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Bosso: coltivazione e storia
Inviato da Redazione GI il 21-03-2012 15:16
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Amato fin dall’antichità per il suo valore ornamentale e la sua duttilità alla mano dell’uomo, il bosso torna protagonista: vediamone la storia e le tecniche di coltivazione.

 

 



 

Pianta di antichissime origini, in Grecia era sacro alla dea madre Cibele e ad Ade, dio degli inferi e protettore dei sempreverdi in quanto emblemi della Vita che continua nelle tenebre invernali. La capacità di autofecondarsi con discrezione (la pianta è infatti unisessuale) ne fece un emblema di castità, mentre il suo legno duro e compatto simboleggiava fermezza, perseveranza, solidità e stoicismo, caratteri peraltro ampiamente dimostrati anche nella sua adattabilità alle condizioni colturali: il bosso non teme infatti né il caldo né il freddo, ama il sole ma può vivere all’ombra.

Nell’antichità il legno pregiato e pesantissimo (da secco ha un peso specifico superiore a quello dell’acqua) aveva diversi utilizzi, tra cui la produzione di oggetti comuni quali fruste, pettini, flauti e tavolette da scrittura, articoli cultuali come statuette sacre e pissidi per custodire le ostie, contenitori per conservare medicamenti, detti ‘bussolotti’. Anche il suo utilizzo come arbusto o alberello ornamentale nei giardini risale a epoche remote, non soltanto in Occidente, dove i romani furono tra i primi a sagomarlo in forme topiarie a colonna, piramide, sfera e sagome di animali, ma anche in Cina e Giappone, da cui provengono svariate specie. Nei secoli successivi il bosso rimase una presenza abituale anche in prossimità delle comuni abitazioni, perché la superstizione popolare gli attribuiva il potere di allontanare il malocchio e le streghe.

Il suo potenziale creativo conobbe in seguito un’enfasi particolare nei giardini barocchi francesi, dove veniva intrecciato in complesse forme geometriche dette ‘parterre de broderie’ e nei giardini rinascimentali italiani insieme al tasso.  

 

 

Consigli di coltivazione

 

Esposizione: cresce bene in qualsiasi luogo. Sebbene preferisca le posizioni soleggiate o semi ombreggiate, non presenta particolari problemi di sviluppo anche quando viene coltivato completamente all’ombra, dove le foglie assumono una colorazione più scura.

 

Temperatura: non teme il freddo; sopporta temperature molto inferiori allo zero.

 

Terreno: è adattabile a qualsiasi terreno se ben drenato; apprezza comunque un impasto morbido e una certa quantità di calcare, che si può anche aggiungere distribuendolo intorno alle radici.

 

Annaffiature: in generale, in piena terra non necessita di annaffiature abbondanti e si accontenta dell’acqua fornita dalle piogge, ma in periodi particolarmente siccitosi, in vaso o in posizioni sottostanti ad alberature avrà bisogno di approvvigionamenti idrici più regolari, anche perché la chioma densa impedisce alla pioggia di raggiungere le radici. Evitare gli eccessi, soprattutto in vaso, che favoriscono marciumi radicali e attacchi fungini, particolarmente in mancanza di buona circolazione d’aria (il fungo Rosellinia buxi è favorito dal ristagno idrico e causa spesso la morte della pianta).

 

Concimazione: non è indispensabile, ma utile per rendere brillante il fogliame. Il metodo migliore prevede l’arricchimento del terreno con stallatico a fine inverno, oppure si può distribuire fertilizzante organico a lento rilascio ogni 3-4 mesi. In primavera si consigliano concimazioni ricche in azoto e potassio, per favorire lo sviluppo di nuova vegetazione e di fiori.

 

Problemi: se cresce troppo lentamente oppure i bordi delle foglie diventano chiari o le foglie si decolorano, la causa è spesso una mancanza di calcare, fertilizzante o irrigazioni regolari in situazioni asciutte.

 

 

 

(tratto da “Geometrie in bosso”, di L.Ferrari, n.4, 2010)

 

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