Video in primo piano
PONI UNA DOMANDA
il frutto
Gi
La ciliegia dalla scelta della varietà al raccolto
Inviato da Redazione GI il 20-03-2013 13:46
Ciliegia_cf98f2cd

La raccolta per il frutto da consumo fresco è manuale anche perché occorre dotarsi di scale, per arrivare anche molto in alto sulle piante di una certa età, e inoltre occorre agire con grande cautela per non danneggiare i frutti; ecco perché le ciliegie e i duroni sono così costosi, arrivando persino a superare i 10 euro al chilo. Si usano scuotitori solo per le varietà destinate alla trasformazione, che possono quindi essere anche un poco ammaccate. La maturazione avviene entro giugno: tradizione vuole che la scadenza per gustare le ciliegie sia il 24 giugno, giorno di San Giovanni, per cui i bachi che si trovano nei frutti maturi vengono detti “giovannini”.

Per ottenere un buon raccolto da piante di duroni in varietà pregiate, come la celebre “Durone Nero di Vignola”, occorre prevedere nelle vicinanze una varietà da utilizzare come impollinatore, per esempio la “Sunburst”, che dà frutti ottimi e matura un po’ prima, ai primi di giugno: in questo modo si riesce ad allungare la stagione del raccolto, considerando che   il ciliegio purtroppo tende a maturare completamente nell’arco di pochi giorni e non consente quindi una lunga raccolta scalare.

Altre varietà interessanti sono quelle autofertili, ideali dove si può piantare un solo esemplare: le api e gli altri insetti  impollinatori svolgeranno egregiamente il loro lavoro portandosi da un fiore all’altro senza aver bisogno di coltivare altri esemplari nelle vicinanze. Ciliegi autofertili di buona qualità sono l’amarena nera piemontese, la francese “Belle Magnifique” e il “Bigarreau de la Saint Jean”, mentre l’altra celebre varietà “Bigarreau Burlat” ha bisogno di un impollinatore. Negli ultimi anni sono apparse in coltivazione molte varietà antiche e locali, grazie al lavoro di vivaisti collezionisti che hanno riportato all’attenzione generale specialità come le piemontesi ciliegie di Pecetto (la “Matinera”, la “Gariolina” delle colline torinesi…), le ciliegie Isabella, il durone “Ferrovia”. Conviene documentarsi e consultare un vivaista locale per trovare qualcosa di specifico della propria regione.

 

Cigliegie d'Italia

Tutti conosciamo la ciliegia o durone di Vignola IGP, e in molti apprezzano la ciliegia di Marostica, anch’essa IGP. Ma l’Italia è una vera “miniera” di ciliegie locali, come quella dell’Etna che matura sui terreni vulcanici della zona di Giarre, nel Catanese e dintorni.

• Ciliegie speciali crescono anche in Puglia, soprattutto nella zona barese di Turi dove viene coltivato il grande albero delle tradizionali ciliegie “Ferrovia”, e in Campania, nella zona di Gragnano già famosa per la pasta di alta qualità. In provincia di Verona le ciliegie sono una tradizione nei comprensori intorno alla bella cittadina di Soave, mentre in Piemonte il cuore delle ciliegie batte soprattutto a Pecetto, la città delle ciliegie, non lontano da Torino.

• Qui la tradizione viene da lontano: la coltivazione del ciliegio è stata introdotta nella collina torinese presumibilmente dagli antichi Romani. I Savoia regnanti a Torino e gli eremiti Camaldolesi dell’Eremo nei secoli XVII e XVIII contribuirono a diffonderlo nella zona di Pecetto; i primi come pastura e richiamo per gli uccelli per le loro cacce, mentre i secondi usavano le ciliegie per fare confetture, liquori (il celebre ratafià) e decotti curativi con le foglie.

 

Ciliegie classiche e insolite
Se siete particolarmente incuriositi dalle ciliegie meno note, provate la ciliegia “Lapins”, con frutti molto grossi e una insolita lunghezza dell’arco di raccolta, oppure la ciliegia gialla “Bigarreau Stark Gold”, una varietà pregevole e insolita che ha un pregio in più: non piace agli uccelli che solitamente sono i peggiori nemici delle ciliegie mature.

 

CRESCIAMO INSIEME
CERCA NEL PORTALE
LA RIVISTA