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Albicocco: i segreti di coltivazione
Inviato da Redazione GI il 07-03-2012 12:51
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Riportiamo qui, nella forma di intervista, tutti i segreti di un celebre esperto per coltivare al meglio l’albicocco, albero tipicamente italiano, e ricavarne un ottimo raccolto.

 

 

 

 

L'intervistato:

Ugo Fiorini è noto agli appassionati come grande specialista di antiche varietà di alberi da frutto, in particolare fichi e viti, che ha cominciato a studiare e a collezionare sin da ragazzo. Nei suoi Vivai Belfiore coltiva però anche altre specie e varietà, tra cui una bella collezione di albicocchi.

 

L’intervista:

Quali sono le condizioni ambientali migliori per l'impianto?

L'albicocco è una pianta da frutto che si adatta, nelle sue varietà e grazie a portinnesti diversi, alle più svariate condizioni ambientali. La specie (Prunus armeniaca) è spontanea in natura, ed è oggi coltivata a diverse latitudini e altitudini, che possono raggiungere, nelle zone geografiche a clima temperato, anche i 2000 m e oltre. Nella fase di riposo vegetativo, alcune varietà possono superare addirittura i 35 °C sotto lo zero senza subire danni rilevabili. Più pericolose invece risultano le gelate tardive in fase di fioritura e post allegagione (vale a dire dopo che hanno attecchito – cioè “hanno preso” – i frutticini). Le esposizioni consigliate sono quelle parzialmente ventilate, prive di umidità stagnante nell'aria, onde prevenire lo sviluppo di malattie fungine a cui l'albicocco è molto soggetto. Sono da evitare anche, nel modo più assoluto, i ristagni idrici nel terreno, soprattutto per le piante dette “franche di piede” (cioè ottenute da seme o innestate su albicocco selvatico).

 

Quali varietà e portinnesti scegliere in relazione al tipo di terreno?

I terreni adatti a questo fruttifero variano a seconda del tipo di portinnesto; le indicazioni utili sono le seguenti:

• per esemplari ottenuti da seme o innestati su franco, sono da preferire terreni sciolti e profondi, poco argillosi, fortemente drenati, neutri o alcalini;

• per soggetti innestati su susino mirabolano, adattabile a una gamma più vasta di terreni, sono ideali i substrati sia fertili e sciolti, sia secchi, anche fortemente calcareo-argillosi e parzialmente asfittici. Per orientarsi meglio nella scelta del portinnesto, si può seguire questo semplice schema:

- piante ottenute da seme o innestate su franco: terreno fertile e sciolto, con pH 6,5-7,5;

- piante innestate su mirabolano da seme: terreni calcarei, argillosi e siccitosi;

- piante innestate su MRS (Prunus cerasifera di talea): terreni fertili;

- piante innestate su ishtara (ibrido di Prunus cerasifera x P. persica): terreni pesanti.

A mio parere, per la coltivazione amatoriale, come portinnesto è più idoneo, per la sua ampia adattabilità, il mirabolano da seme.

 

E in base all’area geografica, quali varietà e portinnesti consiglia?

In questo caso, viceversa, prenderei in considerazione soprattutto le varietà e non il portinnesto. Sono dell'idea che il coltivatore amatoriale di piante da frutto dovrebbe innanzi tutto prendere in considerazione le cultivar locali, cioè quelle fortemente tipiche della zona, perché coltivate nell’area da secoli. Questa regola, per l'albicocco, vale più che per qualunque altra pianta da frutto. Va inoltre sottolineato che le cultivar originarie di luoghi caldi mal si adattano a zone caratterizzate da inverni lunghi erigidi; le varietà originarie di zone fredde non vanno bene in ambienti siccitosi e secchi; le cultivar montane non sono idonee per zone litoranee e viceversa. Una varietà locale darà sempre maggiori soddisfazioni e sarà più facile da curare.

 

Ogni zona geografica ha le sue cultivar adatte?

Pochissime sono le varietà che nel corso degli anni hanno dimostrato capacità di adattamento accettabili ovunque. In Italia consiglio di piantare, nel Nord, le varietà Reale d'Imola, Val Venosta, Paviot, Valleggia, Tonda di Castiglione; nel Centro le cultivar Precoce di Toscana, Pisana, Amabile Vecchioni, Bulida e Romana; nel Sud le varietà Pellechiella, Leccona, Boccuccia, Baracca e San Giorgio.

 

In un giardino o in un frutteto familiare, qual è la forma d'allevamento più consigliabile?

Sono per natura propenso ad allevare qualunque pianta da frutto nella forma che più assomiglia a quella naturale. Tendenzialmente l'albicocco assume una forma globosa. Mi limiterei quindi a una leggera potatura di allevamento, da praticare nei primi due anni di vita della pianta, cimando l’esemplare a 80-100 cm, e guidandolo ove possibile nella formazione delle sue branche primarie (cioè i rami principali). Dopodiché lascerei la pianta in forma libera, eventualmente correggendo occasionali sovrapposizioni di rami o affollamenti di rametti al centro della chioma. Inoltre l’albicocco, più di ogni altro fruttifero, si può considerare alquanto “ribelle”, e non è facile fargli assumere forme simmetriche e molto regolari; quindi, meglio non intervenire con potature frequenti e severe, che possono causare stress vegetativo e sofferenza della pianta, con scarsa fruttificazione.

 

Se nasce un albicocco da seme e decidiamo di tenerlo, che albicocche produrrà?

Se seminiamo 100 semi di albicocche tutte uguali comprate al mercato, otterremo probabilmente 100 tipi di albicocchi uno diverso dall'altro. Alcuni di essi potranno regalare frutti buoni, altri scadenti, altri forse ottimi. Alcuni potranno produrre con generosità, altri daranno pochissimo raccolto. Non possiamo preventivare come si comporteranno i soggetti nati da seme. Sicuramente, nella maggioranza dei casi, saranno diversi dalla pianta madre, a meno che non si tratti di una varietà molto primitiva. Esistono infatti delle popolazioni di albicocchi, tipici di certe zone, riprodotte nel tempo sempre da seme e che si differenziano pochissimo tra un soggetto e l'altro (si chiamano “cultivar popolazioni”). Tali cultivar spesso possono risultare molto valide sotto vari aspetti: danno frutti di buon sapore, hanno resistenza alle avversità, vigoria, longevità. Sono da prendere in considerazione soprattutto per la coltivazione familiare. In generale, però, riprodurre un albicocco per seme è un rischio che non vale la pena di correre.

 

 

(tratto da "Il generoso albicocco", Giardinaggio n.3, 2007)

 

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