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Malattie delle piante: il colpo di fuoco batterico
Inviato da Elena Tibiletti il 03-08-2012 16:30
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Nome scientifico: Erwinia amylovora

 

 

Che cos’è: originario degli Stati Uniti, il batterio del colpo di fuoco è arrivato nel Nord Europa alla metà degli anni ’50, diffondendosi a macchia d’olio e raggiungendo l’Italia negli anni ’90, dove è stato segnalato dalla Sicilia fino all’Alto Adige, con punte molto intense in Emilia Romagna.

 

Quali piante attacca: quelle appartenenti alla famiglia delle Rosacee, sia coltivate sia ornamentali, come melo, pero, amelanchier, cotoneaster, cotogno e cotogno giapponese, biancospino e Crataegus, nespolo e nespolo giapponese, agazzino, fotinia e sorbi.

 

Come si manifesta: all’improvviso, da un giorno all’altro, uno o più rami si seccano e, all’apice, si incurvano a uncino. Le foglie prima si arrossano intensamente, poi diventano di color bruno scuro e sembrano bruciate, ma sono ancora morbide e rimangono attaccate ai rami. Eventuali germogli, fiori o frutti, avvizziti, restano sulla pianta anneriti. La corteccia dei rami e del tronco presenta lesioni con arrossamenti e fuoriuscita di un essudato.

 

Che danno provoca: nell’arco di poche settimane il batterio fa seccare e porta a morte un’intera siepe o frutteto. È una malattia devastante (soprattutto su pero e biancospino), molto contagiosa e contro la quale, al momento, non esistono rimedi efficaci. Per questi motivi, la lotta alla malattia è obbligatoria ai sensi del D.M. 27 marzo 1996: per qualunque informazione o segnalazione di soggetti infetti dovete rivolgervi al Servizio fitosanitario regionale competente (Osservatorio per le malattie delle piante).

 

Quando colpisce: la malattia si diffonde attraverso materiale vivaistico infetto e poi, da una pianta all’altra, attraverso gli agenti atmosferici (grandine e pioggia), gli insetti (api e altri pronubi, durante l’impollinazione dei fiori) e l’uomo (attraverso la potatura o altre operazioni che provocano ferite). È favorita da umidità e temperature di 15-32 °C.

 

Come si previene: nelle zone a rischio ispezionate ogni settimana le piante per individuare sintomi sospetti ed eliminare prontamente le parti malate o gli esemplari interi; dopo la potatura, durante la fioritura, dopo forti piogge primaverili o estive o grandinate irrorate alberi e cespugli con sali di rame. Nelle zone italiane più colpite vigono alcuni obblighi di legge: divieto di piantare nuovi esemplari di specie attaccabili, espianto degli esemplari malati, piantagione di materiale certificato sano, presenza di sufficiente spazio vitale fra un arbusto e l’altro, riduzione delle concimazioni azotate, cura nell’evitare le irrigazioni soprachioma.

 

Come si cura: in caso di sintomi sospetti, tagliate immediatamente i rami colpiti almeno 50 cm al di sotto della zona malata, bruciate i residui, disinfettate le lame con benzalconio cloruro allo 0,1% e il taglio con sali di rame. Ripetete il trattamento con sali di rame altre tre volte prima della fine della stagione.

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