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Rhododendron, arbusti da giardino
Inviato da Redazione GI il 18-09-2014 10:05
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Nome scientifico: Rhododendron, varie specie

Famiglia: Ericaceae

 

Maestose piante, spettacolari durante la fioritura, i rododendri richiedono però un ambiente su misura per le loro esigenze, e cure altrettanto mirate per mantenerle e vederle prosperare nel tempo. Non sono quindi adatte a tutti i luoghi e i “pollici”, ma se si rispettano le loro necessità, è facile che ci accompagnino bellissime per decenni.

Il genere Rhododendron comprende circa 500 specie di arbusti e alberi e include sia i rododendri veri e propri, sia le azalee. Esiste poi un migliaio di varietà e ibridi.

 

Com’è fatto
I veri rododendri sono piccoli arbusti o alberi alti 2 m, quasi sempre con foglie persistenti, a creare folti cespugli ramificati fin dalla base. Le foglie sono lanceolate o ellittiche, coriacee e tendenzialmente lucide, più o meno arrotondate all'apice, glabre e con la pagina inferiore spesso ferruginea per la presenza di squame ghiandolari, oppure cigliata e ghiandolosa. La fioritura avviene tra aprile e giugno, a seconda delle varietà, della zona geografica e dell’andamento meteorologico della stagione; i fiori (campanulati, imbutiformi, tubulosi, appiattiti), apicali o ascellari, isolati o in infiorescenze, sono in genere piuttosto grandi (fino a 3,5 cm di diametro). I colori sono bianco, rosa, giallo, arancione, lavanda, viola, cremisi, porpora, scarlatto. La fioritura dura per alcune settimane, a seconda della temperatura raggiunta e dell’umidità presente nel periodo.

 

Dove si coltiva
I rododendri sono originari delle zone temperate o fredde dell’Asia, Nord America, Australia ed Europa (Rhododendron ferrugineum e Rhododendron hirsutum sono le due specie spontanee sulle nostre Alpi). Amano quindi climi freschi e umidi d’estate e freddi o anche gelidi d’inverno: perfette per coltivarli sono le zone lacustri. Sono inadatti alle zone costiere, e faticano molto a sopravvivere anche in Pianura Padana. In Meridione devono essere coltivati perlomeno in collina, ancora meglio in montagna. Possono vivere bene anche in vaso, che rappresenta una scelta obbligata se la terra del giardino è calcarea.

 

Come si coltiva in vaso
Richiede una posizione in ombra luminosa assolutamente indispensabile tra maggio e settembre; mentre nei restanti mesi può sopportare una mezz’ombra. Il sole è comunque nocivo a queste piante, mentre possono vivere in ombra fitta e anche, in parte, fiorire. La temperatura ideale è tra 12 e 20 °C; soffre molto oltre i 30 °C; sopporta fino a –20 °C (preferibilmente con una buona pacciamatura alla base), ma non per lunghi periodi, né in vaso (da ritirare in una cantina o magazzino); teme gelate tardive e venti freddi; non regge temperature invernali superiori ai 15 °C.

Il vaso può essere in plastica o terracotta, di diametro pari o poco più piccolo di quello della chioma; il rinvaso si effettua ogni 2 anni, dopo la fioritura. La terra non deve essere calcarea, deve avere pH acido (4,5-5,2) ed essere di medio impasto, ricca di humus, leggermente sabbiosa o torbosa, fresca, soffice, sciolta; ideale l’apposito terriccio per acidofile; ponete un ottimo drenaggio sul fondo del vaso: le radici non sopportano il ristagno d'acqua.

L’acqua deve essere inderogabilmente decalcificata; abbondante e regolare da aprile a settembre; medio-scarsa nel restante periodo. Gradisce una buona umidità ambientale, che può essere ottenuta, soprattutto in estate, vaporizzando giornalmente il fogliame con acqua non calcarea.

Si concima da marzo a settembre con un prodotto per acidofile, a lenta cessione oppure liquido, nell’acqua d’irrigazione ogni 15 giorni; in ottobre si somministra un’ultima mezza dose di concime granulare a lenta cessione per acidofile. La potatura è da evitare; se necessaria, si opera subito dopo la fioritura, prima che si formino le gemme fiorali per l’anno successivo.

 

I suoi nemici
Molta attenzione al ristagno idrico che determina un appassimento generalizzato ed è di solito insanabile. Invece, la carenza d’acqua o l’esposizione al sole determinano il disseccamento delle foglie. Il seccume improvviso dei bocci è imputabile a scarsità d’acqua, oppure eccesso di caldo combinato con carenza di umidità, o anche a una gelata tardiva. L’ingiallimento delle foglie è dovuto a clorosi e va corretto somministrando il sequestrene. Uno stato di sofferenza e deperimento generale è causato da condizioni ambientali inadatte o acqua/terra/concime non per acidofile. Infine, il ragnetto rosso si manifesta su esemplari accaldati e poco ventilati, dove scarseggia l’umidità.

 

Curiosità
Sono Rhododendron anche le cosiddette azalee, che si distinguono per la taglia più ridotta (max 1,5 m d’altezza e 1 m di diametro), per il fogliame che può essere anche semipersistente o addirittura deciduo, e per i fiori un po’ più piccoli (diametro max 2 cm). Altre differenze sono riservate ai botanici, perché riguardano i peli  le ghiandole sulla lamina fogliare e il numero di pezzi che compongono i fiori (es. stami, petali ecc.). Per quanto riguarda la coltivazione, la differenza principale sta nel fatto che le azalee sempreverdi più facilmente temono il freddo: nelle zone del Nord Italia vanno coltivate solo in vaso, da ritirare in una stanza fresca d’inverno.

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