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Piante da frutto antiche: more, giuggiole...
Inviato da Redazione GI il 19-09-2014 10:05
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Nel giardino-frutteto di casa si può pensare ai “frutti minori”, frutti antichi quasi o del tutto dimenticati dalla grande distribuzione ma molto interessanti a livello familiare per una riscoperta di sapori e per la bellezza che sanno offrire in ogni stagione e soprattutto da fine estate all’autunno. Vengono chiamati “minori”, ma non certo per il loro sapore meno interessante: la qualifica di frutti minori è un termine che si riferisce invece alla loro scarsa o minima presenza nelle campagne produttive e nei punti vendita, in quanto per molti anni sono stati praticamente del tutto dimenticati a livello commerciale. Oggi, per fortuna, si assiste a una inversione di tendenza.

 

Le more
Quasi nessuno raccoglie più le more selvatiche dai rovi lungo i sentieri di campagna dalla pianura all’alta collina: questo frutto quasi dimenticato, squisito e ricco di fattori nutritivi merita di essere riscoperto.
Se temete le spine della sua vegetazione c’è una soluzione semplice: potete scegliere una varietà senza spine, che vi darà frutti più dolci e grossi rispetto a quelli del rovo selvatico, molto vigorosa e invadente. “Thornless” e “Thornfree” sono i nomi di varietà senza spine create negli USA, dove la coltivazione delle more è molto diffusa. Americane sono anche le more ibride come il “Tayberry”, curioso incrocio con il lampone. Ha portamento rampicante e tralci spinosi; i frutti sembrano dei lamponi di forma molto allungata ma hanno il sapore delle more. Se volete sperimentare la coltivazione in vaso dovrete procurarvi un contenitore piuttosto profondo (almeno 40 cm) o una grande cassetta in cui potete collocare da due a tre piante. Raccogliendo tutti i frutti di mora quando sono maturi, quelli ancora acerbi e verdi si ingrossano maggiormente e si ottiene così un raccolto scalare di elevata qualità. La maturazione delle more, influenzata dal tipo di varietà e dal clima, avviene nell’arco di alcune settimane: da una pianta adulta in condizioni ottimali potrete raccogliere circa 5 kg di more. Controllate le piante ogni 3-5 giorni.

 

Le giuggiole
Andare in brodo di giuggiole è un vecchio modo di dire riferito a chi manifesta grande felicità: il merito va al liquore di giuggiole, una sferzata di energia positiva. Le giuggiole sono uno di quei frutti “dimenticati” per molti anni e oggi riproposti grazie al lavoro di vivaisti attenti e appassionati. Adatto al terrazzo in grandi vasi profondi e perfetto in giardino, l’albero di giuggiole (Ziziphus sativus) è di origine cinese ma da secoli diffuso anche in Italia, dal Nord al Sud. Si usava piantarne uno vicino a casa perché considerato portafortuna e capace di indurre nelle donne la procreazione di figli maschi, chissà perché. Poiché la pianta comincia a fornire frutti dopo vari anni, conviene comprare un esemplare in autunno già con i frutti, per avere la certezza che ha già raggiunto la capacità di fornire il raccolto. Piantatelo tra l’autunno e la primavera e bagnatelo generosamente nel primo anno, ma poi, una volta attecchito, avrà bisogno di poche cure e scarse irrigazioni, solo nei periodi di lunga siccità estiva. Non richiede potature se non per occasionali pulizie della chioma, a fine inverno.

 

L’azzeruolo, il frutto del biancospino
L’azzeruolo è invece ideale anche in collina e Pianura Padana. La pianta, Crataegus azarolus, è probabilmente di origine mediterranea ed è possibile trovarne forme selvatiche in Liguria, Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Sicilia. Reperibile presso i vivaisti che trattano frutti antichi, è una pianta molto facile che regala frutti gustosi nella seconda parte dell’anno.

 

Altri frutti minori da scoprire
L’Aronia, detta anche “Chockeberry”, è un arbusto che ama i luoghi soleggiati e non teme il freddo. Diffuso allo stato naturale in Canada e nelle regioni orientali degli Stati Uniti, cresce bene anche nei nostri climi. Il frutto amarognolo e gradevole è commestibile, ricco di vitamine e di virtù terapeutiche (è usato in erboristeria).
Il sambuco regala ottime bacche per marmellate. L’arbusto produce bei fiori ed è di coltivazione facilissima, tanto da essere considerato persino infestante.
Il boysenberry è un incrocio fra lampone e more del Pacifico, Rubus × loganobaccus, anch’esse di origine ibrida; è un ibrido neozelandese: i frutti, scuri come le more di rovo, sono particolarmente dolci, pressoché privi della tipica nota acidula. Il nome è un omaggio al proprietario della fattoria dove il frutto era stato messo in coltivazione nei primi anni del secolo scorso. Non teme il freddo.
Il corniolo regala i frutti rossi commestibili. Trovano impiego anche in cosmesi e sono amati dagli uccelli selvatici.
Il cranberry è un frutto caratteristico della cultura precolombiana del Nord America, è una bella pianta facile anche nei climi padani. La pianta, Vaccinium macrocarpon, dà frutti di colore rosso consumabili allo stato fresco e in forma di succo. Non teme il freddo.

Per il Sud e i climi costieri miti la scelta si allarga a specie di origine tropicale: mango e papaya, star fruit (carambola), durian, litchi, annona e altri. Molto curioso è il dragon fruit o pitaya, un frutto centroamericano: gli indigeni messicani li usavano come messaggeri d’amore, donandoli alle ragazze che volevano corteggiare. Potrete coltivarlo solo se vivete in una zona privilegiata, con il caldo sole del mediterraneo che batte anche in inverno.

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