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Conoscere le orchidee: Dendrobium
Inviato da Elena Tibiletti il 14-09-2012 14:50
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Nome scientifico: Dendrobium

Famiglia: Orchidacee

 

Com’è fatto: genere che conta circa un migliaio di specie, sempreverdi o caduche, diffuse in tutto il Sud-Est asiatico dall'Himalaya al Giappone, all’Indonesia e all'Australia, con dimensioni che variano da pochi centimetri fino a 2-3 m d’altezza. Hanno in comune la caratteristica di poter emettere nuovi getti (chiamati keiki, “bambini” in giapponese) da qualsiasi nodo del fusto, oltre che dalla base come di norma. Sono dotati di pseudobulbi (organi di riserva dove immagazzinare le sostanze nutritive e l’acqua), la cui lunghezza può variare da pochi centimetri a oltre un metro e l’insieme degli steli pende dai rami degli alberi. Alla base un fitto strato di radici assicura un buon ancoraggio delle piante epifite all’ospite. I fiori, di dimensioni e colori variabili (dal bianco con macchie rosso-rosa al giallo e anche al violetto), possono a seconda della specie svilupparsi lungo tutto il fusto (due o tre per ogni nodo), oppure essere raccolti in infiorescenze inserite sia lungo i fusti sia portate all’apice. I fusti che fioriranno sono quelli sviluppatisi l’anno precedente.

 

Dove metterla: la maggioranza dei dendrobi desidera un’ottima luce senza raggi solari diretti e una buona circolazione d'aria.

 

Come si coltiva: non è possibile dare consigli assoluti di coltivazione in quanto le specie provengono da habitat troppo diversi fra loro per avere le stesse esigenze; i consigli che seguono hanno carattere generale. La temperatura ottimale si aggira intorno ai 18 °C per tutto l’anno. Sono necessari la presenza di umidità nell’aria e il movimento dell’aria stessa: con umidità insufficiente le nuove foglioline hanno difficoltà ad aprirsi, mentre l’aria ferma può provocare marciumi. Necessitano di abbondanti somministrazioni d’acqua per quasi tutto l’anno, tranne che nel periodo autunnale dove una leggera siccità per circa 30 giorni stimola l’emissione di fiori. Amano frequenti fertilizzazioni (ogni 20 giorni) con un prodotto specifico, ma solo in primavera-estate. Per riprodurle si possono dividere le pianti madri se sono state coltivate in vaso, mentre è più difficile se sono state allevate su zattera; oppure si possono staccare i fusti vecchi che hanno già fiorito, e adagiarli orizzontalmente su una miscela di torba e sfagno: in breve tempo dai nodi nasceranno nuove piante.

 

Contenitore e substrato: la corteccia di pino (bark) è il substrato ottimale. Le specie che sviluppano fusti molto lunghi che non riescono a mantenersi eretti e che crescono come steli ricadenti sono adatte alla coltivazione in cestini appesi o su zattere di sughero o altri legni resistenti; quelle dai fusti più ridotti possono essere allevate in vasi di plastica.

 

I suoi nemici: la mancanza di umidità atmosferica, che va incrementata con vaporizzazioni (ma non sui fiori) e con una spugnetta bagnata appoggiata vicino al vaso; la mancanza di luce che causa la caduta dei boccioli; l’assenza di movimento dell’aria.

 

Curiosità: soprattutto le varietà a foglia caduca vengono anche chiamate “orchidee bambù”, poiché gli steli assomigliano a canne di bambù.

 

Articolo di Elena Tibiletti