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Carciofo: varietà e coltivazione
Inviato da Redazione GI il 16-03-2012 11:38
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La sua spinosa e rude bellezza si accompagna alle molte virtù nutritive e a quelle curative: prezioso ingrediente della cucina italiana, è anche ambasciatore di primavera. Vediamone insieme i segreti di coltivazione…

 

 




 

Il carciofo (Cynara cardunculus var. scolymus) predilige climi temperati e asciutti e, nonostante si coltivi in tutta Italia, preferisce il Sud e le coste. Gradisce temperature di 18-22 °C, è sensibile alle brinate e già intorno a 0 °C può subire lessature agli organi fiorali e sollevamento della cuticola delle brattee. Sono adatti terreni di medio impasto, ben dotati in silice o calcare, non freddi, drenati e permeabili. È una pianta che si adatta anche a suoli argillosi, torbosi o leggermente salmastri.

 

Le varietà

Numerose sono le cultivar attualmente sul mercato. La scelta della varietà è basata sulla forma dei capolini, sulla spinosità, sul colore delle brattee e sull'epoca di raccolta. Tra le varietà più note il Catanese, con capolini cilindrici, di media pezzatura e dalle brattee inermi, sfumate di viola su fondo verde. Stesse caratteristiche per il Violetto di Sicilia, il Violetto di Brindisi e il Locale di Mola. Il carciofo Romanesco è una varietà pregiata, per produzioni primaverili; è caratterizzato da capolini sferici, grossi e di colore viola su fondo verde, e da brattee inermi. Il Violetto di Toscana, apprezzato in Maremma e nel Fiorentino, offre produzioni primaverili e presenta capolini ellittici, di media pezzatura e lievemente spinati. Tra le cultivar spinose, diffusi sono lo Spinoso Sardo, lo Spinoso Ligure e il Violetto Spinoso di Palermo, con capolini compatti, di media pezzatura e di colore verde-violetto. È noto anche il Violetto di Provenza, rifiorente, con capolini medio-piccoli, compatti e di colore viola.

 

L'impianto

Preparate il terreno lavorandolo a 40- 60 cm e interrando letame ben maturo, compost o ammendanti organici: raramente le piante manifestano carenze nutrizionali. L'azoto, distribuito in dose di 150-200 g/10 mq, va frazionato all'impianto, alla ripresa vegetativa, alla scarducciatura e alla comparsa dei capolini. Gli impianti si effettuano tramite carducci o ovoli, o per seme. I carducci sono polloni che si sviluppano da gemme nella parte sotterranea del fusto. Si prelevano da piante di oltre un anno e devono presentare un buon numero di radici e 4-5 foglie ben sviluppate. Negli impianti per produzioni primaverili si asportano dalla pianta madre in ottobre, poi si trapiantano, s’irrigano e si rincalzano con terra o paglia per proteggerli dal gelo. Le raccolte, all'inizio molto scarse, cominciano nell'aprile dopo il trapianto. Per carciofaie a produzione autunnale i carducci si asportano e si interrano in primavera, fornendo acqua in abbondanza. Gli ovoli, rami quiescenti con gemme apicali e laterali situati nella parte sotterranea del fusto, sono carducci non ancora entrati in fase riproduttiva. Si utilizzano per carciofaie a raccolta autunno-invernale e primaverile. Si staccano dalla pianta madre tra giugno e agosto, si puliscono dalle foglie secche, si pongono nella paglia e si mantengono inumiditi. Dopo 8- 10 giorni, a germogliazione avvenuta, i getti migliori si collocano a dimora e s’irrigano di frequente. Le semine si eseguono in semenzaio, all'aperto o in coltura protetta (in inverno), o in pieno campo a partire da maggio. I sesti d'impianto sono di 80- 120 cm tra e sulle file.

 

Le cure per la carciofaia

L'irrigazione va somministrata per tutto il ciclo colturale, in particolare al momento dell'impianto, per favorire l'attecchimento di carducci e ovoli. Può essere eseguita per aspersione laterale o per scorrimento. La "scarducciatura" è un'operazione di potatura indispensabile per liberare la pianta dai carducci in eccesso che potrebbero limitarne lo sviluppo vegetativo. Viene eseguita in autunno lasciando sulla pianta uno o due germogli. La sarchiatura è necessaria per contrastare lo sviluppo delle infestanti, arieggiare il terreno e interrare i concimi. Su piccole superfici le raccolte si effettuano a mano e prevedono l'asportazione dei capolini con una porzione di gambo di almeno 20 cm e con brattee ancora ben serrate, da settembre alla primavera. Nell'orto, su 100 mq di superficie è possibile ottenere una produzione di 80-100 kg di capolini.

Per approfondire leggi anche Rimedi naturali: il carciofo, dalle inestimabili virtù

 

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