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Clerodendrum, come curarla in vaso
Inviato da Redazione GI il 09-09-2013 11:11
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I clerodendri sono un genere poco noto a cui appartengono numerosissime specie, da esterni e da interni, che regalano i propri vistosi fiori solo quando l’estate si avvia verso la fine, rallegrandola ancora.

 

È un genere talmente “strano” e misconosciuto da avere ben due nomi scientifici, Clerodendrum e Clerodendron, e due famiglie d’appartenenza, una vecchia (Verbenacee) e una nuova (Lamiacee).

Partiamo dal nome: Linneo, nel suo Species plantarum (1753) lo chiamò Clerodendrum, ma c’era già stato il botanico olandese Johannes Burman a battezzarlo, nel 1737, Clerodendron, una variante ortografica che venne comunque accettata dai botanici. Per la verità, è anche la variante più corretta, visto che il nome deriva da dendron, albero in greco; mentre kleros ha diversi significati: quello di “clero” deriva dalla presenza di questi alberelli presso i templi nello Sri Lanka, quello di “sorte, fortuna” si riferirebbe al fatto che con il suo legno di confezionavano gli oggetti con cui si “tiravano in sorte” i lotti di terreno in Asia, e quindi sarebbe riferito agli oggetti che “portavano fortuna”; secondo alcuni, infine, la fortuna sarebbe intesa come “abbondanza”, in particolare di fiori, caratteristica di questi alberelli che non mancavano mai accanto alle case giapponesi.

Quanto alla famiglia, la recente inclusione tra le Lamiacee (la famiglia della salvia e altre aromatiche) è giustificata da indagini biomolecolari che hanno evidenziato la parentela del genere Clerodendrum con il genere Ajuga.

Al di là delle disquisizioni botanico-sistematiche, i clerodendri sono tutti graziosi e molti di essi si possono coltivare agevolmente nelle diverse zone italiane, o perfino in casa, per godere dei fiori splendidi e spesso profumati.

Sono circa 400 le specie di Clerodendrum, arboree, arbustive o rampicanti, sempreverdi o decidue, originarie principalmente dell’Asia e dell’Africa, soprattutto – ma non solo – della fascia tropicale. In Italia ne sono reperibili circa una ventina, una più bella dell’altra.

 

 

Come curare i clerodendri tropicali

• Tutti i clerodendri tropicali vanno allevati in vaso, anche nel Sud Italia, perché in genere soffrono già a temperature di 15 °C e bisogna tenersi pronti a spostarli in un luogo protetto dove la minima non scenda sotto questo valore. Possono svernare anche in appartamento, purché l’umidità ambientale sia sufficiente.

• Da metà maggio a fine settembre circa gradiscono la vita all’aperto, in posizione luminosa ma non soleggiata nelle ore più calde dell’estate.

• Il substrato migliore è dato da una miscela di terra di foglia e torba in parti uguali con aggiunta di una manciata di sabbia e una di humus. Sul fondo del contenitore porre un buon drenaggio in ghiaia.

• Il vaso deve avere un diametro minimo di 24 cm per una pianta alta 40 cm. Il rinvaso in una o due misure in più si effettua ad anni alterni, oppure quando le radici fuoriescono dai fori.

• Le annaffiature devono essere regolari durante la bella stagione, appena il terriccio si è asciugato, accompagnandole con una dose di concime liquido per piante da fiore ogni 15 giorni.

• Le specie africane amano una leggera ventilazione estiva e la vaporizzazione quotidiana del fogliame (ma non dei fiori). Le specie arbustive si propagano attraverso i polloni radicali, quelle rampicanti per talea semilegnosa, tutte si riproducono anche per seme.

• Durante l’inverno attenzione al ragnetto rosso, che colpisce le piante poste in appartamento in stanze riscaldate e poco umidificate.

• Le specie rampicanti richiedono la presenza di sostegni a cui legare i tralci; in genere sopportano bene la potatura a fine stagione.

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