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Il Pachypodium lamerei, un cactus da scoprire
Inviato da Redazione GI il 05-12-2012 14:55
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Nome scientifico: Pachypodium lamerei

Famiglia: Apocinacee

Com’è fatta: si chiama anche "Palma del Madagascar", suo luogo d'origine, e presenta un fusto succulento provvisto di lunghe spine disposte a gruppi di tre, alla base dei quali sorgono le foglie simili a quelle dell’oleandro (appartiene alla stessa famiglia), con lamina verde, lucida e nervatura centrale chiara. Tende a spogliarsi alla base rimanendo con il fusto ricoperto di spine e un ciuffo apicale di foglie. I fiori, anch’essi simili a quelli dell’oleandro, imbutiformi e a cinque lobi, compaiono in infiorescenze a cima poste all’apice, su esemplari di almeno 10 anni d’età, in giugno-luglio.

Dove si coltiva: in piena terra solo nelle aree costiere più miti del Sud Italia, in posizione molto riparata dai venti freddi e ben soleggiata per tutto l’anno. In vaso in tutte le altre zone italiane, spostandolo in esterni da maggio a settembre.

Come si coltiva: in vaso di plastica, di dimensioni doppie rispetto al diametro del fusto. Richiede un terriccio molto drenato e ricco, a base di terra fertile (tipo terra da giardino) e un quarto di sabbia grossolana, ghiaino o pomice. Va collocato in pieno sole, anche in estate. Le annaffiature devono essere regolari in estate, ma solo dopo che il substrato si è ben asciugato. Si concima con un prodotto per succulente, ogni 20 giorni da aprile a settembre. La temperatura minima invernale non deve scendere sotto i 10 °C: va ricoverato in una stanza fresca, riducendo le annaffiature a una scarsa al mese.

I suoi nemici: le cocciniglie cotonose, fiocchetti bianchi localizzati alla base delle spine; si combattono, meglio se fin dall’inizio dell’attacco, con i prodotti appositi. I marciumi radicali, quando le annaffiature sono eccessive.

Curiosità: il nome deriva dal fatto di portare le foglie solo all’apice, disposte come quelle delle palme tipo Trachycarpus.

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