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Fitodecontaminazione: quando le piante bonificano i siti inquinati
Inviato da Redazione GI il 04-11-2010 19:01
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Che le piante facessero bene all’ambiente non è una scoperta di oggi. Il fatto che però possano essere utilizzate in maniera effettiva per la bonifica di siti inquinati è oggetto di studi recenti.

Stiamo parlando della fitodecontaminazione, ovvero un insieme di tecnologie che usa le piante per la gestione e il recupero di siti contaminati. Si tratta, in particolare di una “tecnica che sfrutta la capacità delle piante di assorbire elementi e composti dal suolo per poi concentrarli nelle parti mietibili (fusto e foglie)”, come spiega Franco Gambale, direttore dell’Istituto di Biofisica del Cnr di Genova.

Una volta utilizzate per lo scopo le piante vengono poi incenerite a bassa temperatura in modo da evitare l’immissione di agenti inquinanti. Ma non finisce qui. La biomassa ottenuta", prosegue Gambale, "può essere utilizzata per generare gas da impiegare per la produzione di energia e i residui minerali possono essere riciclati o inglobati, per esempio, in matrici cementizie. Le ceneri possono infine essere smaltite in discariche attrezzate a costi di gran lunga inferiori rispetto a quelli necessari per lo smaltimento del suolo, in considerazione del minor volume del materiale contaminato”

Insomma, i ricercatori sono fiduciosi per il futuro. La fitodecontaminazione è un metodo meno dispendioso rispetto alle tecniche di bonifica utilizzate oggi ed è soprattutto più ecologico.

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