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Ferocactus: coltivazione e cura
Inviato da Redazione GI il 19-11-2012 11:50
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Nome scientifico: Ferocactus

Famiglia: Cactacee

Com’è fatto: originari del Messico, sono i classici cactus “a palla”, che devono il nome alla presenza di spine appiattite, colorate, lunghe, robuste, fitte, uncinate e minacciose lungo le costole dei fusti rotondi, del diametro massimo di 2 m. La fioritura avviene quando la pianta raggiunge una dimensione minima, variabile da specie a specie: alcune possono fiorire già dopo cinque-otto anni di vita, altre devono raggiungere i 20 o più anni. Il fiore è piccolo, campanulato in vari colori a seconda delle specie. Fra le specie più diffuse ci sono Ferocactus latispinus e F. histrix.

Dove si coltiva: in piena terra solo nelle aree costiere più miti del Sud Italia e lungo la costa tirrenica, in un angolo riparato e soleggiato per mezza giornata. In vaso in tutte le altre zone italiane, spostandolo in esterni da aprile a ottobre.

Come si coltiva: in vaso di terracotta di diametro corrispondente al diametro della “palla”. Ama un terriccio poroso e molto drenante composto da terra ben concimata unita a sabbia grossolana e lapillo vulcanico. Preferisce posizioni luminose, esposte al sole dall’autunno alla primavera e schermate in piena estate. Va annaffiato con regolarità, a una certa distanza fra gli interventi, più ravvicinati durante l’estate. Due volte al mese in primavera-estate si concima con un prodotto specifico per piante grasse. In inverno va protetto in un luogo riparato con temperatura di 3-15 °C, sospendendo completamente le annaffiature.

I suoi nemici: le cocciniglie cotonose, fiocchetti bianchi localizzati alla base, nell’apice vellutato o attorno alle areole di spine; il ragnetto rosso che intesse la tela attorno alle spine; entrambi sono frequenti in inverno se la pianta vive in stanze riscaldate (annaffiate ogni 15 giorni e vaporizzate due volte a settimana); si combattono, meglio se fin dall’inizio dell’attacco, con i prodotti appositi. I marciumi radicali colpiscono esemplari annaffiati vicino al colletto (meglio bagnare il terriccio lungo i bordi del vaso). Una volta al mese è bene spazzolarlo con un pennello da pittore, per rimuovere la polvere accumulata sotto le grosse spine.

Curiosità: in inglese si chiama “Barrel cactus”, “cactus barile” per il portamento tondeggiante, tozzo e solcato dalle costole pronunciate, che ricordano le doghe delle botti da vino. Nella madrepatria, durante il periodo secco i pastori, per nutrire e dissetare le greggi, asportano con un machete l’apice della pianta e le spine marginali, offrendo il cuore delle piante al consumo degli animali. Durante tutto l’anno viene invece preparato candito, un dolciume molto apprezzato in Messico. Con le pericolose spine che portano, urtare queste piante per errore può sortire ferite profonde: la piccola specie messicana F. latispinus è anche conosciuta come “azzoppa-cavalli”.

 

Articolo di Elena Tibiletti

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