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Una paròdia come cactacea
Inviato da Redazione GI il 05-12-2012 15:06
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Nome scientifico: Paròdia

Famiglia: Cactacee

Com’è fatta: proveniente dall’America del Sud, ha fusti carnosi di forma tondeggiante o allungata, con numerose spine sottili, più o meno lunghe, colorate, disposte in fila lungo le costolature. In giugno-luglio si coprono di grandi fiori gialli, numerosi, che compaiono anche nelle piante giovani, disposti all’apice del fusto a coprirlo quasi completamente.

Dove si coltiva: in piena terra solo nelle aree costiere più miti del Sud Italia, in posizione molto riparata e soleggiata (schermando in estate), sulla roccaglia per non perderla di vista in caso di esemplari piccoli (altezza max 40 cm). In vaso in tutte le altre zone italiane, spostandolo in esterni da maggio a settembre.

Come si coltiva: in vaso di terracotta, di diametro circa pari a quello del fusto. Vuole un terriccio leggero, formato da terra fertile e sabbia molto grossolana in parti uguali. Va collocata in posizione molto luminosa, meglio se non esposta direttamente ai raggi del sole in piena estate. Le annaffiature devono essere regolari, ma poco abbondanti e ben distanziate fra loro, da aprile a settembre. Una volta al mese tra maggio e agosto si concima con un prodotto per piante grasse. La temperatura nel periodo invernale non deve essere inferiore ai 4 °C: va protetta in una stanza fresca, con temperatura non superiore a 15 °C; le annaffiature vanno completamente sospese.

I suoi nemici: i marciumi radicali o della base della pianta, causati da un eccesso d’acqua d’irrigazione e di umidità dell’aria in inverno. Le cocciniglie cotonose, fiocchetti bianchi localizzati alla base o nelle insenature delle costolature; si combattono, meglio se fin dall’inizio dell’attacco, con i prodotti appositi. Una volta al mese è bene spazzolarla con un pennello da pittore, per rimuovere la polvere accumulata fra le costole.

Curiosità: la coltivazione non è sempre facile, perché la pianta tende a diradare le radici, fino a rimanerne priva.

 

Articolo di Elena Tibiletti