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Caco mela, caco vaniglia, non solo dalla Cina
Inviato da Redazione GI il 20-11-2013 10:39
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Ai primi del ‘900 in Europa si faceva conoscere un frutto “nuovo”: giunto dall’Oriente, sembrava promettere facilità, bellezza e sapore. Era il kaki, che qualcuno italianizza in “caco”, e il cui nome botanico è Diospyrus kaki. Proprio la sua provenienza orientale è all’origine di un altro nome attribuito a questa bella pianta, “loto del Giappone”, in realtà riferito più che altro a uno stretto parente: Diospyrus lotus, che produce una quantità di piccole bacche arancione che ricordano vagamente, nel sapore, i datteri. In Oriente, dalla Turchia alla Corea, è coltivato come pianta ornamentale; nei nostri climi viene invece usato come portainnesti del kaki da frutto, perché ha radici molto resistenti ed è una pianta adattabile a terreni diversi. In Giappone il frutto è particolarmente amato e ha assunto anche una valenza simbolica di vita e di rinnovamento: una leggenda vuole che l’unico albero sopravvissuto all’atomica sganciata su Nagasaki, nell’agosto del 1945, sia un albero di kaki.

 

IL KAKI CLASSICO E LE SUE NOVITÀ
Un secondo posto al Festival di Sanremo, con primo premio della critica, sorprese l’Italia nel 1996: Elio e le Storie Tese, con ironia e talento, cantavano “La terra dei cachi”, un titolo provocatorio ma anche un omaggio, forse involontario, al paesaggio padano che Elio ben conosce. Ed è infatti nella pianura, dal Piemonte all’Emilia e Veneto, fino alle pendici delle Alpi e degli Appennini, che questo albero cresce senza difficoltà. La sua adattabilità è sorprendente, perché così come sembra amare il freddo autunno del Nord, lo troviamo anche nel Napoletano e a Sorrento, dove negli anni ’20 del secolo da poco concluso entrava in produzione agricola. Ancora oggi molti dei kaki che troviamo in vendita provengono dalle campagne di Caserta e di Salerno, o dalle pendici del Vesuvio. Dalla Campania arriva oltre la metà dei kaki commercializzati, e il resto viene dalla Romagna, ma anche in Sicilia troviamo zone di produzione, con distribuzione prevalentemente locale: nel paese di Misilmeri ogni anno si tiene anche una sagra dedicata a questo frutto. Qui la produzione, un tempo vocata al kaki classico, ora si sta orientando verso le nuove varietà che sembrano incontrare interesse nei consumatori e che sono più facili da gestire, perché meno delicate.

Anche in giardino e in terrazzo, in vasche molto profonde, possiamo avere il piacere di raccogliere il kaki, magari scegliendo le novità come “Rojo brillante”, tardivo (pronto a novembre) di origine spagnola. Ha la particolarità di essere una pianta a portamento assurgente: bisogna allevarla a palmetta, il che comporta il fatto di richiedere spazi minori rispetto al caco classico, che diventa un grande albero dalla chioma larga. Il suo frutto, di colore arancio vivo, è bellissimo, molto grosso e buono da mangiare. Un gruppo di varietà che stanno ottenendo successo sono quelle chiamate “kaki mela”, che si possono mangiare anche quando la polpa è ancora dura. A differenza del kaki normale, infatti, il frutto non ha quella forte componente tannica e astringente, è dolce, sodo e senza semi. A differenza di altre varietà classiche, il caco mela, commestibile alla raccolta (non richiede la classica procedura di ammezzimento, ossia un periodo in cantina, sulla paglia) ha la polpa con la consistenza di una mela, o forse di una pera perché comunque più morbida e succosa. Il frutto mantiene la sua consistenza sia che venga o non venga impollinato; anche questa è una differenza importante rispetto al kaki classico. Il caco mela produce anche senza impollinazione.

 

IL KAKI VANIGLIA E ALTRE CURIOSITÀ
Considerato “nuovo”, perché meno conosciuto al Nord dove ha avuto diffusione negli ultimi anni, in realtà il caco vaniglia ha una lunga storia alle sue spalle: veniva coltivato nelle campagne napoletane. Il frutto tipico è di forma leggermente appiattita, dalla buccia sottile di colore giallo-arancione alla maturazione di raccolta, che diventa rossastra alla maturazione fisiologica. La polpa del caco vaniglia è color bronzo scuro, talora rossastra, molto succosa e ricca di semi, dal sapore molto gustoso e zuccherino. Un’altra varietà curiosa e antica è quella nota come “Lampadina”, perché i frutti hanno una forma appuntita; la polpa scura è molto dolce e la varietà, che produce un bell’albero dalle larghe foglie ombreggianti, è utile anche per impollinare altre varietà di kaki. Simile a questa è “Cioccolatino”, mentre il “Suruga” è una varietà a polpa dura e consistente, che può essere consumata senza ammezzimento. Lo stesso avviene con altre tipologie di origine giapponese (Fuyu, Hana Fuyu e Kawabata).

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