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Ambrosia: un pericolo?
Inviato da Redazione GI il 28-03-2012 12:34
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L’ambrosia (o erba ambrosia, Ambrosia artemisiifolia) è originaria dell’America settentrionale, da dove ha raggiunto l’Europa nel 1863. In Italia la sua presenza venne notata nel 1902. Dopo l’ingresso come “pianta avventizia”, ha impiegato parecchie decine d’anni per integrarsi nell’ambiente, stabilizzarsi e diffondersi ampiamente nelle regioni nord-occidentali del Paese.

Ma nonostante il nome gentile e allettante, fa parte della flora infestante, perché provoca nell’uomo reazione allergiche più o meno intense. Cerchiamo di capire perché e come riconoscerla…

 

 

 

 

Oggi l’ambrosia è considerata una specie alloctona “naturalizzata”, poiché perfettamente adattata ad ambienti estranei, tanto da riprodursi e diffondersi stabilmente con facilità.

È una specie “sinantropica”, vale a dire che si avvantaggia dell’abbondanza di residui organici (sotto forma di nitrati) prodotti dall’uomo e rilasciati nel terreno: è reperibile in grandi colonie nelle città e periferie non curate, sui marciapiedi, nei cantieri di lunga durata, nelle aree agricole semi-abbandonate o incolte, lungo fossi, cigli stradali, massicciate ferroviarie, terrapieni ecc., fino a 500 m d’altitudine.

La denominazione, derivante dal greco con il significato di “cibo per gli dei”, pare sia dovuta alla particolare predilezione da parte del cavallo – e, in senso figurato, da parte di una divinità equina – verso le porzioni aeree di questa pianta aromatica, un tempo impiegata in liquoreria (fra l’altro, assomiglia all’artemisia).

Ma nonostante il nome gentile e allettante, fa parte della flora infestante. È una specie indesiderata, non solo per questioni agronomiche, estetiche, igieniche o di sicurezza ambientale, ma anche per problematiche di sanità pubblica: rientra infatti nel novero delle cosiddette “piante allergogene”, cioè in grado di provocare reazioni allergiche più o meno intense nell’uomo.

 

Come riconoscerla

È una Composita annuale dalle radici fittamente ramificate, alta da 20 a 120 cm, con fusto eretto e robusto, dapprima verde chiaro e poi rossastro a maturità, molto ramificato in alto. Le foglie sono profondamente frastagliate alla base, ovali all’apice. È una specie monoica, vale a dire che la stessa pianta porta fiori interamente maschili e solo femminili. All’interno dei capolini maschili sono contenute grandi quantità di polline, facilmente trasportato dal vento anche a notevole distanza dalla zona di produzione. Il ciclo incomincia con la germinazione del seme verso la fine di maggio o l’inizio di giugno. La fioritura avviene tra fine luglio e fine settembre. Una pianta ben sviluppata può produrre in una stagione alcuni milioni di granuli pollinici e fino a 10-15mila semi, dispersi dall’uomo, da uccelli e mammiferi e da acqua e vento.

 

Diffusione e rischi sanitari

L’uomo è il maggiore responsabile della diffusione della semente, attraverso azioni che consentono spostamenti di parecchi chilometri. Il traffico su gomma trasporta infatti  semi ancorati agli pneumatici o a parafanghi, paraurti, carrozzeria ecc. oppure, lungo strade a scorrimento veloce e autostrade, li sposta anche di centinaia di metri mediante flussi d’aria a elevata velocità. Le stesse modalità di diffusione coinvolgono anche treni e aerei: ne è riprova, in Lombardia, l’enorme concentrazione dell’ambrosia nelle zone limitrofe agli aeroporti di Malpensa e Linate, alle autostrade e alle tratte ferroviarie della regione.

La capacità allergogena dell’ambrosia ha cominciato a rappresentare un grave problema sanitario a partire dalla fine degli anni ’80 in Lombardia, nella zona a nord-ovest di Milano e in Friuli, nell’area che circonda Trieste. Mediamente circa il 15% della popolazione lombarda risulta allergico al polline di questa specie, che determina anche fenomeni di allergia crociata a ortaggi e frutti di consumo abituale. Per arginare il fenomeno sanitario, la Regione Lombardia ha emesso un’ordinanza (n. 25522, 12 aprile 1999) in base alla quale la lotta all’ambrosia, obbligatoria, deve essere effettuata mediante tre sfalci: nella terza decade di giugno, terza decade di luglio e terza decade di agosto. Purtroppo gli esemplari sfuggiti al taglio risultano comunque numerosi: sarà una lotta senza fine?

 

 

 

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