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Il chinotto, una pianta da scoprire
Inviato da Redazione GI il 15-01-2014 09:39
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Piante da frutto: Chinotto

Nome scientifico: Citrus myrtifolia

 

 

La pianta: è un piccolo albero (fino a 3 m d’altezza), compatto, a crescita lenta, privo di spine (l’unico tra i Citrus).
Le foglie ricordano quelle del mirto (da cui il nome latino) e sono piccole, ellittiche, appuntite, coriacee e color verde lucente.
I fiori, tra aprile e settembre, sono piccoli, bianchi, molto profumati, solitari o riuniti in gruppi e in posizione ascellare o apicale: risultano pertanto molto ornamentali (la pianta viene anche coltivata in vaso a scopo decorativo).
I frutti del chinotto, di color arancio intenso, prodotti dopo 3-4 anni di vita, sono piccoli (un po’ meno di un mandarino) e schiacciati ai poli. La polpa, suddivisa in 8-10 segmenti, è amara e acida.

 

La raccolta: i frutti sono pronti tra la metà di giugno e quella di dicembre, quando da verdi diventano color arancione. Non sono commestibili da crudi, ma si utilizzano per produrre canditi, sciroppi, liquori, confetture, mostarde e la classica bibita omonima (che a Malta prende il nome di kinnie). In Europa durante la Belle Epoque (dalla fine dell’800 al 1920) si utilizzavano i frutti immaturi (1-2,5 cm di diametro), parzialmente trattati per ridurre il sapore amaro e sciroppati in soluzioni zuccherine, per il consumo in bevande alcoliche aperitive (come i liquori all’assenzio).

 

Le varietà: la cultivar più conosciuta di questo agrume è il Chinotto Piccolo, usata anche a scopo ornamentale; altre varietà sono il Chinotto Grande, il Chinotto Crispifolia e il Chinotto a Foglie di Bosso.

 

I portainnesti: si utilizzano l’arancio amaro, adatto a terreni sciolti, sabbioso-limosi, moderatamente argillosi e ben drenati, resistente al gelo ma suscettibile al mal secco; e l’arancio trifogliato, che ama i terreni di medio impasto, non gradisce il calcare, resiste alle gelate e al mal secco, ed è utilizzato per le piante coltivate in vaso.  

 

La coltivazione: il chinotto teme molto il freddo ma non ama nemmeno il caldo eccessivo, la temperatura ideale è compresa fra 18 e 32 °C, e non resiste assolutamente sotto lo zero.

Desidera posizioni soleggiate e riparate dai venti, su terreni sciolti, di medio impasto, fertili, profondi, ben drenati; non ama i suoli argillosi perché è sensibile ai ristagni idrici.

Si pone a dimora in marzo, dopo aver concimato la buca d’impianto con letame maturo. Va curata l’irrigazione, soprattutto nei primi anni durante l’estate. La concimazione si esegue in inverno ogni anno con letame maturo o altro prodotto organico.

 

La forma di allevamento: si alleva a globo a chioma piena, con le branche inserite sul fusto a 40-50 cm da terra (30-40 cm per esemplari in vaso).

 

La potatura: si effettua ogni anno alla fine dell’inverno (marzo) per eliminare l’insieme di rametti affollati, lasciando solo quelli ben distanziati e diretti in modo da lasciar circolare l’aria nella pianta. Si eliminano anche i succhioni (rami che partono direttamente dalla base), i rami secchi e quelli malati.

 

Le stagioni: il chinotto si può coltivare in piena terra nella Riviera ligure di Ponente, in Toscana, Calabria e Sicilia. Nelle restanti zone deve vivere in vaso da riparare tra ottobre e aprile in veranda o in una stanza fresca.

 

In vaso: si presta molto bene alla coltivazione in vaso (diametro 24 cm per pianta alta 40 cm), dove va però annaffiato con regolarità in estate.

 

Le malattie e i parassiti: tra le malattie fungine la più frequente è il mal secco, che si previene evitando ferite (dopo la potatura, irrorare subito la pianta con sali di rame). Fra i parassiti i più temibili le cocciniglie, la tignola della zagara e il ragnetto rosso, da combattere con trattamenti chimici o con il lancio di insetti utili (consigliati se si possiedono più piante raggruppate).

 

Curiosità: la sua origine è controversa, perché secondo alcune fonti sarebbe originario della Cina meridionale, da cui deriva il nome comune, e da dove fu importato verso la fine del XVI o l’inizio del XVII secolo da un navigatore livornese o savonese; secondo altre sarebbe invece originario del Mediterraneo, dove si sarebbe sviluppato a seguito di una mutazione gemmaria dell'arancio amaro (Citrus aurantium); il nome deriverebbe dalla tipologia cinese del frutto.

 

Ecco i nostri video tutorial sulla potatura del limone e dell'innesto, che possono essere utilizzati anche per gli altri agrumi:

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