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Opuntia, la pianta del fico d’India
Inviato da Redazione GI il 05-12-2012 14:44
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Nome scientifico: Opuntia (robusta)

Famiglia: Cactacee

Com’è fatto: di taglia medio-grande (max 2 m d’altezza e 1 m di diametro), con fusti appiattiti e ovali (“pale”, in gergo tecnico “cladodi”) coperti di spine corte e sottili. Si copre di fiori grandi, gialli o rossi, da maggio ad agosto, che si trasformano in piccoli frutti tondeggianti, spinosi, commestibili. Per ridurre le dimensioni della pianta basta staccare le pale con le mani, munendosi di un paio di guanti robusti: le pale non vanno mai tagliate o spezzate, perché potrebbero instaurarsi malattie fungine.

Dove si coltiva: in piena terra solo nelle aree costiere e collinari del Sud Italia e lungo tutta la costa tirrenica. In vaso in tutte le altre zone italiane, spostandolo in esterni da maggio a settembre.

Come si coltiva: in vaso profondo, di diametro poco inferiore a quello dei fusti, appesantendo la base con sassi per evitare che si rovesci. Vuole un terriccio per piante grasse, arricchito da una manciata di buona terra fertile e con drenaggio perfetto (ponete uno strato di ghiaia o argilla espansa sul fondo del vaso o della buca). Va posizionato al sole; a mezz’ombra difficilmente fiorisce. Si annaffia con una certa abbondanza in primavera-estate, appena il terriccio si è asciugato. Si concima da aprile a settembre, ogni 15 giorni, con un prodotto specifico per piante grasse nell’acqua d’irrigazione. Teme temperature inferiori a 5 °C: in inverno va ricoverato in luogo fresco, con temperatura massima di 15 °C; si annaffia poco una volta al mese.

I suoi nemici: le cocciniglie cotonose, fiocchetti bianchi localizzati alla base o attorno alle areole di spine; si combattono, meglio se fin dall’inizio dell’attacco, con i prodotti appositi.

Curiosità: si differenzia dal classico fico d’India da frutto per le dimensioni inferiori che lo rendono meno ingombrante e per le spine meno “cruente”. Si può utilizzare come frangivento, creando una siepe di esemplari in giardino o in terrazzo.

 

Articolo di Elena Tibiletti

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