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Poinsettia, abete, vischio: le cure delle piante di Natale
Inviato da Redazione GI il 05-12-2012 10:56
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Stella di Natale, abete e vischio: ecco come scegliere gli esemplari migliori e mantenerli al meglio. Anche le piante di Natale vanno scelte con cura, e coltivate sempre seguendo qualche accortezza per farle durare di più.

 

Stella di Natale

• La stella di Natale (Euphorbia pulcherrima), proviene dal Messico, dov’è una pianta sacra, in quanto simbolo della  purezza. Nel clima subtropicale originario, è un arbusto che può arrivare fino a 4 m di altezza e, per la sua bellezza, nel 1828 affascinò Joel Poinsett, ambasciatore statunitense in Messico, dottore e cultore di botanica, che ne riportò un esemplare negli Usa. All’inizio dell’Ottocento, la stella di Natale varcò l'oceano per giungere in Europa, dove l'accoglienza fu tiepida.

• Acquistate esemplari con foglie erette, turgide, e brattee ben colorate di rosso, rosa, bianco o colori misti. Fra le brattee colorate, i veri fiori (minuscoli e verdi) devono essere freschi, non appassiti o secchi. Tastate il terriccio, che deve essere appena umido, né asciutto né fradicio.

• Ponetela in una stanza fresca (al massimo 20 °C) e luminosa, ma lontano dai raggi del sole, dai termosifoni e dalle correnti d’aria fredda. Bagnatela appena il terriccio si è asciugato, aggiungendo ogni settimana una dose di concime per piante fiorite o specifico per stelle di Natale.

 

L’albero di Natale

• Le civiltà pagane ritenevano che l'abete rosso, o peccio (Picea excelsa), fosse il "collegamento" tra gli uomini e gli dei, ben piantato com'è nel terreno e al tempo stesso con una sagoma svettante e appuntita a bucare il cielo. Nel Nord Europa era "l'albero della nascita" del Bambino divino, cioè del Sole, a cui è consacrato il giorno del solstizio d'inverno: l'abete più alto del bosco veniva abbattuto e bruciato pubblicamente, così che le fiamme ravvivassero la luce solare, e il chiarore prodotto dal rogo omaggiasse il dio della Luce che rinasceva il 21 dicembre. La religione cristiana, che festeggia Gesù Bambino il 25 dicembre, si appropriò della tradizione pagana, aggiungendo gli addobbi che simboleggiassero i momenti salienti del culto.

• Gli “alberi di Natale” vanno acquistati in rivendite regolari, dove si trovano esemplari da vivaio, appositamente coltivati  allo scopo. I punti vendita improvvisati a bordo strada in genere tagliano indiscriminatamente gli alberelli del bosco, impoverendo l’ambiente.

• In vendita si trovano esemplari con pane di terra o senza radici. I primi si possono acquistare anche con largo anticipo; si trapiantano subito in un vaso di misura adeguata, aggiungendo un po' di terriccio e bagnando bene; si lasciano all'aperto controllando che il terreno rimanga umido ma non inzuppato. Si portano in casa due tre giorni prima del Natale per addobbarli, spostandoli all’esterno ogni sera e facendoli rientrare ogni mattina. Così dureranno fino alla fine delle feste, quando saranno riconsegnati al punto vendita se ha attivato un servizio di recupero. La piantagione in giardino è sconsigliata.

 

Buona fortuna con il vischio

• Il vischio (Viscum album), che da buon parassita cresce sospeso tra cielo e terra, è stato reso famoso dai celeberrimi fumetti di Asterix il gallico: i Druidi attribuivano la massima sacralità al vischio e al suo ospitante, la quercia, tanto da permetterne la raccolta solo in base a un rigoroso cerimoniale. La luna gli trasmetteva immortalità, saggezza e fecondità; mentre la sua collocazione, salda e tenace, ne ha fatto il simbolo di ciò che non può essere separato, nemmeno conla forza: ecco spiegato perché, oggi, gli innamorati usano baciarsi sotto un rametto di vischio!

• Acquistate rametti freschi, turgidi, non grinzosi o gialli, e carichi di bacche bianche traslucide. Il colore naturale del vischio è un verde giallastro, perché è una pianta semiparassita di alberi come i pini. Tenetelo appeso “a testa in giù” in una stanza fresca se desiderate che le foglie e le bacche durino a lungo. Non ponetelo in acqua.

• In giardino è sconsigliabile coltivarlo: pur essendo, tra le piante parassite, una delle meno pericolose, la sua diffusione è molto rapida, specie se nelle vicinanze svolazzano parecchie tordele, ghiottone responsabili della propagazione. Gli alberi colpiti subiscono un deperimento lento, che nell’arco di 10-15 anni li può portare a morte.

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