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Conoscere le orchidee: Pafiopedilum
Inviato da Elena Tibiletti il 26-07-2012 17:20
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Nome scientifico: Paphiopedilum

Famiglia: Orchidacee

 

 

Com’è fatto: comprende circa 70 specie,per la maggior parte terrestri, con qualche esemplare epifita, originarie dell’Estremo Oriente, in particolare di Birmania e Tailandia. Dalle radici carnose si sviluppano le foglie nastriformi, da 10 a 30 cm di lunghezza, e di colore variabile a seconda della specie. I fiori possono essere sia singoli sia riuniti in infiorescenze, con steli fiorali lunghi da pochi centimetri fino a un metro, un’ampia gamma di colori dal bianco uniforme ai rossi più scuri anche con striature o punteggiature, dimensioni variabili da 2 a 15 cm. Anche la forma fiorale varia: il vessillo (sepalo superiore) ha la forma generalmente di un cuore capovolto con la punta rivolta verso l’alto, ma a volte le due parti laterali si ripiegano su se stesse formando una specie d’imbuto; le due ali possono essere corte e tozze oppure allungate, nastriformi e avvolte a spirale, fino ad assumere un aspetto filiforme. Tutti i fiori presentano un aspetto carnoso e lucido.

 

Dove metterla: accanto a una finestra esposta a est, sud o ovest, con illuminazione media e al riparo dai raggi solari diretti; in estate all’aperto, in posizione luminosa ma ombreggiata, per esempio sotto un grande albero o un cespuglio espanso.

 

Come si coltiva: le specie da caldo vanno tenute a 15-29 °C; quelle da freddo a 7-27 °C. L’umidità deve attestarsi attorno al 60-70% e l’aria deve risultare sempre in movimento per evitare attacchi fungini. Il substrato deve rimanere sempre leggermente umido, in modo che le radici non si asciughino, ma l’acqua non deve mai ristagnare al centro della rosetta. Per la rifioritura bisogna somministrare un fertilizzante ad alto contenuto di azoto in primavera (tipo 30-10-10), passando a uno bilanciato (20-20-20) durante il resto dell'anno. La moltiplicazione si attua per divisione dei cespi, durante le normali operazioni di rinvaso, facendo attenzione a separare in parti uguali l’apparato radicale.

 

Contenitore e substrato: il substrato ideale è una miscela di corteccia di pino (“bark”), muschio, polistirolo e pezzetti di spugna. Il contenitore migliore per le piante terrestri è un normale vaso in terracotta o in plastica, per le epifite una zattera o una corteccia. Il rinvaso, per le piante adulte, deve essere fatto almeno una volta all’anno in corrispondenza della fine della fioritura.

 

I suoi nemici: la mancanza di umidità atmosferica, che va incrementata con vaporizzazioni (ma non sui fiori) e con una spugnetta bagnata appoggiata vicino al vaso; l’eccesso d’irrigazione, che porta in fretta al marciume radicale; l’immobilità dell’aria che favorisce malattie fungine come la muffa grigia.

 

Curiosità: il nome comune dei Paphiopedilum è “scarpetta della Madonna”, perché la forma della tasca del fiore, che è composta da due parti unite, ricorda la forma di una scarpa o pantofola. In Europa fecero la loro prima comparsa nella seconda metà dell’Ottocento e il primo ibrido fu prodotto nel 1869.

 

Articolo di Elena Tibiletti