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Tibiletti
Piante sotto protezione in inverno
Inviato da Elena Tibiletti il 15-11-2010 15:11
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Le mie amate piante sono ora quasi tutte ben protette in vista dell'imminente inverno! Mancano ancora le due ruellia (petunie del Messico), arbusti generosissimi dai fiori viola da giugno a ottobre, che tollerano fino a 7-8 °C (perdendo le foglie), in attesa che io faccia per loro posto nel ripostiglio, e i gerani più ingombranti, ormai annosi, che dovrò traslocare in cantina quando le temperature notturne si assesteranno sui 5 °C (limite oltre il quale è meglio non rischiare).

Ho approfittato del ponte dei Santi per effettuare le "grandi manovre". In realtà, le due plumeria (frangipani) e le due hoya (fiore di cera) erano già al sicuro fin dalla metà di ottobre, quando ci sono state, qui in Val Padana, alcune notti attorno ai 5 °C, il loro limite inferiore (sono tutte piante già adulte). Per loro, la già sperimentata collocazione nel ripostiglio dotato di finestra è ottimale. Ora le plumerie si stanno pian piano spogliando, secondo natura, mentre le hoye tacciono. Un goccio d'acqua una volta al mese è più che sufficiente, essendo in un locale non riscaldato dove la temperatura spazia dai 18 ai 10 °C.

Le crassula sono finite, come al solito, sulla mensola del bagno, dove alternano il calore secco e ventilato del caldobagno, l'umidità della doccia e dei panni stesi, l'apertura della finestra per il necessario arieggiamento del locale. Staranno benissimo con un'annaffiatura al mese e un paio di vaporizzazioni a settimana.

Fuori dalla finestra del bagno, ben fermate mediante una ringhierina reggipiante, sverneranno le due dipladenia e la plumbago (sopravvissuta in serra fredda ai –13 °C dello scorso, terribile inverno): tutte e tre non amano il caldo dell'appartamento e l'aria immobile, dove tendono a prendere l'odioso ragnetto rosso. Là fuori sono protette dall'incavo del vano finestra, non vengono inzuppate da pioggia o neve, né battute dal vento, e ricevono quel minimo di calore che esce dal bagno all'apertura della finestra.

Buona parte del mio mondo vegetale succulento è stato accomodato fra i doppi vetri del soggiorno e della cucina: calancoe, echinocactus, aloe, ledebouria, rebutia, mammillaria, euforbie e, appese ai ganci infissi nel muro, gli epifilli (lingue di suocera), l'aptenia (l'unica aizoacea che necessita di protezione) e le portulacche 'Samba', che così non muoiono ma mi accompagnano ormai da anni). Solo le ultime due necessitano d'acqua una volta a settimana; per tutte le altre, fino a febbraio sarà sufficiente un'annaffiatura al mese.

In serra fredda hanno trovato posto alcuni gerani di piccole dimensioni, i vasi con i rizomi delle belle di notte e i tuberi delle glossinie, e le indistruttibili agavi: foderando il piano con il pluriball e coprendo all'occorrenza le piante con uno o due teli di non tessuto.

Rimangono fuori, senza protezioni, i Delosperma e i Lampranthus, che lo scorso inverno hanno resistito perfino alla neve, così come gli oleandri, mentre le due echeverie ormai inamovibili a causa dei rami serpeggianti e fragilissimi, verranno fra poco coperte con due teli di non tessuto e uno di plastica, per isolarle dalla nemica acqua.

Ecco, anche quest'anno si è compiuto il "miracolo della protezione": miracolo, perché non so mai se riesco a porre al riparo tutte le mie beniamine, dato il poco spazio adatto che ho a disposizione. Ma per il 2010/11 è tutto ok, e posso dormire sonni tranquilli, con un orecchio sempre teso al meteo e una mano allungata sui teli di non tessuto da stendere all'ultimo minuto!

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