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Il rame come fungicida
Inviato da Redazione GI il 03-05-2014 12:06
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Fitofarmaci biologi: Rame

 

 

Che cos’è: elemento minerale (Cu) che ha una spiccata capacità fungicida. Viene utilizzato all’interno di diverse composizioni, che danno luogo a differenti prodotti (“prodotti cuprici”, “verderame” ecc.).

Il più famoso è la poltiglia bordolese (o vetriolo azzurro), un preparato ottenuto dalla neutralizzazione del solfato rameico con idrossido di calcio, che si utilizza direttamente come sospensione, senza necessità di aggiungere calce.

Il solfato rameico pentaidrato o tribasico è il sale puro di rame, che va neutralizzato miscelandolo con calce per evitare fenomeni di tossicità per le piante: si forma così la poltiglia bordolese.

Gli ossicloruri di rame sono combinazioni idrate di ossido rameico con un cloruro e risultano meno fitotossici rispetto al solfato di rame. Possono essere reperibili come ossicloruro tetra rameico (ossido di rame e cloruro di rame) o come ossicloruro di rame e calcio (ossido di rame e cloruro di calcio).

Il gluconato di rame è un prodotto nuovo, a basso dosaggio di rame metallo, impiegato come fertilizzante fogliare e non come fungicida.

L’idrossido di rame (o rame idrossido) deriva dal solfato di rame con idrossido di calcio e cloruro d’ammonio e viene anch’esso utilizzato come fertilizzante fogliare.

Tutte le forme contengono il metallo come sale insolubile e solo al contatto con l’acqua e altri elementi ambientali (quale l’anidride carbonica dell’aria) vengono liberati gli ioni Cu2+, caratterizzati dall’attività fungicida e antibatterica.

 

In quali formulazioni: quella classica è in polvere bagnabile, da dosare e miscelare con la quantità d’acqua indicata in etichetta; l’azione è più lenta. Ultimamente hanno larga diffusione i formulati in granuli idrodisperdibili. Molto comoda è la formulazione liquida, da diluire in acqua prima dell’uso. Queste ultime due formulazioni manifestano un’azione più rapida.

Esistono anche prodotti commerciali in cui vengono miscelate diverse forme chimiche di rame (ossicloruro e idrossido), e altri in cui al rame sono affiancati princìpi attivi di natura chimica di sintesi, per potenziarne l’azione (attenzione: alcuni vengono addizionati di coloranti azzurro-verdi per dare l’impressione che si tratti del solito “verderame”). In altri ancora il rame (per lo più sotto forma di solfato) è miscelato con diverse sostanze (sostanza organica, aminoacidi ecc.), che favoriscono la penetrazione degli ioni Cu.

Volendo utilizzare la poltiglia bordolese, è preferibile acquistare un prodotto in cui è già pronta, anziché prendere il solfato di rame e addizionarlo con calce.

Controllate sempre l’etichetta per sapere se il prodotto commerciale che intendete acquistare è ammesso o no in agricoltura biologica: non tutti i prodotti a base di rame lo sono.

 

Contro quali avversità: il rame è un anticrittogamico a largo spettro d'azione (quindi colpisce numerosi patogeni senza dare luogo a fenomeni di resistenza) ed è attivo per contatto fogliare contro numerosi funghi patogeni ma anche contro i batteri, come il colpo di fuoco. Tra le crittogame sensibili al rame ci sono la peronospora, la ticchiolatura o macchia nera, la botrite o muffa grigia, il marciume bruno, la fumaggine, i cancri rameali, la sclerotinia, la bolla e il corineo delle Drupacee, l’occhio di pavone e la rogna dell’olivo, il mal secco e la gommosi del colletto degli agrumi, e poi l’antracnosi, la septoriosi, la cladosporiosi e l’alternariosi delle piante da orto e da fiore, e altre patologie.

 

Come agisce: inibisce la germinazione delle spore fungine e interferisce con la respirazione delle cellule fungine. Poiché agisce per contatto, deve essere distribuito in modo da coprire bene le lamine fogliari infette.

L’azione (e, all’inverso, la fitotossicità) dipende dalla velocità con cui gli ioni rame vengono liberati: l’ossicloruro entra in soluzione lentamente, per cui l’attività iniziale risulta lenta, ma la persistenza d’azione è prolungata; nell’idrossido, la liberazione degli ioni è piuttosto rapida, com’è quindi anche l’attività; il solfato di rame usato puro garantirebbe una liberazione rapidissima, ma un dilavamento velocissimo e un’elevata tossicità, per questo va miscelato con calce (poltiglia bordolese), ottenendo un prodotto meglio tollerato e meno dilavabile, anche se un po’ più lento ad agire.

 

Dove si usa: è impiegabile su tutti i tipi di piante, purché venga irrorato all’aperto, in modo da evitare macchie di color rame in ambienti chiusi. Tutt’al più si può spruzzare in cantina e in serra, avendo poi cura di ripulire le macchie una volta portate all’esterno le piante.

Nell’orto e nel frutteto scegliete prodotti commerciali che abbiano un basso tempo di carenza (in genere compreso tra 3 e 30 giorni).

 

Come si usa: indipendentemente dalla formulazione, leggete sempre con cura l’etichetta, rispettando i dosaggi, i tempi (intervallo fra due somministrazioni o rispetto ad altri trattamenti), le modalità di distribuzione ecc.

La polvere richiede una miscelazione accurata, con uno strumento (anche un semplice pezzo di legno) deputato all’uso: fa più fatica a sciogliersi rispetto ai granuli.

 

Tossicità e impatto ambientale: il rame è un metallo pesante che, accumulandosi nel suolo, può favorire la mortalità della microfauna terricola (per es. lombrichi); il rischio è maggiore nei suoli acidi. L’effetto deprimente sull’attività dei microrganismi del terreno induce una sensibile riduzione del processo di umificazione: per questo motivo l’Unione europea ha stabilito quantitativi precisi di utilizzo, pari a 3 kg/ha/anno.

Inoltre, il rame, a elevate concentrazioni, può provocare danni agli insetti utili (coccinellidi, crisope, imenotteri, acari fitoseidi). Non è tossico per le api, mentre lo è per i pesci ed è poco tossico per i mammiferi. È inoltre fitotossico per la maggior parte delle specie vegetali, se utilizzato tal quale e non neutralizzato con idrossido di calcio.

L’impiego del rame va perciò limitato allo stretto indispensabile e a basso dosaggio.

 

Controindicazioni e avvertenze: dato il pericolo di fitotossicità, è consigliabile effettuare il più possibile trattamenti in inverno (“sul bruno”, cioè sugli alberi privi di fogliame), quando le piante sopportano anche i dosaggi più elevati, mentre in presenza delle foglie (gli organi che assorbono effettivamente il metallo e che possono venire danneggiati) è bene attenersi ai dosaggi inferiori. Inoltre, pesco e susino non sopportano trattamenti primaverili, a foglia già distesa. Infine, i trattamenti sul fogliame non vanno mai eseguiti sotto il sole caldo, perché il calore ne potenzia l’effetto fitotossico: è bene agire la mattina presto o la sera poco prima del tramonto, durante l’estate.

È sconsigliabile miscelare i prodotti a base di rame con piretrine naturali, rotenone, Bacillus thuringiensis, virus della granulosi della carpocapsa, polisolfuri, oli minerali e thiram.

 

Ecco il nostro video tutorial su come preparare la poltiglia bordolese: