Video in primo piano
PONI UNA DOMANDA
il frutto
Gi
Fruttiferi autosterili o autofertili? Cosa sono?
Inviato da Redazione GI il 20-03-2012 11:54
Ciliege_ccd85bf2

Una questione che interessa i floricoltori professionisti ma anche i giardinieri hobbisti. Molte varietà di alberi da frutto, all’interno di ogni specie, sono “autosterili”: questo significa che dobbiamo abbinare i giusti impollinatori per ottenere i frutti! E attenzione: le cultivar “autofertili” spesso danno raccolti molto scarsi…

 

 

 

 

Nell’evoluzione delle strutture riproduttive vegetali il massimo della funzionalità è rappresentato dai fiori ermafroditi, che cioè contengono nello stesso involucro sia gli organi maschili (stami con antere contenenti il polline) sia quelli femminili (ovario con lo stilo e lo stigma su cui si posa il polline). Ciò significa che, potenzialmente, questi fiori possono essere autonomi nell’impollinazione e fecondazione: basta che uno o più granelli pollinici raggiungano lo stigma, il che può avvenire grazie al vento, alla pioggia o agli insetti impollinatori. È un meccanismo enormemente complesso nella sua elaborazione, ma semplicissimo nella sua realizzazione, quasi “automatica”.

 

Naturalmente, se un fiore si autofeconda (e quindi viene detto “autofertile” o “autocompatibile”), il vantaggio è la quasi certezza di fecondazione: il polline non deve compiere lunghi tragitti affidato al vento o all’acqua, che “non ci vedono” e lo depositano a casaccio, o agli insetti pronubi che potrebbero anche cambiare la specie di fiore in corso d’opera, se ne trovano una che li attira di più, lasciando così a metà il lavoro. Lo svantaggio è dato dalla mancanza di rimescolamento genetico: il padre e la madre sono sempre gli stessi, quindi ne scaturiranno individui con le stesse caratteristiche, ma anche con gli eventuali difetti (un po’ come accade nell’uomo ai figli di consanguinei, come i cugini). Questa caratteristica, però, da svantaggio si trasforma in dote se l’obiettivo è quello di riprodurre piante ornamentali, preferibilmente erbacee da fiore, operazione che con i fiori autofertili risulta facilitata: basta incappucciarli appena prima che sboccino, togliendo il cappuccio ad appassimento dei fiori; i semi che ne deriveranno manterranno i caratteri della pianta madre.

 

Ma non tutti i fiori ermafroditi sono programmati per autofecondarsi: alcuni presentano uno sfalsamento di maturazione fra le cellule riproduttive maschili (polline) e quelle femminili (ovuli), cioè quando è pronto il primo non sono ricettivi i secondi o viceversa. È uno sfalsamento minimale, di un paio di giorni, ma sufficiente a impedire l’autofecondazione: questi fiori vengono definiti “autosterili” o “autoincompatibili”. Tutti i fiori di una stessa pianta si presenteranno nella stessa condizione, mentre quelli di una pianta attigua – sempre della stessa specie – possono avere un anticipo o un ritardo (ancora tutti insieme) di alcune ore. Il vento o gli insetti possono così trasportare il polline sui fiori della pianta attigua, fecondandoli. Il favore verrà ricambiato da altre piante vicine, in fasi diverse di maturazione del polline e degli ovuli.

 

Le specie autosterili sono quindi costrette al rimescolamento genetico, che ne favorirà la sopravvivenza (perché elimina prontamente i soggetti inadatti alla vita). Riprodurle artificialmente significa impollinare a mano, uno per uno, con il polline prelevato dal “papà” prescelto, tutti i fiori preventivamente incappucciati, operazione piuttosto complessa, ma garanzia di prole robusta e dal risultato altrettanto certo.

 

Fin qui, tutti problemi che riguardano in genere i floricoltori professionisti. Ma c’è un caso che tocca direttamente anche il giardiniere hobbista: gli alberi da frutto. Molte varietà all’interno di ogni specie, infatti, sono classificate come autosterili: tradotto, significa che, piantando un solo esemplare di quella varietà, in assenza di altri soggetti della stessa specie, non si otterranno frutti perché i fiori non sono in grado di autofecondarsi. Per esempio: uno o dieci ciliegi della varietà Bigarreau non daranno mai ciliegie, a meno che nelle vicinanze non ci sia un altro ciliegio delle varietà Mora di Vignola o Durone Nero. Sì, perché gli impollinatori non sono casuali: ogni varietà ha i suoi. Il che significa che, prima di piantare un albero da frutto, conviene informarsi bene sulle sue compatibilità.

 

Attenzione anche alle cultivar definite “autofertili”: in genere fruttificano poco, meglio aiutarle comunque con un’altra varietà nelle vicinanze…

(più approfondimenti su Giardinaggio n.4, 2012, in "Il giardiniere curioso", di E.Tibiletti)

 

CRESCIAMO INSIEME
CERCA NEL PORTALE
LA RIVISTA