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Il cereus peruvianus, un cactus antiradiazioni
Inviato da Redazione GI il 18-09-2013 10:21
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Cereus

Nome scientifico: Cereus peruvianus

Famiglia: Cactacee

 

Cactus molto diffuso alla fine dello scorso secolo, oggi è un po’ meno richiesto dai giardinieri. Se la pianta è in piena terra, dopo 10-30 anni, quando l’esemplare è diventato adulto, regala un’eccezionale fioritura estiva notturna, data da fiori molto grandi con petali di colore rosso-bruno (quelli esterni) e bianchi (gli interni). È originario delle zone desertiche dell’America del Sud (Brasile, Ecuador, Bolivia).

 

Com’è fatta: piuttosto lento nella crescita, può raggiungere però i 12 m d’altezza nella terra d’origine e fino a 4 m nelle zone più calde del nostro Paese, se piantato in piena terra; in vaso in genere non supera 1,50 m. Ha portamento colonnare con fusto cilindrico, solitario o ramificato, diritto o strisciante, a coste lungo le quali sono presenti numerose areole di spine (foglie modificate). I fiori, prodotti in primavera-estate, sono candidi internamente con lunghi stami gialli. I frutti che ne derivano, di colore rosso, sono commestibili. C. p. monstruosus è una variante caratterizzata da contorcimenti del fusto tali da aver portato all’assegnazione del nome scientifico.

 

Dove si coltiva: può vivere in piena terra nelle zone più miti del Sud e della costa tirrenica fino alla Liguria, in un punto riparato dai venti. Nel resto d’Italia da coltivato in vaso da proteggere d’inverno.

 

Come si coltiva: deve stare in pieno sole per tutto l’anno. La temperatura minima tollerabile è di 0 °C, in serra fredda e con substrato perfettamente asciutto, se l’esemplare è già adulto (altezza min 50 cm); non ha problemi alle alte temperature. Se è in vaso, da novembre a marzo va ricoverato in una stanza fresca (temperatura max 15 °C, min 5 °C); nei restanti mesi gradisce la vita all’esterno. Si rinvasa ogni 3 anni in febbraio-marzo o settembre-ottobre: dopo l’operazione, la pianta non va bagnata per almeno due settimane. Il substrato deve essere sciolto e sabbioso, composto in parti uguali da sabbia, torba, lapillo e terra comune, con un drenaggio perfetto. Le annaffiature devono essere sporadiche dall’autunno alla primavera; in estate bagnare in abbondanza ma solo dopo che il terriccio è ben asciutto; sospendere in inverno. Soffre l’eccesso di umidità, soprattutto se coltivato in casa, dove è consigliabile collocarlo vicino a una finestra. Si concima da fine marzo a ottobre con un prodotto per piante grasse somministrato a ogni innaffiatura. Si riproduce per talea di fusto o per seme (ma la crescita è lentissima).

 

I suoi nemici: attenzione alle cocciniglie, soprattutto nelle areole tra le spine e alla base della pianta, prevalentemente del tipo cotonoso, da eliminare immediatamente con una pinzetta se sono poche, con un anticocciniglia se sono molte.

 

Curiosità: secondo ricerche effettuate dalla Nasa, ha la capacità di assorbire le radiazioni elettromagnetiche emesse dagli apparecchi collegati all’elettricità, come computer e TV.

 

Articolo di Elena Tibiletti

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