili e femminili distinti: solo questi ultimi portano le caratteristiche bacche colorate della pianta e le producono se in vicinanza c’è un esemplare maschile oppure se la pianta femmina è stata innestata con un rametto di pianta maschile.

Nel linguaggio dei fiori l’agrifoglio rappresenta la pura e semplice verità: se volete comunicare amore o affetto sincero ad una persona cara non dovete far altro che regalarne un esemplare

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