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Le orchidee: il Cymbidium
Inviato da Redazione GI il 10-11-2010 17:42
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Nome scientifico: Cymbidium
Famiglia: Orchidacee

 

Com’è fatta: si tratta di circa 60 specie, molto diverse tra loro, prevalentemente terrestri, originarie dell'Asia centrale e meridionale e dell'Australia. Producono numerosi pseudobulbi appiattiti, legati tra loro da corti rizomi da cui si dipartono le radici carnose. Le foglie, che partono da uno pseudobulbo e sono disposte alterne su due lati, sono rigide, nastriformi, leggermente arcuate, di colore verde brillante, hanno dimensioni variabili da 50 cm negli esemplari cosiddetti “miniatura”, fino a oltre 1 m nei “giganti”. In primavera alla base degli pseudobulbi si sviluppa un lungo fusto eretto, carnoso, con 15-20 grandi fiori carnosi, di colore bianco, giallo o rosato. Rimangono in fiore a lungo, consentendo di ricavarne fiori recisi. Dagli pseudobulbi si sviluppano in circa due mesi i fiori, portati da uno stelo alto da 60 cm a oltre 1 m, che spesso necessita di tutori per il peso dei fiori una volta sbocciati. I fiori sono molto duraturi: recisi, possono vivere anche più di 40 giorni; i colori variano dal verde pallido al fucsia intenso passando attraverso tutte le sfumature del giallo e del rosa, anche mescolati assieme in un unico fiore.

 

Dove metterla: l'orchidea Cymbidium in inverno va posta accanto a una finestra esposta a est, sud o ovest, con buona illuminazione e non più di una-due ore al giorno di raggi solari diretti; da aprile a ottobre può stare all’aperto, sotto un albero o un portico, all’ombra molto luminosa o a mezz’ombra, con una leggera ventilazione.

 

Come si coltiva: ama il fresco e la temperatura ideale è compresa fra 10 e 28 °C; in inverno è preferibile una stanza non riscaldata rispetto al calore dell’appartamento. Per ottenere la fioritura è obbligatorio spostarlo all'aperto durante la bella stagione, in luogo fresco soprattutto di notte, quando si può vaporizzare il fogliame e bagnare il vaso e il piano ove è appoggiato, per abbassare la temperatura. In estate si annaffia frequentemente (anche ogni giorno), in modo che il substrato non si asciughi fra un'annaffiatura e l'altra; da ottobre a marzo le annaffiature devono essere meno frequenti. Nel periodo vegetativo si concima ogni 15 giorni con un prodotto specifico per orchidee. Le vaporizzazioni sono necessarie anche d’inverno se la pianta non vive a basse temperature. La moltiplicazione si ottiene per divisione dei cespi oppure staccando i vecchi pseudobulbi che non hanno più foglie insieme con un pezzetto di rizoma, ponendoli in un sacchetto di plastica contenente sabbia e segatura umida, dove svilupperanno nuovi germogli: quando appariranno le prime radici, potranno essere invasati.

 

Contenitore e substrato:il substrato ideale per le orchidee Cymbidium è una miscela di terriccio da giardino, corteccia di pino (“bark”), sfagno e materiale inerte come polistirolo e spugna naturale. Il rinvaso va eseguito subito dopo la fioritura, ma solo quando le piante hanno riempito completamente il contenitore, oppure quando il substrato si è deteriorato; se l’estrazione della pianta risulta difficoltosa, meglio rompere il vaso che danneggiare le radici delicate; si rinvasa in un contenitore più grande che possa consentire lo sviluppo per due-tre anni; gli pseudobulbi non devono venire coperti e la loro base deve essere posizionata circa un centimetro più in alto del bordo del vaso.

 

I suoi nemici: raramente la cocciniglia cotonosa, da eliminare manualmente se i parassiti sono ancora pochi, oppure da combattere con gli appositi prodotti anticocciniglia; sempre di rado la muffa grigia, che attacca i fiori quando sono ancora in boccio compromettendo la fioritura, e che si previene evitando ristagni d’umidità nell’aria.

Curiosità: il genere Cymbidium fu creato dal botanico svedese Olof Swartz nel 1800; il nome deriva dal greco e richiama la forma del labello che assomiglia a un’imbarcazione. Se gli esemplari sono costituiti da almeno cinque pseudobulbi, fioriranno sicuramente in un intervallo che va da Natale a fine giugno, a seconda dell’ibrido posseduto.

Articolo di Elena Tibiletti

 

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