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Camelia japonica e sinensis: un té in giardino
Inviato da Redazione GI il 14-02-2017 08:00
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Dalle piantagioni di tè ai nostri giardini, le camelie hanno sempre avuto un ruolo d’eccellenza. Sono piante robuste che tendono a crescere senza problemi se poste in terreni idonei. Inoltre le loro fioriture invernali sono davvero un regalo inaspettato.

È comune pensare alle Camelie come arbusti che con la loro fioritura tardo invernale segnano il passaggio dalla brutta stagione verso i primi giorni della primavera, caratterizzati dalle temperature più miti e dalle maggiori ore di luce. In realtà tra gli appassionati di queste piante sono ormai ben note alcune specie e varietà dalla fioritura precoce che colorano i giardini a partire dai primi giorni di novembre fino ai mesi di gennaio e febbraio.

DALLE PIANTAGIONI DI TÈ AI GIARDINI ROMANTICI D’EUROPA
Camellia è un genere che comprende al suo interno all’incirca 200 specie di piante da fiore, distribuite nelle regioni meridionali dell’Asia: dalle vette dell’Himalaya orientale fino ad arrivare al Giappone e all’Indonesia. In questi luoghi le piante delle camelie sono da sempre tenute in grande considerazione, oltre che per il loro indubbio valore estetico, anche per il ruolo alimentare. Appartiene infatti a questo gruppo la Camellia sinensis da cui vengono raccolte le pregiate foglie di tè, che in base ai differenti processi di essicazione e ossidazione a cui vanno incontro portano alla produzione di tè nero, tè verde e tè bianco.

Le coltivazioni di camelie per la produzione del tè hanno dato e continuano a dare forma alle colline di questi paesi, dando vita a uno dei paesaggi più belli e armonici che l’uomo abbia mai creato. Le prime piante di camelia vennero importate in Europa attorno alla metà del XVIII secolo da una delle navi della Compagnia delle Indie Orientali. Queste piante appartenevano alla specie Camellia japonica e vennero acquistate da un nobile inglese, Lord Petre di Thorndon nell'Essex, che provò a coltivarle all’interno delle sue proprietà. Purtroppo la scarsa conoscenza sulle tecniche colturali, unita al fatto che queste piante provenivano da paesi tropicali, fece commettere l’errore di metterle a dimora all’interno di serre riscaldate e con alti livelli di umidità; tutto ciò portò questi primi esemplari alla morte.

Successivamente, sempre in Inghilterra, si diffuse l’abitudine di coltivare queste piante all’interno delle “camellia houses”: delle vere e proprie casette in muratura, non riscaldate, delimitate da un lato di sole vetrate, molto simili ai ricoveri dove venivano protetti i preziosi agrumi. Le camelie all’interno di queste strutture venivano cresciute in vaso e potate a forma conica sia per motivi estetici che per ottimizzare il poco spazio a disposizione; si ottennero così le prime fioriture di camelie europee. Successivamente ci si rese conto che le basse temperature invernali non soltanto non danneggiavano le piante ma ne erano anche lo stimolo per abbondanti fioriture. Le camelie passarono così dalle “camellia houses” alle siepi dei grandi viali e alle masse vegetali dei boschetti informali che adornavano i giardini all’inglese del XIX secolo. È infatti in questo periodo che le camelie raggiunsero il massimo della loro fama: venendo scelte come piante predilette, grazie alle loro ben note fioriture, per decorare quelle parti del giardino che maggiormente venivano vissute durante i mesi invernali. Vennero così piantate numerosi esemplari di camelia all’esterno delle vetrate dei giardini d’inverno o in prossimità delle vie di accesso alle case, così che il percorso obbligato ne favorisse l’apprezzamento.

Nel corso del Novecento l’interesse nei confronti di queste piante andò pian piano scemando e le camelie vennero spesso sostituite da essenze con accrescimenti più rapidi. La loro sontuosa eleganza non venne però del tutto dimenticata, continuando ad essere apprezzata da una nicchia di appassionati intenditori.

Ecco i nostri consigli per coltivarla:
- "Consigli, fioriture, varietà";
- Tra fine inverno e primavera, il rinvaso.

 

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