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Le giuggiole e la loro pianta
Inviato da Redazione GI il 13-11-2013 11:01
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La Cina è il Paese d’origine di varie specie frutticole tra cui il giuggiolo, la sua domesticazione risalirebbe a circa 7.000 anni fa, già 2.000-3.000 anni or sono era assai diffuso nel Nord della Cina mentre il primo riferimento a descrizioni varietali risale all’anno 600, quando vengono citate 11 varietà di giuggiole. Nei secoli successivi questo numero aumenta notevolmente e dalle 72 cultivar nel '300 si arriva alla pubblicazione più recente e completa del 1993 che ne descrive analiticamente 700. Amplissima è dunque la variabilità genetica di questa specie, che offre piante e frutti con caratteristiche assai variegate, ma per lo più sconosciute al di fuori della Cina.

In Italia è presente fin dal tempo dei Romani. Il Giuggiolo appartiene alla Famiglia delle Rhamnaceae. È un albero alto 6-7 metri, dall'aspetto piuttosto  contorto, con rami irregolari e spinosi (ogni nodo presenta una coppia di piccole spine); la corteccia delle branche è rugosa, di colore rosso bruno. Le foglie, caduche, piccole, alterne, di forma ovata, sono lucenti e coriacee, presentano stipole spinose e pagina ondulata. I fiori piccoli e verdastri appaiono in giugno. I frutti assomigliano a grosse olive, sono rosso marrone scuro a maturità; la polpa è soda, compatta, di sapore gradevolmente acidulo, di colore verde tenue.

 

VARIETÀ
Delle circa 100 specie conosciute di Zizyphus jujuba Mill, ben 18 sono presenti in Cina e due di esse sono  particolarmente importanti: Z. spinosus Hu. (Z. spinosa Bunge) e Z. jujuba Mill., conosciuti come giuggiolo selvatico e giuggiolo coltivato con 4 varietà botaniche (inermis Rehd., lageniformis Hort., tortuosa Hort. e carnosicalis Wang).

DIFFUSIONE
Ancora oggi la Cina è il maggior produttore mondiale di giuggiole, meglio conosciute come chinese dates (datteri cinesi), red dates (datteri rossi) o chinese jujube (giuggiole cinesi, per distinguerle dalle indian jujube le giuggiole indiane, appartenenti a differente specie. Per quanto riguarda l’Italia non esistono cultivar selezionate, ma solamente dei tipi indicati genericamente a frutto lungo e a frutto corto, entrambe dotate di buone caratteristiche organolettiche e di buona produttività, e la sua coltivazione è più diffusa nel Centro-Nord Italia.

PROPAGAZIONE
Si propaga preferibilmente utilizzando i polloni che si formano alla base della pianta, mentre è sconsigliata la moltiplicazione da seme che richiede una germinazione di circa due anni.

 

ESIGENZE DI COLTURA
Il giuggiolo ha un accrescimento molto lento, così come la messa a frutto. È in grado di adattarsi a vari tipi di terreno, resiste a situazioni di forte aridità grazie a un apparato radicale molto sviluppato in profondità; predilige suoli leggeri, non umidi, neutri o sub-alcalini.
Vive in zone con clima temperato con minime invernali non inferiori a 10° C e con estati lunghe e calde. La pianta può subire danni da gelate precoci nel periodo autunnale, per cui in ambienti settentrionali la coltivazione è possibile solo sotto particolari microclimi come in prossimità dei laghi o in colline ben esposte. Concimare con letame maturo quando la pianta viene messa a dimora, negli anni successivi utilizzare concime a lenta cessione a fine inverno o inizio primavera e irrigare le piante più giovani nei mesi estivi.

 

COLTIVAZIONE IN VASO
È la tecnica più diffusa, soprattutto per scopi amatoriali, anche se questa rallenta ulteriormente la sua crescita. Il vaso dovrà avere dimensioni adeguate e una buona esposizione al sole.

POTATURA
La potatura del giuggiolo si effettua a fine autunno, eliminando i polloni e i rami secchi insieme a quelli che si intersecano all’interno della chioma.

PARASSITI E MALATTIE
È una pianta poco soggetta ad attacco parassitario, in caso di drupe raggrinzite la causa in genere è dovuta a marciume.

 

RACCOLTA E UTILIZZO
La raccolta delle giuggiole deve essere effettuata quando le drupe sono ben sode e di colorazione bruna sulla maggior parte della superficie. Oltre a essere impiegata come pianta ornamentale e da rimboschimento, il suo legno molto duro di colore rosso viene utilizzato in ebanisteria. Il consumo delle giuggiole è solitamente fresco: marmellate, sciroppi, confetture, gelatine, canditi, dolci, bevande alcoliche e liquorose (il famoso brodo di giuggiole), mentre in Asia è frequente un uso di frutti secchi (datteri cinesi), in salamoia, in alcol e aceto. In cosmesi viene utilizzato nella preparazione di maschere emollienti e idratanti per pelli secche, e in erboristeria per la preparazione di decotti ispettoranti ed emollienti con effetto lenitivo e antinfiammatorio. I semi contengono composti organici con proprietà lenitive.

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