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Come scegliere le piante da frutta
Inviato da Redazione GI il 05-06-2014 14:40
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Alberi da frutto in giardino, belli e generosi… un sogno da realizzare anche se manca l’esperienza, scegliendo tipologie di semplice cura e di buon risultato, capaci di unire al piacere di un raccolto abbondante anche un aspetto decorativo.

 

La scelta di avere qualche albero da frutto richiede un po’ di riflessione per individuare non solo i sapori desiderati e l’aspetto estetico, ma anche le varietà necessitanti di minori interventi a fronte di un risultato appagante. Va anche considerato che il costo delle piante giovani non è elevato e parte da qualche decina di euro, per salire in base all’età e dimensione dell’esemplare e alla varietà (quelle più rare sono ovviamente molto costose). Con meno di 50 euro è comunque possibile piantare in vaso un melo colonnare “Ballerina” o un albicocco nano. Le piante a radice nuda, in vendita in inverno, costano molto meno, persino 10 euro se non meno.

La scelta più premiante nel tempo è però quella di optare per varietà del passato e del proprio territorio: è il modo più efficace per spendere bene acquistando esemplari che possono avere una lunga durata. Rappresentano uno sconfinato e preziosissimo patrimonio di biodiversità, nato nei secoli dalla pazienza e dalla tenacia dei contadini che avevano selezionato le varietà più adatte al luogo e a particolari esigenze, fra cui per esempio la durata del raccolto in cantina, fondamentale in tempi in cui non esisteva il frigorifero. Oggi il repertorio di varietà antiche disponibile in Italia comprende diverse centinaia di cultivar fra meli, peri, albicocchi, peschi, susini, ciliegi, nonché di viti per uva da vino o da tavola.

Per minimizzare il rischio di errori, è bene rivolgersi a vivaisti specializzati, nella propria zona geografica e acquistare, se possibile, varietà originarie del posto: si tratta di tipologie selezionate in base alle caratteristiche ambientali e climatiche dell’area e daranno quindi le maggiori garanzie di successo.

Tra i vantaggi offerti dagli antichi fruttiferi, infatti, c’è la capacità di sopportare le avversità climatiche (le gelate in inverno o i ritorni di freddo in primavera, il caldo torrido e la siccità in estate) molto meglio delle varietà moderne, che non sempre si adattano a ogni zona geografica. Questo significa che non si rischia di perdere il raccolto per una gelata improvvisa a inizio aprile, perché la pianta magari fiorisce alla fine del mese, né di vedere i frutti cadere per mancanza d’acqua, perché l’albero sa centellinarla grazie a un apparato radicale e strutturale sperimentato e affinato per secoli dai contadini della zona. Inoltre si tratta spesso di varietà poco sensibili o tolleranti, o addirittura resistenti alle avversità dominanti nell’area, per esempio all’oidio che colpisce prevalentemente nelle parti collinari. Ciò si traduce in una minore necessità di utilizzare prodotti chimici per la difesa da parassiti e malattie, una caratteristica che nel frutteto familiare o nel giardino orientato alle scelte dei metodi bio è, ovviamente, molto apprezzabile. Si tratta spesso di varietà capaci di dare abbondanti raccolti, composti però da frutti piuttosto piccoli; ai vantaggi della scarsa manutenzione aggiungono quello di poter assaporare qualcosa di introvabile sui banchi del supermercato.

La taglia ridotta dei frutti, oltre ad aumentarne la conservabilità e a renderli in genere più sodi e croccanti, permette anche di concentrare il sapore e il profumo regalando un’esperienza sensoriale unica, che si perde invece se il frutto s’ingrossa e diviene più acquoso. Del resto, le varietà moderne sono proprio state selezionate per l’omologata grossezza del frutto, che però è aumentata a scapito proprio del sapore.

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