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Conoscere le piante grasse: l'Aeonium
Inviato da Elena Tibiletti il 12-07-2012 16:03
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Nome scientifico: Aeonium arboreum atropurpureum ‘Schwarzkopf’

Famiglia: Crassulacee

 

 

Com’è fatto: il genere Aeonium è originario del Nord Africa e delle isole Canarie. Comprende piante caratterizzate da fusti legnosi e ramificati, lunghi, nudi e lisci, che terminano con fitte rosette di foglie grasse, addensate fra loro, spatolate e piatte, verdi nella specie e porpora-nero nella varietà atropurpureum ‘Schwarzkopf’. Dalle rosette si innalzano, in primavera-estate, cime di piccoli fiori bianchi, gialli o rosa.

 

Dove si coltiva: in piena terra solo nelle aree costiere più miti del Sud Italia e lungo la costa tirrenica, in posizione riparata e soleggiata. In vaso in tutte le altre zone italiane, spostandolo in esterni da aprile a settembre.

 

Come si coltiva: in vasi di terracotta di diametro un terzo inferiore rispetto allo spazio occupato dalla chioma. Desidera un terriccio poroso e molto drenante, composto da terra concimata unita a sabbia grossolana e lapillo vulcanico in parti uguali. La posizione deve essere molto luminosa, anche esposta ai raggi del sole, se indispensabile. Ama annaffiature regolari, distanziate fra loro, ma abbondanti durante la bella stagione se è coltivato in vaso. Una volta al mese in primavera-estate si concima con un prodotto per piante grasse. Si moltiplica facilmente asportando una rosetta con un pezzetto di fusto, lasciando asciugare la cicatrice e piantandolo dopo pochi giorni in un nuovo vasetto. In inverno deve rimanere a una temperatura compresa fra 5 e 15 °C, con pochissima acqua una volta al mese.

 

I suoi nemici: le mosche bianche, fastidiosi moscerini che si appoggiano sulle rosette succhiandone la linfa, e gli afidi neri che si concentrano all’apice delle rosette; si combattono, meglio se fin dall’inizio dell’attacco, con i prodotti appositi. I ristagni idrici fanno marcire la base del fusto e provocano il marciume radicale.

 

Curiosità: il nome Aeonium viene dal greco aionios, “eterno”, a indicare che la pianta resiste alla siccità anche molto prolungata.

 

Articolo di Elena Tibiletti