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L’echeveria, una delle piante grasse più amate
Inviato da Redazione GI il 19-11-2012 11:30
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Nome scientifico: Echeveria

Famiglia: Crassulacee

Com’è fatto: il genere, originario del Messico, comprende un centinaio di specie caratterizzate da rosette di foglie grasse, addensate fra loro e spiralate, tondeggianti o appuntite e piatte, glabre o pelose, tinta unita dal grigio al verde pisello, al verde smeraldo, al porpora o maculate o variegate con tonalità viranti dal verde al rosso. Le rosette possono rimanere appiattite sul terreno o innalzarsi all’apice di rami legnosi e glabri o pelosi. Dall’interno della rosetta si sollevano, da marzo a luglio, lunghi steli che portano infiorescenze a cima, di dimensioni comprese fra 1 cm e 2 m secondo la specie, date da piccoli fiori a calice stellato nei toni del bianco, giallo, arancio o rosso.

Dove si coltiva: in piena terra solo nelle zone costiere più miti del Sud Italia e sulle coste tirreniche fino al Lazio, in posizioni riparate, anche su roccaglia o muretti a secco; in tutto il resto d’Italia solo in vaso, all’aperto senza protezioni da aprile a ottobre.

Come si coltiva: in vasi o ciotole di terracotta, dove possono permanere anche per anni, vista la delicatezza dei rami che, nell’operazione di rinvaso, spesso si spezzano. Desiderano un terriccio poroso e molto drenante, composto da terra per piante da fiore unita a sabbia grossolana e lapillo vulcanico. La posizione deve essere molto luminosa, anche esposta ai raggi del sole. Le annaffiature devono essere regolari, distanziate fra loro ma abbondanti durante la bella stagione. Una volta al mese in primavera-estate si concimano con un prodotto per piante grasse. Si riproducono tramite talea di rametto, ma anche da una singola foglia e perfino dalle minuscole foglioline che ornano lo stelo dell’infiorescenza (che va tagliato dopo la sfioritura): basta appoggiarle su terra sabbiosa per avere in poco tempo una nuova piantina. La temperatura minima tollerata varia a seconda delle specie: indicativamente, tutte sopportano fino a 5 °C, qualcuna anche fino a –8 °C se ben asciutta e avvolta con teli di non tessuto; l’inverno migliore è fra i doppi vetri, sul pianerottolo, in veranda o in una stanza non riscaldata, senza mai ricevere acqua.

I suoi nemici: le cocciniglie cotonose, fiocchetti bianchi localizzati sulle foglie e lungo i fusti; gli afidi neri, installati tra le foglie e sulle cime fiorali; si combattono, meglio se fin dall’inizio dell’attacco, aumentando le annaffiature e la ventilazione, nonché con i prodotti appositi. Gli urti che spezzano con grande facilità i rami: la posizione prescelta deve essere lontana dal passaggio e non deve prevedere ulteriori spostamenti.

Curiosità: il nome del genere proviene da un pittore messicano, Atanasio Echeverria, famoso per i suoi dipinti di piante.

 

Articolo di Elena Tibiletti

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