Video in primo piano
PONI UNA DOMANDA
il frutto
Gi
La coltivazione del mirtillo
Inviato da Redazione GI il 26-06-2013 14:16
Vaccinium_myrtillus_f2efe58d

Già noto all’uomo fin dai tempi preistorici, il mirtillo è un arbusto spontaneo delle regioni settentrionali d’Europa e dell’America del Nord.

Affini al rododendro e alle azalee, i mirtilli appartengono alla famiglia delle ericacee. I mirtilli costituiscono il genere Vaccinium, che comprende circa 400 specie. Quello tipico europeo, che cresce spontaneo, è il Vaccinium myrtillus oggi utilizzato dall’industria delle confetture e degli sciroppi; le varietà coltivate per il consumo fresco, dette anche mirtillo americano o gigante, in effetti derivano dal Vaccinium Corymbosum, un arbusto selezionato nel XX secolo in America nella regione dei grandi laghi.

 

ESIGENZE CLIMATICHE
Contrariamente al mirtillo selvatico che ama i luoghi freschi e l’esposizione a Nord, il mirtillo coltivato ama le posizioni soleggiate. Può essere coltivato così anche fino a 1.000 m di altitudine; per il Sud Italia, invece, è necessario verificare la scelta varietale, perché le normali cultivar crescono con difficoltà in climi troppo miti. È dunque necessario mettere a dimora specifiche varietà a basso fabbisogno in freddo.

SCELTA DEL TERRENO E IMPIANTO
Il mirtillo esige un terreno molto acido, con pH compreso fra 4 e 5,6, organico, ma senza ristagni.  L’apparato radicale è infatti molto primitivo e in terreno neutro non riesce ad assorbire il ferro e altri microelementi; non sopporta l’asfissia. È necessario effettuare un’analisi del terreno prima dell’impianto e intervenire di conseguenza, normalmente con l’uso di materiali organici e con l’uso dello zolfo. Terreni leggermente acidi, ma privi di calcare, possono essere adattati al mirtillo, con la distribuzione di torbe acide, segatura, corteccia e con l’aggiunta di zolfo. Nella stagione precedente l’impianto, 25 g di zolfo per mq permettono, grazie all’azione dei zolfobatteri, l’abbassamento di un punto di pH. Per impianti non professionali è molto più semplice utilizzare torba per piante acidofile (es. azalee e rododendri), sia in vaso, sia in buche. Le piante coltivate in contenitori possono essere messe a dimora tutto l’anno, ma il periodo più adatto è novembre per il Centro - Sud e inizio primavera per il Nord Italia. Per le comuni varietà si consiglia una distanza tra le piante di 80 cm e tra le file di 250 cm.

IRRIGAZIONE
Il mirtillo ha un fabbisogno idrico e di elementi minerali piuttosto limitato, ma continuo durante la stagione. Inoltre l’apparato radicale, molto semplice, non è in grado di traslocare l’acqua assorbita da un lato della pianta all’altro. È quindi molto utile prevedere un impianto irriguo a goccia, con due gocciolatoi ai lati di ogni pianta, oppure un impianto di aspersione sottochioma. Importante ricordare che l’acqua di irrigazione non deve contenere carbonati, altrimenti è necessario raccogliere e utilizzare acqua piovana.

POTATURA
Il mirtillo va regolarmente potato in inverno, in maniera di mantenere per ogni pianta 3-4 rami produttivi, altrettanti giovani e qualche nuovo pollone che andrà poi a sostituire le branche più vecchie che vanno rinnovate ogni 4 o 5 anni.

CONCIMAZIONE
Per facilitare la decomposizione della sostanza organica senza creare carenze alla pianta, è utile distribuire regolarmente solfato ammonico, a reazione acida, in ragione di 20 g per mq e per anno. Il mirtillo non sopporta l’azoto nitrico e lo ione cloro, per cui la scelta del concime minerale complesso dovrà tener conto di queste esigenze, al pari della altre piante acidofile. La distribuzione di 20 g/mq di concime minerale a reazione acida è di norma sufficiente.

 

Ecco il nostro video tutorial sulla potatura del mirtillo:

 

Si ringrazia BerryPlant per la collaborazione

CRESCIAMO INSIEME
CERCA NEL PORTALE
LA RIVISTA