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Risparmio idrico: le piante che vogliono poca acqua
Inviato da Redazione GI il 02-04-2012 12:50
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Cambia il clima e l’acqua è destinata a diventare un bene prezioso da salvaguardare e non sprecare. Il giardino a basso consumo idrico è ogni giorno di più una necessità, oltre ad un affascinante modello di stile.

 

 

 

 

 

Piove sempre meno. Che sia colpa dell’inquinamento, come sostengono scienziati e climatologi, o che si tratti di ‘normali’ mutamenti naturali, poco cambia: dovremo comunque affrontare il fatto che le riserve idriche sono a rischio, anche per gli sconsiderati sprechi tipici della società dei consumi. Scegliere un giardino o terrazzo a basso consumo di acqua è dunque una scelta responsabile, che esprime rispetto per la natura. In molte località italiane, peraltro, il giardiniere è per forza obbligato a essere parsimonioso: l’acqua non c’è, viene erogata ‘a singhiozzo’ e talvolta non è possibile utilizzare quella della rete civica per irrigare orti e giardini, a seguito di ordinanze comunali.

Va detto inoltre che il problema della siccità per le piante ornamentali è, paradossalmente, più grave al Nord che al Sud, dove da sempre i giardini puntano su specie xerofile (ossia amanti del sole e del suolo asciutto).

Non resta dunque che affrontare il problema con spirito creativo: il giardino arido è un modello di stile che può regalare bellezza e facilità di manutenzione.

 

Non solo cactus

Cactacee e succulente sono, com’è noto, le specie più abili nell’economizzare acqua, avendo sviluppato le più strane e spettacolari forme di adattamento per conservarla o limitarne la dispersione. Negli ‘arid gardens’ spesso le piante sono assai distanziate fra loro, simulando quanto avviene in natura. Lo scopo è di evitare la competizione per l’umidità nel suolo. Questo alternarsi di spazi sabbiosi, roccia e scultoree forme vegetali crea un paesaggio affascinante e lunare, che ha però un limite. Nella gran parte dei casi si tratta di specie che soccombono alla fredda umidità invernale dell’Italia settentrionale. La soluzione è di coltivare le specie delicate in vasi e cassette da interrare o mascherare con ghiaia e lapillo vulcanico e di trasferirle al riparo da ottobre ad aprile.

 

Arbusti che non temono la sete

Va detto che non è indispensabile rinunciare a fiori e colori in nome del risparmio idrico. Osservando la natura mediterranea, si noteranno piante che conservano un potenziale decorativo enorme pur senza irrigazioni artificiali. Oleandri e bouganvillee riescono a prosperare in pieno sole persino negli spartitraffico autostradali, le ginestre si arrampicano su pendii scoscesi dove è impossibile trattenere l’acqua, lavande e santoline brillano al sole impietoso che prosciuga il suolo. L’eco-giardiniere risparmioso saprà valorizzare queste specie che hanno, tra l’altro, la preziosa prerogativa di fiorire in piena estate. Quanto al discorso del freddo invernale, lavande e santoline non hanno problemi: negli ultimi anni c’è stata una visibile decrescita delle gelate invernali prolungate, e gli oleandri sono ormai coltivati all’aperto senza protezione a Milano come a Bologna.

 

Colori e fogliame per zone aride

All’ampia gamma di cactus, succulente e arbusti subtropicali e mediterranei si possono abbinare alcune tipologie di fiori stagionali. Se avete scelto di economizzare acqua, dimenticatevi di begonie e petunie, puntando invece su portulacca, lantana, gazania, limonium, elicriso, cineraria ed erbe aromatiche quali salvie e timi, notoriamente poco esigenti. Anche la bella kniphofia, dalle stupefacenti spighe di fiori gialli o arancioni, resiste alla siccità, ma solo se il terreno è fertile e protetto da corteccia tritata.

Una risorsa importante per il giardino arido è rappresentata dalle erbe ornamentali. Alcune di esse, come i Pennisetum, le Stipa, l’erba delle Pampas e le festuche, tollerano l’aridità estiva se possono avere acqua a sufficienza in primavera, nella fase di sviluppo.

 

 

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