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Piante storiche malate
Inviato da Redazione GI il 28-10-2010 14:39
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L’ADSI riunisce circa 3.000 soci proprietari di immobili che, per il loro particolare prestigio storico e artistico, lo Stato ha deciso di vincolare a un conservazione rigorosa, affidandola ai proprietari stessi. Negli ultimi 10 anni si è registrato però un progressivo degrado dei giardini e dei parchi di queste dimore. Giacomo de Vito Piscicelli, Vice Presidente della ADSI sezione Lombardia, ha dimostrato come sia difficile gestire un parco storico, sia esso pubblico o privato, non solo da un punto di vista economico, ma anche per quanto riguarda la scelta di un manutentore in grado di svolgere adeguatamente il suo lavoro.

Per questi motivi la sezione Lombardia della ADSI ha deciso di affidare al Dipartimento di Protezione dei Sistemi Agroalimentare e urbano e Valorizzazione delle Biodiversità dell’Università degli Studi di Milano un’ indagine sullo stato fitosanitario delle piante ospitate dalle dimore, al fine di facilitare il riconoscimento di malattie e artropodi presenti e di fornire indicazioni per la cura e la conservazione di un verde tanto importante quanto fragile.

Lo studio è stato condotto da Giuseppe Carlo Lozzia, Sara Sandrini, Marco Saracchi e Mauro Vaghi che hanno visitato i 239 ettari in cui sono ospitate 12.000 piante. Durante l’indagine sono stati individuati ben 800 esemplari affetti da problematiche fitosanitarie. Le piante più colpite sono gli ippocastani, i platani e gli olmi a causa di insetti ed acari, ma anche di alterazioni abiotiche legate ad un’errata manutenzione. Mentre le malattie crittogamiche possono danneggiare seriamente la vegetazione sino a compromettere la vitalità delle piante colpite, la presenza di artropodi, insetti ed acari, pur causando danni di natura estetica, non rappresenta un pericolo per la sopravvivenza degli esemplari interessati.

Come ha illustrato Marco Saracchi, docente di Patologia Vegetale presso l’Università degli Studi di Milano, nel corso della ricerca particolare attenzione è stata rivolta al carpino bianco, specie molto frequente nei giardini storici, sul quale negli ultimi 6 anni sono stati segnalati frequenti deperimenti e casi di moria. La presenza di questa malattia, dovuta all’azione di due funghi patogeni differenti (Anthostorma decipiens ed Endothiella sp. –di cui ancora non si conoscono le caratteristiche-) che agiscono in contemporanea sulla stessa pianta, è stata rilevata sugli esemplari di 26 giardini sui 33 visitati, e ciò sottolinea la gravità di questa fitopatia anche nel contesto di queste aree verdi. Le piante malate probabilmente non solo moriranno, ma diffonderanno la malattia tra quelle più giovani e vicine.

Come intervenire?

Ogni pianta, ogni malattia, richiede interventi specifici illustrati dettagliatamente nel manuale promosso. Laura Gatti, agronoma, e Francesco Ferrini, Presidente della Società Italiana di Arboricoltura, sostengono l’idea che gli alberi, soprattutto le piante monumentali, vadano potati solo quando è veramente necessario intervenire e solamente dopo un accurato studio. Ricordiamolo: la potatura non è un intervento naturale e causa stress alla pianta. Più l’albero è vecchio e meno sarà in grado di sopportare modificazioni sia sui suoi rami, che nel microclima che lo circonda.

Le piante monumentali, in Italia, non vengono salvaguardate come dovrebbero. Il nostro Bel Paese poco si interessa di esse, al contrario di paesi come Francia e Inghilterra per i quali le piante monumentali vanno curate e salvate promuovendo la loro conoscenza nella popolazione anche attraverso il turismo.

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